Ricordo bene la domenica mattina, verso la fine dello scorso novembre, in cui scattai questa e molte altre foto. Era una mattina cupa, una tipica giornata d’autunno inoltrato, in cui il grigio senza speranza dell’atmosfera era interrotto dallo spettacolo dell’agonia della natura. Il silenzio, spezzato a cadenza regolare dal passaggio di automobili, non infondeva malinconia, ma appariva come un segno di rispetto di fronte a qualcosa di tanto grande e misterioso.
C’è una bellezza discreta e modesta in certi giorni d’autunno, una bellezza che riesce a infondere dignità a qualsiasi strada. E dignità ai pensieri, alle memorie. Talvolta l’autunno diventa un invito a rispettare la propria storia, il proprio percorso esistenziale, e ad amarne persino gli errori, le cadute, i dolori, esattamente come le gioie e i successi. Forse perché, se si è predisposti, questa stagione tanto complessa ci pone di fronte alle verità più profonde e al senso di ogni cosa.
Basta guardarsi intorno con attenzione per scoprire poi la commovente vitalità che accompagna questo sfacelo: il giallo e il rosso catturano gli occhi e la mente, si oppongono alla tristezza del cielo, accompagnano con generosità anche i passanti frettolosi e distratti.












