
Ho aperto un mio vecchio libro di letteratura greca che risale al liceo, e ho trovato un foglio. Lo scrissi a diciassette anni, probabilmente a scuola, e poi lo abbandonai fra le pagine del volume: si tratta di uno schema sull’Edipo re di Sofocle, probabilmente elaborato in vista di un’interrogazione. A colpirmi è stato il titolo in alto, sul foglio a righe ancora perfetto e non sgualcito, come se fosse stato scritto ieri. Quel titolo, infatti, racconta molto di me, nonostante sia composto da due parole soltanto: schema strategico. C’è quasi tutto in queste due parole: ironia, desiderio di sdrammatizzare, un vago senso di noia e d’inquietudine. E i tre fiori che disegnai alla fine del titolo confermano i miei pensieri.
Forse scoprire questo è rassicurante: continuo a riconoscermi in certi piccoli dettagli, continuo a essere la stessa nonostante il tempo implacabile nel suo trascorrere.
Apro poi un quaderno con gli appunti di filosofia. Anch’esso risale al quarto anno di liceo. Qui mi riconosco in pieno: nella prima pagina, infatti, disegnai due gatti a cui diedi addirittura i nomi Silvestrino e Silvestrina.
Sfoglio le pagine e dopo i gatti trovo Copernico, Keplero e Galileo. Terminati gli appunti su Galileo, scrissi: Galileo fa il furbetto e canta una canzone di Madonna. Immagino che queste parole debbano essere associate a un momento di grande stanchezza e di desiderio d’evasione. Chiedo scusa a Galileo, ovunque si trovi ora, nel Nulla o fra le stelle.
Davanti a me ho anche il quadernone di letteratura italiana del medesimo anno. Lo sfoglio velocemente, arrivo a Machiavelli e mi viene da ridere perché vicino al suo nome scrissi: ma Stefan è meglio. Arguisco che all’epoca consideravo questo Stefan più affascinante del buon Machiavelli. Noto poi che il nome Stefan ricorre più volte e in un caso è associato alla parola vichingo: w Stefan il vichingo!
Adesso non scrivo nulla del genere su libri e quaderni. Eppure qualcosa mi dice che non sono cambiata molto: come sfondo, sul desktop del mio pc, ho infatti l’immagine di un bell’uomo. Non si tratta di Stefan, ma il concetto è il medesimo.
(La foto è tratta da:http://www.paolodimaio.altervista.org/)