Il tè e le rose

Il  sole  generoso  di  queste  ore  è  un  richiamo  a  pensieri  lievi, fatti  di  fiori  e  di  verde  senza  fine. Maggio  è  la  primavera  nel  pieno  del  suo  splendore: sicura  di  sé, quasi  spavalda, priva  dei  tanti  capricci di  marzo  e  delle  improvvise  timidezze  di  aprile.

In  queste  giornate  di  luce  e  di  risate  non  troppo  sommesse, le  rose  non  sono  soltanto  un  pensiero  o  un  ornamento, ma  una  compagnia  dolce, misteriosa  e  indulgente. Su  un  tavolo, all’ora  del  tè, raccontano  emozioni  e  ricordi  di  giardini  percorsi  dai  segreti  del  cuore.

Di nebbia e d’incanto


Con il trascorrere del tempo cambiano molte cose. In passato, non avrei mai pensato che sarei arrivata ad apprezzare persino la nebbia. Ma forse il verbo “apprezzare” è eccessivo. In realtà continuo a ritenerla antipatica e deprimente; tuttavia in alcuni casi la considero affascinante, come quando, leggera e forse timida, accompagna certe mattine d’ottobre fredde e senza pioggia, regalando all’autunno un’atmosfera rarefatta e quasi magica.

Poi c’è la nebbia fitta e opprimente di alcune giornate di novembre scure, squallide e quasi disperate. Sono giornate impossibili da amare perché suscitano pensieri malinconici e spenti, cancellando senza pietà le tinte pastello di certe profonde emozioni.
Eppure, quando cala la sera e si è tanto fortunati da avere un riparo, intravedere a fatica i lampioni, accesi lungo le strade nere, è un incanto che sa di tenebre chiamate a proteggere i ricordi.

Sereno d’inverno


Oltre i vetri appannati, un panorama spettrale. Eppure, l’oscurità della notte, crudele e minacciosa, non riesce a scalfire la serenità di queste ore. Attendiamo senza brividi la nebbia: invaderà le strade e il giorno di festa, parlandoci di gioie e di vecchie emozioni.

Il freddo non può nulla stanotte. C’è un sogno che avvolge e incanta, e poi infinite stelle oltre il cielo nero.

I fiori e la stanza


Che la giornata sia serena o piovosa non importa, perché la pace che invade la stanza è assoluta e nulla potrà turbarla. Qui, mentre dalla strada non giungono voci, c’è tutto il tempo per disporre i fiori. Hanno colori diversi e toni contrastanti; alcuni sono delicati e quasi temono di farsi guardare, altri sembrano persino irriverenti nella loro indomabile vitalità. Ma, al di là delle differenze, stanno bene insieme e, una volta messi nel vaso, parlano di sentimenti, d’emozioni e di pensieri infiniti.

(In foto il dipinto Fanciulla che dispone i fiori, di Federico Zandomeneghi)

Fra spirito e materia


Adoro scrivere post ermetici e con toni poetici: suscitare emozioni in chi legge, svelare sentimenti per poi subito nasconderli, far emergere sottili trame dietro una nebbia più o meno fitta a seconda dell’umore. Tuttavia, nonostante questi rapimenti spirituali nei quali amo indulgere a lungo, sono costretta a fare i conti anche con le necessità materiali che l’esistenza m’impone. Non di solo spirito si vive: il corpo ha le sue esigenze e occorre rispettarle. Che intendo dire? Che occorre mangiare, non se ne può fare a meno se si vuole vivere. Ecco perché, dopo post tanto eterei, mi soffermo sui bisogni dello stomaco e scrivo una ricetta assai gustosa: petti di pollo all’arancia. :D

Si tratta di un piatto semplice da preparare ma molto buono. Prendete alcuni petti di pollo e infarinateli; dopo aver fatto sciogliere un po’ di burro in una padella – circa 50 grammi per 4 petti, ma ognuno si regola come crede – salateli e metteteli a cuocere. Quando hanno raggiunto un buon livello di cottura, aggiungete il succo di un’arancia spremuta -una sola dovrebbe bastare per 4 petti di pollo – e lasciate cuocere ancora un po’. In genere, durante la cottura, io aggiungo anche via via un po’ di farina, in modo che si formi una specie di deliziosa crema.
Un piatto delicato e saporito nello stesso tempo: lo consiglio. :)

Dopo la tempesta

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Talvolta ci si sente così, quasi freddi e un po’ distanti. Capita dopo una tempesta d’irrefrenabili emozioni e un caos d’indomabili pensieri.
Subentra il momento della pausa e della riflessione. Occorre scegliere e decidersi, affrontare l’ignoto e ammettere di essere irrimediabilmente cambiati.
Quasi freddi e forse coraggiosi. Bianchi, perché il passato è alle spalle e bisogna ricominciare.

(La foto è tratta da:
http://www.elicriso.it)

Fra rose e spine

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Troppo a lungo era rimasto nascosto, celato sotto la polvere del tempo che divora giorni e anni a un ritmo vertiginoso e amaro. Ricomparso d’improvviso, privo di timidezze ha mostrato il suo contenuto. L’ha fatto senza prepotenza ma con decisione, senza esultanza ma con passione.

Lentamente ho ammirato ciò che voleva mostrarmi: ho guardato un oggetto dopo l’altro, osservando pieghe, risvolti, colori, toni, sfumature, intersezioni. Ho accarezzato ogni cosa con devozione, con desiderio di comprendere, forse con sottomissione. Ho accettato tutto, lasciandomi ammaliare dall’incantevole bellezza dei boccioli di rosa e sopportando, nello stesso tempo, le dolorose ferite delle spine.

Troppo a lungo era rimasto nascosto, troppo a lungo era rimasto in silenzio. Ma quando, per uno strano caso, l’ho aperto, mi ha rivelato tutto. Nessuno scrigno fu mai, per me, tanto prezioso.