Archivio per Luglio 2009

Enigma

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Non disturbate chi non vuol parlare. Non impedite la solitudine e il silenzio. Giunge un momento in cui occorre decidersi, scegliere un sentiero, fermarsi e poi proseguire.
Non disturbate chi non può parlare. Se il dolore è troppo forte, non si può raccontare.

Ancora il trash del trash

paganini
Dopo avervi deliziati parlandovi di due film come Il bosco1 e Il lupo mannaro contro la camorra, non posso esimermi dal completare l’indecoroso quadro dei super-trash all’italiana con un’altra chicca: Paganini horror (1988). Insieme ai due capolavori sopra citati, infatti, questo abominio forma un’imperdibile trilogia per sadici e masochisti, a seconda delle inclinazioni.
Se, ad esempio, odiate qualcuno e desiderate vendicarvi di un torto che vi ha fatto, vi consiglio d’invitarlo a casa vostra, di legarlo a una poltrona costringendolo a tenere gli occhi aperti, pena violente randellate sulla zucca, e di obbligarlo a guardare in sequenza e senza interruzioni questa magnifica trilogia che tutto il mondo c’invidia. Potete stare sicuri che, dopo la celestiale visione, il poveretto vi chiederà perdono in ginocchio e diventerà più mite di un docile agnellino. :D

Essendo Paganini horror una cosa senza senso, riassumerne la trama è, come nel caso degli altri due film, un’impresa impossibile. Mi limiterò a un abbozzo: una band di musiciste in crisi, ormai a corto d’idee esattamente come l’intero film, acquista uno spartito composto da Paganini, che a suo tempo aveva fatto un patto col Diavolo in cambio della fama eterna. La band si chiude poi in una villa, nella quale visse Paganini, per girare il videoclip della nuova canzone tratta dallo spartito. Nella villa, costoro moriranno sotto i colpi del fantasma di Paganini, che le uccide con un violino di plastica dotato di lama estraibile. :?
A sua volta, il fantasma sarà distrutto da un raggio di luce, come se si trattasse di un vampiro.

Adesso proseguirò in ordine sparso, cercando di evidenziare alcuni fra i momenti più penosi della vergognosa pellicola. Come sempre mi scuso per la mancanza di organicità nella trattazione dell’augusto tema, ma dato il livello del film è impossibile scriverne con rigore logico.

All’inizio una bambina getta un asciugacapelli nella vasca da bagno in cui si trova sua madre, che ovviamente, dopo il cortesissimo e affettuoso gesto, tira le cuoia. A questo punto si entra nel vivo del film, con la storia della band musicale in crisi d’ispirazione.
Una scena imperdibile a causa della sua involontaria comicità è quella in cui una certa Silvia, volendo scacciare il terribile fantasma di Paganini, partorisce l’idea geniale di urlare con ferocia: “SPIRITO DEL MALE, TI DETESTO!”. In effetti, immaginiamo che il fantasma di Paganini si sia molto spaventato sentendo gridare una frase di tale potenza espressiva.
Da notare che più volte l’audio della ciofeca è fuori sincrono, per cui si vede gente che spalanca la bocca per urlare ma la voce arriva con un quarto d’ora di ritardo. :?

In uno sforzo intellettuale di cui avremmo fatto volentieri a meno, il regista ha poi inserito nella sua opera formule matematiche scritte sui muri e immagini del povero Einstein. Pure lui hanno disturbato! :|
Siccome la pellicola è stata girata con mezzi finanziari degni di un precario che sgobba in un call-center con contratto part-time, il regista ha usato focali blu sugli obiettivi per simulare le scene notturne. Inoltre le esterne a Venezia sono state girate probabilmente all’alba, visto che la città appare sempre deserta. D’altra parte, occorre ammettere che forse questa decisione è stata saggia, altrimenti qualche veneziano avrebbe potuto compiere gesti inconsulti ai danni della sgangheratissima troupe. Non che ci sarebbe dispiaciuto troppo, intendiamoci; però comprendiamo che sarebbe inumano sparare sulla Croce Rossa.

Altra scena mitica è quella in cui la protagonista, incline a urlare sempre a causa di attacchi isterici che nemmeno Freud in persona avrebbe saputo curare, volendo sconfiggere il male prende il violino e decide di suonare la musica al contrario, da sempre ottimo rimedio contro gli spiriti maligni. Prima di distruggerci i timpani, però, costei ci delizia così: “Forze del male, ritornate da dove siete venute!”, e poi si dà il tempo: “E one two, one two three“. :D
Mi raccomando: se per caso sospettate che in casa vostra abiti uno spirito cattivo, munitevi di un violino, suonate qualsiasi musica al contrario e soprattutto datevi il tempo contando in inglese, come se voleste introdurre un bel ritmo rock. Tutto ciò, si sa, spaventa i demoni maligni, e in più non dovrete neppure faticare a trovare un esorcista.

Che altro aggiungere? C’è qualcosa da aggiungere? Regia pietosa, plagi musicali, sceneggiatura assente, recitazione degli attori inferiore al livello di uno spettacolino da parrocchia. D’altra parte nel film ha operato anche un’artista del calibro di Luana Ravegnini, ex soubrettina Mediaset. Ci stupisce l’assenza di qualche suonatrice di nacchere, raccomandata per lavorare in questa gemma da cineteca e trasportata sul set da un aereo di Stato, ma eravamo ancora lontani dai meravigliosi e dignitosissimi fasti di Villa Certosa.

In quest’indecenza compare anche il povero Donald Pleasence, che, partecipando al film, si è prestato a svendere la sua dignità per motivi rimasti ignoti. In una scena, il poveretto inizia a gettare mucchi di banconote da una torre di Venezia, insozzando la città, senza che se ne comprenda il reale motivo. Bah!
Un’altra perla di quest’opera immortale è il momento in cui una delle donne viene trovata imputridita nel suo letto a causa di un fungo tipico del legno del ‘700. :o

Pare che il regista, Luigi Cozzi, abbia ammesso di aver girato un film orribile. Siamo contenti di tanta consapevolezza, che denota una certa onestà intellettuale; tuttavia, considerando anche il generale livello di degradazione morale e culturale in cui l’Italia è precipitata e da cui minaccia di non sollevarsi mai più, non abbiamo il coraggio di assolverlo.

Fra rose e spine

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Troppo a lungo era rimasto nascosto, celato sotto la polvere del tempo che divora giorni e anni a un ritmo vertiginoso e amaro. Ricomparso d’improvviso, privo di timidezze ha mostrato il suo contenuto. L’ha fatto senza prepotenza ma con decisione, senza esultanza ma con passione.

Lentamente ho ammirato ciò che voleva mostrarmi: ho guardato un oggetto dopo l’altro, osservando pieghe, risvolti, colori, toni, sfumature, intersezioni. Ho accarezzato ogni cosa con devozione, con desiderio di comprendere, forse con sottomissione. Ho accettato tutto, lasciandomi ammaliare dall’incantevole bellezza dei boccioli di rosa e sopportando, nello stesso tempo, le dolorose ferite delle spine.

Troppo a lungo era rimasto nascosto, troppo a lungo era rimasto in silenzio. Ma quando, per uno strano caso, l’ho aperto, mi ha rivelato tutto. Nessuno scrigno fu mai, per me, tanto prezioso.

Intermezzo d’infinita tenerezza

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Non è un pomeriggio qualsiasi, ma un intermezzo di sogni e di pensieri. Un intermezzo d’infinita e inaspettata tenerezza che invade il cuore, lo riscalda, lo seduce e non l’abbandona.
Non è solo uno sguardo, non è solo un gesto, non è solo un ricordo: è tutto questo insieme e altro ancora. Un abisso d’emozioni, una vertigine che non passa, una lucida follia.

Non è un pomeriggio come tanti, ma un intermezzo d’infinita tenerezza. Mi ha incatenata e ipnotizzata e ammaliata. Forse per farsi ascoltare.

Un dono prezioso

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Scorrono lente su fogli colorati. Rivelano inaspettati labirinti d’emozioni, ma sono troppo delicate e troppo preziose per essere sprecate invano.
Sono le parole che nascono dalla misteriosa profondità del cuore, quelle che hanno la fragile grazia delle rose di maggio.

Basta poco perché tanta bellezza possa essere deturpata dalla superficialità, dalla malizia e dall’ipocrisia degli uomini. Le parole che emergono dall’anima, colorate d’azzurro e di rosa, devono essere custodite gelosamente per impedire che qualcuno, insensibile, vanitoso e sciocco, possa riderne.
Nessun dono a chi non lo merita.

Segreti in giardino

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Pomeriggio, solitudine e silenzio. Nessuno sguardo indiscreto: l’unica compagnia è costituita dalle foglie e dal vento sommesso.
Forse stasera pioverà: è il grigio del cielo inquieto a raccontarcelo. Ma prima avremo tempo per pensare, per ricordare e per sognare. Per desiderare all’infinito. Questo si può fare, nella solitudine e nel complice silenzio di un giardino ai confini della realtà.

Quelle parole

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Sospinte dal vento, leggere e silenziose arriveranno lontano. Qualcuno le ascolterà dentro di sé e ne resterà turbato: sarà un’intensa emozione, una timida carezza nell’anima, un sospiro lieve nelle stanze vuote.
Sarà un giorno dipinto di verde e d’azzurro, perché quelle parole lo colpiranno al cuore.

La forza dei pensieri

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Talvolta i fiori sono come certi pensieri che proteggiamo da sguardi troppo indiscreti: colorati, delicati e intensi. Sono indifesi nella loro purezza e così periscono in fretta, uccisi dalla mediocrità dell’esistenza quotidiana.
Però, proprio come i fiori anche certi pensieri possono rinascere d’improvviso, quasi d’incanto, perché in realtà non erano morti ma soltanto sepolti sotto l’opaca coltre dei doveri e del conformismo.

Dal caos dell’anima

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Da un frammento di ricordo a un’interminabile catena di pensieri. A volte capita così, in maniera improvvisa: emozioni sopite o dolorosamente represse emergono con prepotenza in seguito a un evento apparentemente insignificante, provocando un terremoto di sensazioni indescrivibili, unite in un caos sconvolgente eppure unico.
Questi sono i momenti in cui occorre ascoltare attentamente la propria anima, per comprendere la verità su se stessi e sui propri desideri. Per cercare di non tradirsi.

Luglio

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Sento improvvisi tuoni che interrompono l’immobilità soffocante dell’aria estiva; eppure non so se pioverà, perché persino il cielo fatica a combattere contro la forza sovrumana dell’estate.
Ecco ciò che mi colpisce di questa stagione: la sua odiosa pervicacia e la sua tremenda arroganza, caratteristiche che la rendono potente, estrema, vincente.

Per alcuni le ombre pomeridiane, la nebbia che confonde l’orizzonte e le foglie morte d’autunno sono tristezze insopportabili. Ma niente può devastare l’anima quanto luglio, con il suo calore feroce e impietoso, e le sue implacabili notti senza respiro.
Luglio non dà tregua, non dona pace, non offre serenità. Stimola il desiderio di fuggire, di dimenticare, di passare oltre.

(La foto è tratta da qui)


OLTRE IL CANCELLO

Saggezza

"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen

Il tempo passa

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Sfumature d’autunno (un mio post)

Il rosso dell’autunno scalda il cuore e i pensieri. Le sfumature della natura che declina percorrono monti, boschi, sentieri. Strane emozioni ci avvolgono: un vago senso di malinconia, prezioso nella sua dolcezza, un desiderio di abbandono, una sensazione di pace. Gli affanni sono scomparsi. Resta il suono del vento ad accompagnare i ricordi.

Rose