Archivio per la categoria 'storie del Frignano'

Il primo gelato

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Su Verdi orizzonti una storia vera e molto simpatica a proposito della prima volta in cui il gelato fece la sua comparsa in un paese del Frignano: cliccare qui.

Un impermeabile…da buttare

duomo_milano.jpg Erano i primi anni Sessanta. Un giovane ragazzo del Frignano partì per andare a lavorare a Milano.
Essendo autunno inoltrato il freddo era intenso. Purtroppo, però, il ragazzo in questione partì vestito in maniera inadeguata, se così si può dire. Due erano state le discutibili alternative che gli si erano presentate prima del viaggio: scegliere d’indossare un giaccone oppure un impermeabile di dubbia provenienza.
Siccome il giaccone gli era sembrato troppo brutto, e a detta dei testimoni brutto lo era davvero, il giovane ripiegò su quella specie di strano impermeabile: colore indefinito tendente al senape e stoffa (?) non meglio precisata.
Il ragazzo era alto e sottile, e aveva quindi un bel fisico, ma l’impermeabile era troppo lungo e largo per lui, perché gli arrivava a toccare i piedi, e le maniche gli scendevano fino a coprirgli quasi tutte le mani. Però, detestando l’orrendo giaccone, scelse quello che, secondo il suo giudizio, gli sembrò il male minore.
Sceso alla stazione di Milano, e recando con sé la mitica e tipica valigia di cartone con spago attorcigliato, fu investito dal freddo, lo stesso freddo che del resto c’era in montagna, da dove proveniva. Ma qui si accorse ben presto che il suo strano impermeabile, a contatto prolungato con il gelo, tendeva ad irrigidirsi e a gonfiarsi in maniera esponenziale, conferendogli così l’aspetto di una botte viaggiante. :D
Essendo largo, gonfio e rigido, l’impermeabile non poteva proteggerlo dalle intemperie; non a caso il protagonista della vicenda raccontò più tardi che, qualora se lo fosse tolto, probabilmente avrebbe anche patito meno freddo.
In ogni caso, era giovane e abbastanza forte, e riuscì a resistere al freddo nonostante l’impermeabile color quasi-senape.
Così paludato fece le sue prime, timidissime esperienze sociali a Milano. Un giorno andò in un bar sui Navigli gestito da una famiglia originaria di Frosinone. La figlia dei padroni gli offrì il caffè gratuitamente, a suo parere perché impressionata dal quel terrificante impermeabile. Al caffè seguì il cappuccino, sempre gratis. :D Con quell’impermeabile ebbe anche il coraggio di andare a passeggiare nella famosa Galleria e di sedersi ad un bar.
Dopo circa due settimane di permanenza a Milano, e sempre soffrendo il freddo a causa dell’impermeabile irrigidito, andò a trovare sua sorella, residente in città perché emigrata prima di lui.
Quando lo vide arrivare così conciato, rise per mezz’ora e gl’intimò di uscire il meno possibile, per evitare di mostrarsi in quello stato. Dopo due mesi lo condusse ad acquistare un bellissimo cappotto, che le costò uno stipendio e mezzo, in un elegante negozio del centro cittadino.
Il ragazzo era timido, anche se incoraggiato dalla presenza della sorella. La vista di un negozio simile quasi lo paralizzò. La commessa, gentilissima ma scafata, rimase di stucco nel vedere l’impermeabile. Quando lui se lo tolse, gli disse: “Lei ha un bel fisico. Le mostro io un capo adatto”. E in effetti scelse uno dei cappotti più belli, di colore blu e di lana pregiata, fatto a regola d’arte.
Concluso felicemente l’acquisto, il timido giovane disse: “Bisognerebbe fare un pacchetto per metterci dentro l’impermeabile…”. La commessa, gentile ma ferma, lo guardò e rispose: “E’ meglio che lo butti via. Se vuole può lasciarlo a me. Ci penso io”. :P

Tempi duri per gli animali

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Un’altra storia di tanti anni fa, di un Italia che non c’è più. Siamo nel dopoguerra, in tempi di autentica miseria.
In uno sperduto casolare del Frignano, nell’appennino tosco-emiliano in provincia di Modena, una povera vedova con cinque figlie faticava a sopravvivere. Tuttavia, nonostante le condizioni di estrema povertà, in casa aveva anche una gatta che però, ovviamente, non riusciva a sfamare, non avendo neppure cibo sufficiente per sé e per le sue figlie.
La gatta, poverina, era nota in tutto il casolare perché particolarmente affamata, più affamata degli altri gatti in circolazione nella zona, sempre in agguato e pronta ad acchiappare lucertole o altro pur di non morire di stenti.
In un freddo giorno d’inverno, il padre di questa donna, anch’egli in condizioni economiche tutt’altro che floride, si trovava in casa della figlia, momentaneamente assente. Sulla stufa a legna della cucina c’erano un’aringa e un pentolino con un po’ di sugo. Il vecchio prese un cucchiaio per assaggiare il sugo, in modo da calmare un po’ i morsi della fame; la povera gatta, che forse non ne poteva più di avere la pancia perennemente vuota, vide l’aringa sulla stufa e, di fronte allo sguardo stupito dell’uomo con il cucchiaio in mano, fece un gran balzo per prenderla.
Ma la stufa era bollente e la gatta, con un forte miagolio, dopo essersi scottata per bene le zampette, piombò a terra mollando l’aringa e si precipitò fuori di casa, dove c’era la neve. L’astuta micia intelligentemente cominciò a saltellare con notevole dinamismo dentro al candido manto nevoso, pur di rimediare alla scottatura. :)

Il padre di questa donna, involontario spettatore della scenetta appena raccontata, amava fumare i sigari, ma ovviamente non aveva il denaro per acquistarli. Per soddisfare il suo desiderio, a volte faceva un baratto con un commerciante della zona: gli dava un certo numero di uova delle sue galline e otteneva in cambio un po’ di sigari.
Chissà perché un giorno fu preso dalla frenesia. Probabilmente già da un po’ di tempo non aveva avuto modo di fumare, era cioè in una triste fase di astinenza; d’altra parte aveva poche galline, nutrite alla meno peggio, e le uova gli servivano per mangiare. Ebbene, esasperato dall’astinenza e dalla miseria perenne, un mattino si precipitò nel pollaio sperando di poter avere uova sufficienti per il suo scopo. Ma rimase insoddisfatto, non ce n’erano abbastanza.
Esacerbato dalle continue privazioni, si sfogò a suo modo. Siccome, a suo parere, una gallina lì presente stava impiegando troppo tempo a fare l’uovo, l’agguantò e iniziò a spingerle con forza la parte posteriore per accelerare l’uscita dello stesso, causando così i pietosi lamenti del povero animale, che certamente non poteva fare l’uovo a comando. :D

Vigile e semaforo

traffico.jpg Un’altra storia vera. Erano gli anni Sessanta. Un uomo anziano, proveniente dall’appennino tosco-emiliano, era andato a Milano a trovare sua figlia, che là era emigrata per motivi di lavoro.
Per la prima volta nella sua vita quest’uomo, che non era mai uscito dalle sue montagne e che non sapeva nulla della città, si trovò così catapultato in una realtà completamente diversa da quella in cui aveva vissuto fino ad allora.
Una mattina, uscì per portare a passeggiare il nipotino mentre sua figlia era al lavoro. Ad un certo punto, si trovò a dover attraversare la strada. Le macchine sfrecciavano velocemente e il poveretto, impaurito, mise un piede a terra, oltre il marciapiede, nel timido tentativo di passare, ma poi lo ritirò. Tentò un’altra volta ancora, ma nuovamente ci ripensò. Cominciò così a ripetere la stessa azione molte volte, sempre allungando una gamba per passare e poi ritirandosi terrorizzato.
Così intento, l’uomo non si accorse che uno scafatissimo vigile urbano lo stava osservando con interesse. A un certo punto, gli si avvicinò rivolgendogli la parola: “Mi scusi, mi tolga una curiosità. Lei cosa vuole fare?”. E il poveretto, ulteriormente intimidito: “Dovrei attraversare…”.
Il vigile allora lo guardò e gli rispose: “Senta, non si preoccupi, la faccio attraversare io. Però mi tolga una curiosità: lei da dove viene?”. E l’uomo:”Dal Frignano”. Il vigile: “Si vede. Ma lei sa chi sono io?”. E il vecchietto, finalmente sicuro di sé, gridò felice: “Sì, lei è un semaforo!”. :P :P :P


OLTRE IL CANCELLO

Il blog di Romina
"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen
"Di solito la gente crede di fare una cosa particolarmente originale sposandosi, senza pensare che un gran numero di persone si è sposato, a cominciare da Adamo ed Eva". (parole di Polly Ley, nel romanzo "La signora Craddock", di William Somerset Maugham)

 

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"La democrazia può essere molto ingiusta, alle volte, Sabrina. E nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco". Frase tratta dal film "Sabrina" di Billy Wilder (1954)