Archivio per la categoria 'frammenti di cultura'

Frammenti di Medioevo (I)

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Nell’Alto Medioevo, il crollo delle possibilità materiali si accompagna a una caduta in condizioni di vita elementari e a una conseguente chiusura degli orizzonti mentali, che conduce a una rarefazione della cultura. In questa situazione, la preoccupazione fondamentale consiste nel trovare una forma di comunicazione che renda possibile la conservazione e la trasmissione di un sapere già acquisito.
Si diffonde così il genere enciclopedico, il quale risponde al bisogno di conservare nozioni che altrimenti verrebbero dimenticate.

Sono vari gli autori che hanno contribuito a salvare definizioni e concetti della cultura pagana, trasmettendoli ai posteri. Nell’opera intitolata De doctrina christiana, ad esempio, Agostino (354-430) propone un inventario dei contenuti della cultura antica che saranno poi ripresi dalle enciclopedie dei secoli successivi.
Consapevole della decadenza culturale dei suoi tempi, Boezio (480ca-525ca) elabora un progetto ambizioso che, almeno negli intenti, può essere considerato enciclopedico: tradurre tutte le opere di Platone e Aristotele perché non vengano dimenticate. La morte prematura non gli consente di condurre a termine il suo progetto, eppure l’atteggiamento di Boezio nei confronti del mondo classico è già “medievale” perché colmo di nostalgia.

Quando Isidoro (570-636), vescovo di Siviglia, compone le sue Etimologie, la situazione politica in Spagna è relativamente tranquilla, essendo il regno visigoto abbastanza compatto. Tuttavia il clero e i funzionari del regno non sono particolarmente dotti e ciò fa comprendere l’importanza, in questo contesto, dell’opera enciclopedica di Isidoro, che sarà presente in tutte le maggiori biblioteche del Medioevo: non a caso, a noi ne sono giunte più di mille copie manoscritte.
Nelle Etimologie, Isidoro raccoglie una grande quantità di nozioni appartenenti alla cultura classica, oltrepassando il tradizionale schema del trivio e del quadrivio, cioè delle discipline liberali (grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, musica e astronomia). Nell’opera di Isidoro, infatti, si parla anche di medicina, botanica, anatomia, mineralogia, zoologia, agronomia, architettura e altro ancora. Il metodo utilizzato dal vescovo per raccogliere le varie nozioni è quello grammaticale, e la sua convinzione fondamentale è che, risalendo alle etimologie delle parole, si possa cogliere il reale significato delle cose cui esse si riferiscono.
Visto il regresso culturale di questo periodo, l’opera costituisce un importante lavoro di ricostruzione della lingua latina in funzione politica e cristiana.

Nel VII e nell’VIII secolo, il clima culturale è senz’altro più vivace in Irlanda e in Gran Bretagna. Beda il Venerabile (673-735), uno degli uomini più dotti dell’Alto Medioevo, monaco nel monastero di S. Paolo a Jarrow, scrive il suo De rerum natura sul modello delle Etimologie di Isidoro. L’opera è una raccolta sistematica di notizie di carattere geografico, storico e scientifico.
Conosciuto per i suoi studi sui calcoli aritmetici, oltre ad altri testi Beda scrive anche la Historia ecclesiastica gentium anglorum, in cui introduce nella storiografia un calcolo dei tempi basato sull’inizio dell’epoca cristiana, ossia ab anno Domini.
Esattamente come Isidoro, quindi, Beda fornisce ai posteri alcuni indispensabili strumenti per il proseguimento degli studi.

In questi secoli, gli unici veri centri di cultura sono i monasteri, dove vengono conservati e copiati testi dell’antichità classica e dei Padri cristiani. Basti pensare che il più antico manoscritto delle Etimologie di Isidoro è di mano irlandese e si trova al monastero di S. Gallo.

Duoda

medioevo
Non si conosce con esattezza la sua data di nascita, che però può essere collocata all’inizio del IX secolo, in piena età carolingia. Non si conosce neppure con precisione il luogo di nascita, che potrebbe essere il sud della Francia oppure la Catalogna. Sappiamo però che è moglie di Bernardo di Septimania, cugino di Carlo Magno.

Carlo Magno promuove una riforma degli studi, incentivandoli: favorisce la nascita di scuole presso monasteri e sedi vescovili e chiama il più grande dotto dell’epoca, il monaco Alcuino di York, a dirigere il suo programma culturale. Alla corte di Aquisgrana nasce la schola palatina, destinata all’educazione dei figli della nobiltà; lo stesso Carlo, secondo il biografo Eginardo, dà il buon esempio applicandosi allo studio delle arti liberali. Mostra un interesse spiccato per l’aritmetica e l’astronomia, mentre, a quanto pare, non sa scrivere.

Ma le donne sono escluse da tutto questo perché non possono frequentare scuole. Eppure Duoda, moglie di Bernardo di Septimania, è istruita. A un certo punto della sua vita viene relegata nel sud della Francia, a Uzès, dove scrive il suo Liber manualis dedicandolo al primogenito Guglielmo. Il Manualis è composto in versi e prosa, è caratterizzato da una struttura complessa ed è diviso in undici libri.
Nel Manualis, Duoda si sofferma sui comportamenti che il buon principe deve adottare nei confronti delle persone che lo circondano, e sulle virtù che deve praticare per essere degno della sua posizione.

A colpire il lettore, nonostante il latino talvolta scorretto, è la disinvoltura con cui Duoda padroneggia le sue fonti, sia cristiane sia pagane, e la presenza, nell’opera, dell’aritmetica e di una simbologia dei numeri accompagnate da esercizi di calcolo. A un certo punto, Duoda afferma:
I calcolatori esperti contano fino a 99 con le dita della mano sinistra, ma quando arrivano al totale, 100, per questo numero alzano con gioia la mano destra [...]. Figlio mio, la mano sinistra significa la vita presente mentre la mano destra allude alla vera e santa patria celeste. Possa tu dunque arrivare a cento anni!“.

Fa piacere ricordare, sia pure brevemente e in maniera inadeguata, una figura femminile che oggi incontriamo in alcuni manuali di storia della filosofia medievale. Suscita persino un po’ di tenerezza trovarla lì, improvvisamente, da sola, mentre studiamo i temi più dibattuti dai pensatori dell’età carolingia e ovviamente incontriamo soltanto nomi maschili. Suscita tenerezza apprendere che anche lei, pur distante dalle scuole e rinchiusa in un castello, lontana da tutti e da tutto, scrive un’opera complessa nella quale dimostra di aver studiato molto.

Duoda, fragile e sottomessa moglie di un cugino del Sacro Romano Imperatore, non avrebbe mai immaginato che quell’opera dedicata con affetto al figlio Guglielmo sarebbe passata alla storia. Ma invece è successo e io, come donna, ne sono lieta.

(L’immagine è tratta da:
http://www.ub.edu/duoda/diferencia/html/it/galeria.html)

Glicine e sole

Sto leggendo il romanzo Un incantevole aprile, di Elizabeth von Arnim. Dall’opera è stato tratto anche un bel film, da me commentato su questo blog.
Nel silenzio quasi irreale di questo pomeriggio di vacanza, trascrivo un brano del romanzo, accompagnandolo a due immagini.
glicine
Su entrambi i lati della scalinata di pietra vi erano pervinche in fiore, e adesso riusciva a vedere quel che la notte prima le era venuto addosso, umido e profumato, carezzandole il viso. Era glicine. Glicine e sole…ricordò l’annuncio. Di certo qui ce n’era a profusione. Il glicine ricadeva su se stesso in un eccesso di vitalità, in una prodigalità di fioritura; e dove finiva il pergolato il sole splendeva su cespugli di gerani scarlatti, masse di nasturzi, calendule così accese che sembrava stessero bruciando, bocche di leone rosse e rosa, tutti uno più bello dell’altro per la vivacità e la forza dei colori. [...]
geranio
(Le immagini sono tratte da:
http://www.verdeblog.com)


OLTRE IL CANCELLO

Saggezza

"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen

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"Per essere felici bisognerebbe vivere. Ma vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla più". Oscar Wilde

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"La democrazia può essere molto ingiusta, alle volte, Sabrina. E nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco". Tratto dal film "Sabrina" di Billy Wilder (1954)

L’amore

"L'amore non è cieco, è presbite: prova ne sia che comincia a scorgere i difetti man mano che s'allontana". Oscar Wilde

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"Viviamo in un'epoca in cui il superfluo è la nostra unica necessità". Oscar Wilde

Sfumature d’autunno (un mio post)

Il rosso dell’autunno scalda il cuore e i pensieri. Le sfumature della natura che declina percorrono monti, boschi, sentieri. Strane emozioni ci avvolgono: un vago senso di malinconia, prezioso nella sua dolcezza, un desiderio di abbandono, una sensazione di pace. Gli affanni sono scomparsi. Resta il suono del vento ad accompagnare i ricordi.

Rose