
Questo bellissimo abito è uno dei tanti creati da Gabriella Pescucci per il film L’età dell’innocenza, del 1991. Quando si pensa ai jeans strappati e a vita bassissima che le donne indossano adesso, sembra che da allora siano passati 1000 anni, mentre la storia del film si svolge negli anni ‘70 dell’Ottocento.
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Cat People, in italiano Il bacio della pantera, fu girato nel 1942 per la regia di Jacques Tourneur. La casa di produzione, la Rko, all’epoca versava in difficilissime condizioni finanziarie, e questo film sarebbe dovuto servire, almeno nelle intenzioni, a far guadagnare un po’ di denaro e a risollevare così le tristi sorti della casa.
Naturalmente il budget destinato alla sua realizzazione fu estremamente limitato, tanto che, per le scene, furono addirittura usati pezzi di scenografie presi da altri film. Il bacio della pantera fu quindi un B-movie, ossia un film di serie B, girato in fretta e senza alcuna pretesa con l’unico desiderio di “fare cassa”.
Ma, come a volte accade, il risultato finale e il successo dell’opera oltrepassarono ogni aspettativa, grazie alla bravura del regista e degli autori, e ad alcune felici intuizioni. Questo povero B-movie, sul quale forse nessuno avrebbe scommesso, è quindi passato alla storia del cinema come uno dei più bei film dell’orrore mai realizzati. In realtà, ne Il bacio della pantera non si assiste ad alcuna scena violenta, né si ha modo di vedere nulla di esplicito, perché l’opera è completamente giocata sull’atmosfera, sulle luci e sulle ombre del bianco e nero, sulla tensione che certe scene ormai celeberrime riescono a creare.
Il film narra la storia dell’affascinante e sensuale Irina, una ragazza di origine serba ma residente in America, tormentata dal pensiero di una strana leggenda. Secondo Irina, infatti, la gente del suo villaggio ebbe uno strano connubio con una specie giunta dalla fine del tempo, un connubio che diede luogo ad una razza di “mutanti”, metà esseri umani e metà belve feroci.
La ragazza, che in certe inquadrature assomiglia ad un bel felino, conosce un ingegnere, Oliver, e lo sposa, ma la sua complessa personalità rende l’unione estremamente infelice: Irina è infatti convinta che, qualora baciasse un uomo, si trasformerebbe in pantera e lo sbranerebbe. Oliver, con l’aiuto di Ellis, una sua collega innamorata di lui, manda Irina da uno psichiatra, sperando di riuscire così a farle vincere le sue paure.
Gelosa dell’amicizia fra Oliver ed Ellis, Irina a poco a poco s’innervosisce e a stento riesce a trattenere i suoi istinti peggiori: una volta, in una scena memorabile, segue la rivale lungo una strada buia, spaventandola, e un’altra volta la terrorizza in una piscina. In tutte queste scene non si vede nulla di esplicito, ma da certi suoni e da alcune ombre si intuisce che la ragazza forse si trasforma in pantera e che è estremamente pericolosa.
Quando un giorno, dopo aver parlato con lo psichiatra, Irina torna a casa e finalmente dichiara a Oliver di essere guarita, lui la respinge e le confessa i suoi sentimenti per l’altra donna. A questo punto la situazione precipita. Lo psichiatra parla con Oliver ed Ellis, sostenendo che Irina necessita di cure, e, non avendo mai creduto alla storia della pantera, chiede un appuntamento alla ragazza e l’aspetta a casa sua. Quando Irina rientra, le confessa la sua incredulità e, attratto dalla donna, la bacia.
A questo punto, sotto gli occhi stravolti dello psichiatra, Irina si trasforma davvero in pantera e lo uccide, non prima però di essere colpita da lui, che si era recato all’appuntamento con un’arma. Irina, riprese le sue sembianze umane, fugge allo zoo e apre la gabbia della pantera, facendosi uccidere. Oliver e la sua compagna la troveranno morta e definitivamente trasformata in pantera.
Molti sono stati i commenti a proposito di questo film, ormai diventato leggendario, e in effetti numerose sono le letture che se ne possono offrire. Tuttavia, desidero metterne in luce soltanto una, a mio parere la più rilevante.
Irina rappresenta efficacemente il paradigma della donna attraente, affascinante, misteriosa e sensuale, tormentata e complessa. Una persona, quindi, estremamente desiderabile ma difficile da conquistare. Non a caso, assomiglia ad una gatta e ha le movenze eleganti e sinuose di un felino.
Oliver, suo marito, a un certo punto del film dichiara di aver sempre avuto una vita facile, priva di dolori, e di trovarsi soltanto ora, per la prima volta, alle prese con un tormento, causatogli appunto dall’inarrivabile Irina.
Ecco che allora non impiega molto tempo a lasciarsi sedurre dalla sua collega di lavoro, il classico esempio di donna carina ma non troppo, decisamente comune, e ovviamente affettuosa e molto disponibile. In altri termini, una donna facile da ottenere e soprattutto assai rassicurante, proprio perché priva del misterioso fascino che emana dalla bella Irina.
Non bisogna sottovalutare la breve scena in cui Oliver torna a casa e Irina, dopo essere stata dallo psichiatra, dice al marito di essere guarita. Sembra che la ragazza abbia deciso di condurre un’esistenza normale, lasciandosi alle spalle il suo passato. Ma Oliver, che finalmente potrebbe ottenerla e che all’inizio sembrava pazzo di lei, la respinge confessandole i suoi sentimenti per l’altra, sentimenti nati oltretutto assai in fretta.
Così Irina, nel momento in cui vorrebbe inserirsi nel mondo, nel momento in cui ha finalmente deciso di condurre un’esistenza “normale”, viene immediatamente respinta, e torna ad essere l’esclusa per antonomasia, l’emblema del “diverso” che non può avere spazio in questo mondo, tanto da dover poi scomparire tragicamente dalla scena.
Ecco che allora il film narra una storia eterna: il triste destino di una donna troppo affascinante per poter trovare qualcuno disposto ad amarla davvero. Una donna talmente seducente da incutere terrore, tanto che l’uomo, Oliver in questo caso, quando ne ha la possibilità non trova il coraggio di vivere fino in fondo la storia con lei, e preferisce omologarsi alla folta schiera di quei maschi che scelgono in fretta, e un po’ vigliaccamente, di accompagnarsi ad una donna devota, comune, non bella e quindi molto più rassicurante. Una donna che non li turbi troppo, che non dia sussulti, che non susciti enorme passione.
Il trionfo della “normalità” e, nel contempo, la confessione della viltà di molti.





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