L’età diversa

Karlsaue Estate 027

Talvolta  si  oscilla  fra  due  poli  opposti: il  desiderio  di  una  quiete  priva  d’increspature  e  il  sogno  di  un’estate  piena  di  voci  e  di  eccessi.  Ma  in  fondo, a  ben  guardare, non  ha  importanza,  perché  non  è  questo  il  fatto  decisivo. Ciò  che  davvero  conta, quello  che  fa  la  differenza, è  il  definitivo  tramonto  della  leggerezza  e  dei  sogni  di  un’età  diversa, svanita  nell’incessante  trascorrere  del  tempo.

Splendore d’estate

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Lo  splendore  dei  campi  dorati  e, sullo  sfondo, le  colline  pigre  e  soddisfatte  come  ogni  anno  all’inizio  dell’estate. E  poi  il  vento  sui  capelli, quel  vento  complice  e  strano  che  porta  ricordi: tornano  così  altre  estati, altri  campi  dorati, altre  colline  felici  al  sole.

Ci  fu  un  tempo  in  cui  giugno  rappresentava, per  me,  un  cancello  aperto  verso  la  libertà, la  libertà  di  correre, urlare, sognare  senza  costrizioni. Ed  erano  lunghi  interminabili  pomeriggi, lente  silenziose  passeggiate, fantasie  senza  fine  davanti  all’oro  del  grano  maturo. Sapevo  che  luglio  sarebbe  stato  rovente  e  impietoso,  ma  non  lo  temevo. Non  lo  temevo  perché  lo  splendore  dell’estate  era  l’immobile, appagante, ingenuo  splendore  delle  speranze.

 

(L’immagine  è  tratta  da: http://www.primitiveart.it/community/art-photos-full-hd-pag-2.html)

Luce a settembre

Inizia  settembre, uno  dei  mesi  più  dolci  dell’anno. La  sua  bellezza   è  un’armonia  di  piccole  cose, che  sono  poi  le  più  grandi  e  affascinanti:  alcune  ombre  che  accompagnano  le  mattine  e  i  pomeriggi, le  prime  lunghe  piogge  che  cancellano  l’estate, i  tanti  intermezzi  miti   che  regalano il  desiderio  di  uscire, di  guardare  il  cielo  e  i  tramonti, di  lasciarsi  coccolare  dal  sole  finalmente  tiepido.

Oggi  la  giornata  è  instabile  e  l’aria  decisamente  fresca. Ma  non  manca  la  luce, quella  speciale  luce  di  settembre  che  arriva  dritta  al  cuore  con  la  sua  timidezza  e  discrezione: è  la  luce  più  bella  e  più  intensa, quella  che  prelude  alle  lunghe, profonde  riflessioni  di  pomeriggi  autunnali  azzurri  e  grigi, enigmatici  e  quieti, spenti  eppure  vivi. Quella  che  prelude  a  un’altra  stagione.

Cielo grigio e agosto

Questa  mattina  ci  siamo  svegliati  col  cielo  grigio, ma  le  gocce  di  pioggia  sono  state  pochissime. Tuttavia, l’aria  più  fresca  ci  ha  consentito  di  lasciare  le  finestre  aperte  a  lungo, fino  a  mezzogiorno: una  vera  benedizione. Dopo  è  tornato  il  sole  e  con  esso  il  caldo, anche  se  meno  fastidioso  rispetto  ai  giorni  scorsi.

Quando  d’estate  il  cielo  è  grigio  e  nervoso, com’è  accaduto  stamattina, si  vive  in  una  strana  atmosfera  sospesa, che  sembra  quasi  proiettarci  in  una  dimensione  irreale.  È  la  magia  dell’attesa, l’attesa  del  respiro  dopo  settimane  d’aria  bollente, l’attesa  di  un  cambiamento  e  di  una  stagione  più   umana.

Il    declino  delle  stagioni  è  sempre  uno  spettacolo  affascinante, per  chi  desidera  coglierlo  e  sa  porre  attenzione  alle  più  piccole  sfumature  del  cielo, dell’aria  e  dell’atmosfera. Certo, adesso  è  ancora  presto  per  parlare  della  fine  dell’estate, però  fra  qualche  giorno, forse, cominceremo  a  notare  qualche  segnale.

Intanto  c’è  un’immagine  che  forse  ci  rimanda  ad  altre  estati, più  miti  e  serene: estati  del  cuore  e  della  mente, in  cui  il  verde, il  viola  e  il  rosa  s’intrecciano  in  un  groviglio  di  colori, e  l’acqua  limpida  scorre  lenta  sotto  il  sole  sorridente  e  pigro.

Tutta colpa di Lucifero

Questa  sera  non  si  respira  e  mi  chiedo  quanto  potremo  resistere  in  simili  condizioni. Secondo  le  previsioni  del  tempo, che  in  questi  giorni   consulto  spesso, l’infernale  Lucifero, colpevole  di  voler  mettere  in  ginocchio  le  nostre  capacità  di  resistenza,  dovrebbe  essere  cacciato  via  dalla  buona  Beatrice  fra  domenica  e  lunedì. Ecco: se  penso  che  siamo  solo  a mercoledì  sera  rischio  di  svenire. In  più, mi  assale  il  timore  che  le  previsioni  meteorologiche  siano  sbagliate  e  che  quindi  non  giunga  la  pia  Beatrice  a  regalarci  un  po’  di  meritata  tregua.

Nell’attesa  è  piacevole  ripensare  ai  monti, all’erba  verde, agli  alberi  e  alle  notti  serene. Ed  è  tutta  colpa  di  Lucifero  se  stasera  non  riesco  a  scrivere  nulla  di  meglio.

 

 

 

Ad agosto, senza impegno

Agosto  mi  è  sempre  sembrato  un  mese  lunghissimo  e  lento. Questa  percezione  è  probabilmente  effetto  dell’atmosfera  spensierata   che  lo   percorre  ininterrottamente: ci  si  sente  un  po’  in  vacanza  anche  se  si  lavora  o  si  studia, e  spesso  la  mente  fugge  lontano  a  immaginare  prati  fioriti  o  spiagge  assolate, a  seconda  dei  gusti.

Questa  mattina, per  la  prima  volta  dopo  tanto  tempo, sono  uscita  con  calma  per  fare  un  po’  di  spese. Passeggiare  senza  dover  correre  per  rispettare  tempi  prestabiliti  è  già  una  vacanza, un  privilegio  da  sfruttare  in  pieno. Inoltre  la  città  non  è  deserta,  cosa  che  la  rende  meno  ostile  nonostante  il  clima  africano.

La  prima  tappa  della  mia  passeggiata  mattutina  è  stata  la  libreria. In  seguito  e  nell’ordine: profumeria, negozio  di  biancheria  per  la  casa, negozio  di  dolci, negozio  di  abbigliamento  e  farmacia. Alla  fine  di  questa  specie  di  tour  mi  sono  ritrovata  piena  di  borse  e  pacchetti, tanto  da  tornare  nella  mia  amata  dimora  stanchissima  e  grondando  sudore  a  volontà.

Adesso  me  ne  resto  tranquilla  in  casa, non  avendo  alcuna  intenzione  di  affrontare  il  caldo  torrido  che  ha  preso  possesso  della  città  e  che  pare  intenzionato  a  non  mollare  la  presa. E, per  non  pensare  ai  disagi  causati  dall’afa, osservo  queste  delizie, estasi  per  gli  occhi  e  per  il  palato:

 

Pomeriggi estivi

Certi  pomeriggi  estivi, specialmente  di  domenica, sono  particolarmente  silenziosi: le  strade  deserte, le  finestre  chiuse, il  cielo  immobile. È  il  saggio  silenzio  di  chi  sa  di  dover  risparmiare  le  forze  durante  le  ore  più  torride  e  ostili. Ma  è  anche  il  silenzio  di  chi  guarda  lontano, oltre  l’orizzonte  opaco  invaso  dall’afa, per  inventare  speranze, afferrare  anni  remoti, prepararsi  a  un’altra  stagione.

D’autunno, certi  silenzi  pomeridiani  sono  lievi  ombre  malinconiche  ma  affettuose,  che  regalano  un  misterioso  senso  di  pace  e  forse   una  strana rassegnazione. D’estate, invece, alcuni  silenzi  sono  pause  opprimenti  e  quasi  forzate, in  attesa  che  la  vita  torni  a  scorrere  con  i  suoi  ritmi  consueti – in  attesa  che  giungano  il  vento  e  la  pioggia  a  regalare  il  respiro.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  Il  pergolato, di  Silvestro  Lega)

Grigio d’estate

A  luglio  il  cielo  grigio  è  una  benedizione. Sarà  che  è  un  grigio  particolare, luminoso  nonostante  tutto. Un  grigio  nel  quale  si  percepisce  una  nota  di  leggerezza, una  sfumatura  di  allegria, forse  un  tono  quasi  scherzoso.

Nessuna  traccia  dell’indecifrabile  malinconia  autunnale, niente  che  faccia presagire  una  lenta  agonia: soltanto  un  breve  intervallo  per  recuperare  le  forze  dopo  giorni  e  giorni  di  caldo  infernale. Tavolta  persino  un  mese  come  questo  sa  essere  generoso.

 

(L’immagine  è  tratta  da: http://pauldeggan.blogspot.com/2011/06/ma-voi-lo-sapete-quanto-e-bella-la.html ).

Di sera, senza impegno

In  questo  periodo  di  caldo  afosissimo, mi  sto  dedicando  con  impegno  maniacale  a  osservare  il  lento  accorciarsi  delle  giornate. Certo, l’estate  è  soltanto  all’inizio  e  purtroppo  dovremo  sopportare  altro  caldo  infernale; tuttavia, constatare  che  le  ore  di  luce  si  stanno  progressivamente  riducendo  è  una  piccola  soddisfazione  che  mi consente  di  sopportare  un  po’  meglio  questo  clima  odioso.

Intanto, per  non  pensare  alla  calda  notte  che  ci  attende, accolgo  volentieri  il  premio  ricevuto  da  parte  di  Elisa: si  chiama Blog  Award  Backlog. Il  vincitore  deve  scrivere  dieci  cose  su  se  stesso  e  segnalare  dieci  blog  tra  i  suoi  favoriti. Come  al  solito,  io  evito  le  “nomine”  sapendo  che  non  tutti  i  blogger  amici   gradiscono  queste  catene,  ma  invito  chiunque  lo  desideri  a  “ritirare”  questo  premio  e  a  giocare.

Adesso  devo  scrivere  dieci  cose  su  me  stessa, impresa  tutt’altro  che  facile. Il  rischio, infatti, è  quello  di  prendersi  troppo  sul  serio  annoiando  chi  legge; e  poi, con  questo  caldo  estivo  che  invita  alle  frivolezze  e  alle  chiacchiere  lievi, il  desiderio  di  scrivere  cose  profonde  o  di  indulgere  in  chissà  che  descrizioni  viene  meno. Quindi  mi  limito  a  segnalare  qualcosa  a  casaccio:

1) non  amo  troppo  i  gelati  ma  in  queste  giornate  afose  ne  sto  mangiando  parecchi

2) fra  i  miei  passatempi  favoriti  annovero  anche  l’analisi  logica

3) in  questo  momento  vorrei  trovarmi  in  Costa  Rica. Non  c’è  un  perché, è  così  e  basta

4) è  da  un  anno  circa  che  non  vado  in  bicicletta

5) detesto  i  centri  commerciali

6) sono  una  persona  molto  puntuale

7) adoro  il  silenzio  del  primo  pomeriggio  nelle  calde  giornate  d’agosto  in  montagna

8) mi  piace  sentire  l’odore  dei  libri  appena  stampati

9) mi  commuovo  di  fronte  al  talento  e  alla  genialità

10) ho  la  fortuna  di  stare  bene  con  me  stessa

E  adesso, per  completare  al  meglio  la  serata,  strawberry and cream cupcakes  per  tutti. :)

L’estate

In  fondo  l’estate  è  anche  questa: aspettare, rallentare, perdersi  nel  verde  intenso  delle  colline  e  dei  pensieri. Si  vorrebbe  che  i  sogni  fossero  realtà  e  che, dopo  i  tramonti  infuocati, giungesse  il  fresco  della  notte  a  consolarci  delle  troppe  ore  di  caldo  e  di  vuoto. Ma  le  notti  d’estate  sono  spesso  impietose – lunghi  intervalli  in  cui  perdersi  nell’oppressione  d’un  silenzio  senza  respiro.