Sarà instabile, d’umore altalenante, come un adolescente insicuro e sempre insoddisfatto. A volte sarà invaso da rabbia furibonda; poi sprofonderà in tetre malinconie, fatte di cieli cupi e di pioggia insistente. Ma, a tratti, riderà al sole correndo nel vento, forte, libero, entusiasta, felice di afferrare la vita e convinto di domarla.
Ci sono giornate in cui marzo ci fa disperare: non vuole saperne di donarci un sorriso, di cancellare le troppe oscurità dell’inverno, di riscaldarci almeno un po’ dopo tanto gelo. Eppure, nonostante sia superficiale e immaturo, bizzarro e forse vacuo, è capace d’improvvisi slanci, di profonde tenerezze, di raffinatissime cortesie. E ci commuove. Così, quando si veste di rosa, di viola e d’azzurro, ci chiede scusa per i suoi capricci, ci chiede scusa e pretende il perdono. Capita allora che diventiamo indulgenti, come ragazzine troppo innamorate per non cedere di fronte a simili astuzie, o come madri incapaci di resistere di fronte a un figlio amatissimo ma bugiardo.




