Mentre l’anno fugge via (2)

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Ricordo  bene  la  domenica  mattina, verso  la  fine  dello  scorso  novembre, in  cui  scattai  questa  e  molte  altre  foto. Era  una  mattina  cupa, una  tipica  giornata d’autunno  inoltrato, in  cui  il  grigio  senza  speranza  dell’atmosfera  era  interrotto  dallo  spettacolo  dell’agonia  della  natura. Il  silenzio, spezzato  a  cadenza  regolare  dal  passaggio  di  automobili, non  infondeva  malinconia, ma  appariva  come  un  segno  di  rispetto  di  fronte  a  qualcosa  di  tanto  grande  e  misterioso.

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C’è  una  bellezza  discreta  e  modesta  in  certi  giorni  d’autunno, una  bellezza  che  riesce  a  infondere  dignità  a  qualsiasi  strada. E  dignità  ai  pensieri, alle  memorie. Talvolta  l’autunno  diventa  un  invito  a  rispettare  la  propria  storia, il  proprio  percorso  esistenziale, e  ad  amarne  persino  gli  errori, le  cadute, i  dolori, esattamente  come  le  gioie  e  i  successi. Forse  perché, se  si  è  predisposti, questa  stagione  tanto  complessa  ci  pone  di  fronte  alle  verità  più  profonde  e  al  senso  di  ogni  cosa.

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Basta  guardarsi  intorno  con  attenzione  per  scoprire  poi  la commovente  vitalità  che  accompagna  questo  sfacelo: il  giallo  e  il  rosso  catturano  gli  occhi  e  la  mente, si  oppongono  alla  tristezza  del  cielo, accompagnano  con  generosità  anche  i  passanti  frettolosi  e  distratti.

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Passeggiata a novembre

Nebbia. Non  potrebbe  essere  più  novembre  di  così: l’aria  opaca, quasi  densa, e  le  foglie – un’invasione  di  foglie. Le  foglie  sulla  città, le  foglie  protagoniste  della  scena, le  foglie  a  ricoprire  viali  silenziosi.

Si  prova  un  istintivo  senso  di  rispetto  di  fronte  agli  alberi  che  perdono  le  foglie: ci  si  sente  fortunati  spettatori  d’una  irripetibile  magia. Capita  ogni  anno, ma  è  sempre  la  prima  volta. Quello  stupore  commosso, quel  respiro  affannoso, quello  sguardo  stupito  non  cambiano  mai – come  di  fronte  a  un  miracolo.

Nebbia. Cammino  lentamente  e  cadono  foglie  gialle, una  dopo  l’altra, meste  eppure  vive.  Cadono  e  ardono  dal  desiderio  di  farsi  ammirare- perciò  si  vestono  dei  toni  più  belli; cadono  e   scelgono  di  morire  con  grazia  e  dignità, danzando  nell’aria, cancellando  il  grigio  scialbo  delle  strade  tutte  uguali. Mi  fermo: devo  ascoltare  l’assenza  di  voci,  mentre  gli  alberi  fissi  ricordano  e  sanno. Ma  non  possono  parlare.

Passaggio a novembre

Ottobre  se  ne  va  piangendo, quasi  disperato. E,  come  sempre,  è  stato  troppo  breve, almeno  per  chi  lo  ama  intensamente  e  ne  apprezza  le  infinite  sottigliezze.  Ma  ottobre  è  anche  uno  stato  dell’anima, un  modo  di  pensare, un  brivido  che  percorre  il  corpo  e  la  mente  lasciando  una  traccia  indelebile  dietro  di  sé, come  a  voler  resistere  a  dispetto  di  tutto.

Novembre  è  l’autunno  che  non  teme  più  di  ferire  e  lacerare. Ottobre  suggerisce, invita, sussurra, svela  e  nasconde  nello  stesso  tempo; novembre  racconta  con  voce  pacata  ma  chiara, mostra  i  suoi  dolori  apertamente,  non  ha  più  nulla  da  temere.  Eppure  è  dolce  persino  nelle  mattine  più  gelide, quando  il  cielo  è  stremato  dalla  tristezza  e  gli  alberi, ormai   spogli,  sembrano  chiedere   pietà   a  chi  passa  indifferente.

Di giornate senza vento

Lunghissime  giornate  senza  vento – e  si  resta  sospesi  fra  terra  e  cielo. Si  vorrebbe  che  non  avessero  mai  fine, come  i  campi  che  si  perdono  all’orizzonte, come  certi  pensieri  ossessivi  e  lenti.

Di  certi  prati  si  conoscono  persino  i  segreti   che,  in  fondo,  sono  sempre  gli  stessi, anno  dopo  anno, estate  dopo  estate. Ma  sono  gli  alberi  a  infondere  sicurezza, a  offrire  ombra  e  ristoro, a  regalare  pace  e  serenità. Senza  chiedere  nulla  in  cambio.

(Nell’immagine  il  dipinto  Case  di  Pannocchio  a  Castiglioncello, di  Odoardo  Borrani)

Sole a novembre


A novembre, il sole è un intervallo d’inaspettata serenità che riempie il cuore. S’insinua lungo le siepi avvizzite, gioca con le ombre, concede agli alberi non ancora spogli attimi di gioia, si posa sui tappeti di foglie gialle per recare conforto e persino speranza.

Novembre non può fare altro, non può compiere miracoli. Ma, quando si sforza di sorridere, regala all’autunno una profondità che non conosce limiti.

Austera quiete


Questa è la prima giornata d’autunno davvero grigia e spenta. L’eccessivo calore e l’anomala lunghezza della scorsa stagione hanno seccato le foglie degli alberi, impedendo a ottobre di regalarci quell’atmosfera calda e dorata che lo rende unico. Eppure, l’austera quiete che accompagna il primo freddo conserva tutto il suo fascino: scompare l’irritante, confuso vociare dell’estate e subentrano silenzio, discrezione, raccoglimento. È finalmente tempo di quella calma dignità che l’estate tende a far scomparire.

Ben venga il grigio a ricordarci che, dopo l’ebbrezza del divertimento e degli eccessi, occorre tornare in sé per pensare, osservare, ricordare. Con intensità.

Di monti e silenzio


Sembra che nulla possa turbare la quiete profonda di questo pomeriggio estivo. Che sia un’illusione, poco importa.

I monti non sono mai stati tanto sereni, beatamente immobili sotto la luce d’agosto. E nessuno parla, nessuno spezza l’incantevole magia del silenzio che dona pace e ristoro. Ci si immerge nel verde, si accarezzano i fiori, si scruta l’orizzonte, ci si addormenta all’ombra di alberi generosi e compiacenti.

I silenzi d’estate sono un ponte verso l’eternità.
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(L’immagine è tratta da: http://www2.dse.unibo.it/picci//c2c/c2c054.jpg)
Buon Ferragosto a tutti. :)

Il passato e l’estate


Gli alberi sono un’estasi di luce e la pace sembra quasi ultraterrena. L’estate trionfa col suo volto più bello, limpida e allegra nell’abbagliante sfolgorio del primo pomeriggio.

Sono lunghi i minuti, sono intensi e preziosi. E tornano immagini sbiadite, si rincorrono strani fantasmi e riaffiora il passato remoto, coi suoi colori eccessivi e le sue troppe violenze. Allora è il momento di andarsene, di lasciare il prato e gli alberi e l’incanto del pomeriggio. E si torna a casa, e si torna nel presente, e si resta in silenzio.

Estate


Estate e campi dorati e frenesia sotto il sole. Arriverà d’improvviso, con molta esultanza, senza incertezze, senza pudore; sarà un invito a giocare, a inventare nuove trame, a coccolarsi nonostante tutto, a sognare.
Saranno cieli azzurri di montagna, pomeriggi pigri sotto alberi ridenti, parole non dette ed estenuante calore; saranno nuvole indolenti e serate senza fine e inesorabile calore.