Archivio per Maggio 2009

Vento

Vento
Da qualche ora il vento sta percorrendo le strade con insolita furia. Freddo, feroce e minaccioso, sembra voler annunciare l’arrivo di una pioggia violenta.

Talvolta il vento m’impaurisce, persino se sono chiusa fra quattro mura: persiane che sbattono con insistenza, vetri che tremano e voci confuse di chi fugge in fretta lungo le vie, sono tutti elementi che m’inquietano. Forse perché, più di altre cose, il vento è l’emblema dell’imprevedibile, dell’inafferrabile, di ciò che non possiamo governare o respingere.

(La foto è tratta da qui.)

Donna Rosa

Donna Rosa 1969
Un blog come questo non ha soltanto il compito d’intrattenere i lettori in maniera semplice e senza pretese, ma deve anche svolgere una funzione sociale, contribuendo a salvare dall’oblio opere d’arte d’inestimabile valore.

Parlando allora di opere d’arte, come si può dimenticare Donna Rosa? Ai fortunati che hanno raggiunto l’anno di grazia 2009 completamente ignari di tutto, ricordo con sadico piacere che si tratta del titolo di una canzone composta, insieme ad altri, da Pippo Baudo. :| Secondo le autorevoli fonti da me consultate, il Sommo Presentatore fece questo splendido dono alla nazione italiana nel 1969, l’anno fatidico in cui il primo uomo sbarcò sulla luna. Coincidenza o imperscrutabile disegno divino? Ai posteri l’ardua sentenza. :roll:

Che il numero di canzoni imbarazzanti, partorite dalle menti di vari “artisti”, sia scandalosamente alto, è un dato di fatto; perciò non vogliamo essere ingenerosi e qualificare la canzone di Baudo come la peggiore in assoluto. Del resto siamo adulti e vaccinati, quindi sappiamo che al peggio non c’è mai fine. Inoltre l’ascolto di una canzonetta non fa male a nessuno e tutti noi, almeno una volta, ci siamo dati alla pazza gioia ascoltando con piacere brani incommentabili.

Quello che ci preme rilevare con sgomento, e che costituisce il motivo principale di questo post, è piuttosto il moto d’incontenibile orgoglio con cui, in qualche trasmissione televisiva, il presentatore ha parlato di questa sua creatura. A tale proposito, non vogliamo peccare di eccessiva durezza: ci limitiamo soltanto a sospettare che non sia il caso di ostentare orgoglio per aver contribuito a scrivere musica e parole di tal fatta. Ma si tratta solo di un sospetto, per carità!

Ecco ora qualche strofa a titolo dimostrativo.
Il suo nome è Donna Rosa,
cara, bella,
sorridente e deliziosa
e vuole me.

Qui a inquietarci è soprattutto l’ultima frase: e vuole me. Difficile comprendere, infatti, come una donna sana di mente possa volere un uomo che scrive canzoni simili. Tuttavia la divina provvidenza non conosce limiti, e poi una femmina ridotta alla canna del gas può anche accontentarsi di un Pippo Baudo che scrive versi tanto sublimi. :?

Andiamo avanti con coraggio e rassegnazione.
Sono sincero,
confesserò,
non ce la faccio
a dirle di no
.
Mando mille telegrammi,
compro cesti di lillà,
canto cento serenate
tutti i giorni,
lei però fa marameo
e poi ritorna da mammà.

Ottima l’inserzione del marameo, segno di buon gusto e soprattutto di sforzo teso a ricercare contenuti nuovi e profondi. Dopo tale vetta poetica, preferiamo non proseguire nell’esame del testo.

Quando la canzone uscì, si registrarono reazioni contrastanti fra chi la detestava. Alcuni si convinsero che, attraverso lo sforzo artistico di Baudo, Dio volesse punire gli esseri umani per le tante malvagità compiute; perciò costoro si dedicarono con fervore ad autoflagellarsi, nella speranza di un rapido perdono da parte dell’Onnipotente. Altri, i più razionali e disincantati, colsero invece nella creazione di Baudo la prova definitiva dell’inesistenza di un Dio buono e misericordioso. Si seppe poi che un ragioniere di Bagnacavallo, poco incline ai rapimenti estatici e alle riflessioni filosofiche, denunciò Baudo per crimini contro l’umanità. :D

Per chi desidera ascoltarla, eccola cantata dal simpatico Nino Ferrer.

Un insegnamento importante

quaderni2
Quando frequentavo il liceo, un mio compagno di classe era solito venire a scuola soltanto con una penna e due quaderni, uno a righe e uno a quadretti. Non avrebbe poi portato un libro neppure se l’avessero pagato.
Il quaderno a righe era destinato agli appunti riguardanti le materie umanistiche, quello a quadretti, invece, era dedicato alle discipline scientifiche. Ciò significa che il quaderno a righe era un confuso mosaico composto da letteratura italiana, latino, greco, inglese, filosofia e storia, mentre quello a quadretti era un inguardabile caos di matematica, fisica, biologia e chimica. :?

Non mi soffermerò sul modo in cui il mio compagno prendeva appunti: si potrebbe definire, con un’unica parola, imbarazzante. Ma il fatto che più colpiva era l’aria divertita con cui ostentava il suo totale disinteresse per gli studi.
D’altra parte c’era una ragione alla base di ciò: sapeva di essere destinato a ereditare l’azienda del padre e quindi era per lui inutile affannarsi sui libri, avendo già una carriera assicurata.
Purtroppo noi poveri mortali, invece, privi della possibilità di ereditare aziende ben avviate, fummo tanto ingenui da studiare con impegno.

Ripensandoci ora, credo che questo fatto, solo all’apparenza insignificante, sia un insegnamento di vita che vale più di tanti discorsi e di molte illusioni di gioventù. Da ricordare per sempre. ;)

(La foto è tratta da qui)

Premessa d’estate

Tanti-fiori
Sembra che, quest’anno, la primavera abbia dovuto cedere il posto all’estate prima del tempo. Un vero peccato, almeno per coloro che amano la bizzarria e la dolcezza primaverili.

L’insolito clima torrido ha però prodotto un effetto in parte positivo: in certe ore della giornata, le vie del centro sono percorse soltanto dal silenzio e i pochi passanti si muovono in fretta, quasi per sfuggire all’arroganza del sole.
Il silenzio più bello è quello del primo pomeriggio, perché accompagnato da una luce così sfolgorante da regalarci l’illusione di essere già in vacanza.

Amore disperato

Era il 1983 e Nada cantava Amore disperato.

Sulle rose

fiori_1
Maggio è il mese delle rose. Esprimere le sensazioni che questi fiori meravigliosi suscitano in molti di noi è difficile; io poi ho scritto più volte a proposito di quest’argomento. Perciò, almeno oggi preferisco riportare le parole di un’altra persona.

Pensiero di Deborah Kellaway

Quando le rose antiche sono tutte sbocciate, a mezza estate, la vista è così gioiosa, il profumo così intenso, che si può solo ridere e dire: “Guarda che rose!”. O magari qualcuno dice: “Le rose sono particolarmente belle quest’anno”.
Ma si sbaglia: le rose sono belle tutti gli anni.

Cara terra mia

Nel corso degli anni, il Festival di Sanremo non ci ha risparmiato nulla: stecche a profusione, incommentabili playback, canzoni orrende o ridicole o insensate, deprimenti banalità e altro ancora che per fortuna mi sfugge.
Nel 1989, gli italiani ascoltarono una delle canzoni più brutte che mai furono concepite da mente umana, almeno nella nostra amata Penisola. A cantarla furono Al Bano e Romina e, chissà per quali reconditi motivi, ciò non mi stupisce. A differenza dei precedenti capolavori :o della coppia, tutti incentrati sull’amore eterno e le gioie della famiglia, tale canzone affrontava i gravissimi problemi dell’inquinamento e dei disastri ecologici che affliggono il globo; tuttavia, se c’è una cosa che determinati cantanti dovrebbero evitare come la peste bubbonica è il presunto “impegno”, perché il risultato che ottengono è come minimo sconcertante.

Questa gemma preziosa dell’italica musica, intitolata Cara terra mia, lasciò di stucco anche i più pessimisti e disincantati fra gli spettatori del Festival. Alcuni non si ripresero mai del tutto e il loro pessimismo aumentò fino a sfociare in tentativi autolesionistici; altri, i più miti e ottimisti, scelsero di abbandonarsi a una patetica illusione, convincendosi per molti anni che l’agghiacciante canzone fosse soltanto un buffo scherzo di carnevale. Ci fu poi chi decise di affrontare il grave danno emotivo ricorrendo agli psicologi.

Passiamo ora a qualche dato concreto. Si possono forse dimenticare i versi con cui Cara terra mia inizia? No, non si può, sono incancellabili, sono entrati nel nostro inconscio e non ne usciranno più. Eccoli:
come va, come va? Tutto ok, tutto ok? :|

Proseguiamo poi con una parte “impegnata”:
ogni sera dal telegiornale
vedo che c’è tutto che non va.
Mafia, droga e gente che sta male.
E la colpa di chi mai sarà…
.”
Se posso permettermi, la colpa del fatto che c’è tutto che non va è anche di gente che ha il coraggio di presentarsi su un palco e di cantare certe amenità. La rima di quest’ultima frase, visto il contesto, è puramente voluta.

Ascoltare Cara terra mia nella sua interezza può produrre un effetto contrario rispetto agli intenti della ex coppia felice: la canzone, infatti, stimola il desiderio d’inquinare il pianeta senza freni né rimorsi, per puro spirito di vendetta, e quindi si raccomanda di ascoltarla con prudenza. Si astengano invece dall’ascolto i più sensibili, i depressi e i cardiopatici. :D

El Puma

el  puma1
Si sa che in Italia abbiamo tante disgrazie e una di queste è senz’altro il Festival di Sanremo, che nel corso del tempo ci ha fracassato i timpani con il livello medio delle sue canzoni, e ci ha devastato emotivamente proponendo talvolta personaggi ai confini della realtà. Ebbene, nel 1984 l’inossidabile Pippo Baudo presentò come ospite della kermesse José Luis Rodríguez González, universalmente noto come El Puma. :D

Sguardo molto tenebroso, a metà fra quello di un guappo ribelle e di un seduttore di periferia, animo caliente, sopracciglia spesse e chioma fluente nonché setosa, il venezuelano El Puma era all’epoca molto conosciuto in America Latina perché attore di telenovelas: il soprannome El Puma, infatti, gli fu incautamente affibbiato perché in una telenovela ebbe la discutibile ventura d’interpretare un personaggio così chiamato, il classico duro dal cuore tenero che tanto piace alle donne. :? Dopo il fausto esordio come attore, El Puma si cimentò col canto e anche in questo caso ebbe un notevole successo. Non essendo però noto in Europa, qualcuno pensò bene di mandarlo in Italia.

Siccome Sanremo è Sanremo, e con ciò ho detto tutto, El Puma si esibì con una canzone sentimental-diabetico-dolciastra che, sia per testo sia per musica, sembrava concepita quarant’anni prima: Due come noi.
Ma non finisce qui. Il fatto sconcertante è l’esistenza di un video della canzone in cui El Puma sfodera una sensualità ruspante e pittoresca di cui forse non sentivamo l’esigenza: per chi ha il cuore forte, nel video è possibile ammirare il Nostro senza camicia mentre fa a “cuscinate” con una ragazza in una camera da letto. :?
Per carità, nulla di cui preoccuparsi, non sono certo io il tipo di persona che vi conduce lungo la via della perdizione: il video, infatti, potrebbe essere guardato anche dalle suore orsoline, visto il contenuto soporifero.

Tornato finalmente in patria, El Puma continuò con impegno indefesso a lavorare come cantante e attore, mietendo altri successi. Nel 2006 creò poi una fragranza da uomo chiamata, con insperata originalità, El Puma parfume.

Tutti noi abbiamo compiuto azioni di cui vergognarci, nessuno escluso: chi non ha qualche scheletro nell’armadio? Ora confesso il mio: ho speso alcuni minuti per fare una ricerca un po’ approfondita su questo mito venezuelano. Così, oltre al resto, ho saputo una cosa che neppure la mia fervida immaginazione avrebbe mai concepito: El Puma ha un figlio, a sua volta cantante, che si fa chiamare El Super Puma. :o Detto questo, non è più il caso di continuare.
Qui sotto, un’immagine del Puma ormai anziano.
el  puma

SKA-tenati

Sì, è proprio il caso di dirlo: ska-teniamoci. :) Era il 1980 e Alberto Camerini propose questo divertentissimo ska.

Umarells e Coop

TESSERA COOP ESTENSE
C’è un luogo, magico ma non misterioso, in cui l’umarell emiliano si sente padrone, re e persino imperatore (ma sì, abbondiamo!): le Coop che vendono prodotti alimentari. Naturalmente non mi riferisco agli ipermercati, enormi e dispersivi, ma alle Coop di medie e piccole dimensioni presenti in vari quartieri delle nostre città. Qui l’umarell, orgogliosamente tesserato e socio, si muove con visibile sicurezza perché consapevole di trovarsi nel proprio elemento naturale e di essere rispettato, coccolato, vezzeggiato e riverito: tutti, infatti, sono ai suoi ordini, tutti sono disponibili e gentili nel fornire informazioni, indicare il prodotto migliore, ascoltare con santa rassegnazione eventuali lamentele e consigli. Sì, perché l’umarell medio fornisce consigli non richiesti persino ai dipendenti Coop. :?

Ad esempio, in una Coop che anch’io frequento, qualche giorno fa un umarell ha gentilmente informato una cassiera circa il modo migliore per ingrandire il magazzino, parlando con apparente competenza di buchi da praticare e materiali da usare; con molta serietà l’umarell in questione ha parlato anche di una trivella, ma non ricordo più perché e forse è meglio così. :D
A onor del vero, non vi è alcun progetto per ingrandire questo punto vendita, e quindi l’umarell suddetto ha teorizzato tutto in base a proprie fantasie, ma la cassiera ha ugualmente ascoltato la filippica con molta affabilità, come da tradizione, perché, con la loro presenza costante e il loro sincero entusiasmo di soci, gli umarells sono una garanzia di prosperità per le Coop. Lunga vita agli umarells!

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OLTRE IL CANCELLO

Saggezza

"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen

Il tempo passa

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Il rosso dell’autunno scalda il cuore e i pensieri. Le sfumature della natura che declina percorrono monti, boschi, sentieri. Strane emozioni ci avvolgono: un vago senso di malinconia, prezioso nella sua dolcezza, un desiderio di abbandono, una sensazione di pace. Gli affanni sono scomparsi. Resta il suono del vento ad accompagnare i ricordi.

Rose