Archivio per Marzo 2009

Sotto la pioggia

pioggia
Bastano un pomeriggio libero, un ombrello e il desiderio di pensare. La pioggia a primavera ha un fascino discreto e lieve, e può diventare un’ottima compagna, una preziosa alleata per percorrere le intricate vie del silenzio, dei ricordi e della riflessione.

Chiarezza

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Arrivano momenti in cui certi veli si squarciano, e la nebbia della mente e dell’anima sfuma fino a scomparire. Arrivano momenti nei quali ciò che non si osava pensare, ciò che si voleva respingere nelle profondità oscure dell’inconscio, affiora e ci colpisce con chiarezza perfetta, limpida, cristallina.
Tutti i pezzi del complicato mosaico, allora, si compongono con facilità, senza alcuno sforzo, e formano il loro disegno davanti ai nostri occhi che non possono più sottrarsi, non possono più fingere di non vedere, non possono più chiudersi.
Questo è il momento della resa dei conti, dei bilanci difficili ma necessari, della completa presa di coscienza: il momento del dolore e della serenità al tempo stesso, il momento della lacerazione, del distacco, della comprensione e della libertà.

La primavera della vita

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Quando arriva la primavera, quando osservo immagini sfolgoranti di colori e colme di vitalità, inevitabilmente il mio pensiero corre all’adolescenza, l’età dei sogni, delle aspettative e dei desideri sfumati di rosa.
Meravigliosa e terribile, l’adolescenza è la primavera della vita. Ha gli stessi colori brillanti, chiari e freschi, la stessa audacia gioiosa e gli stessi sconcertanti contrasti di questa bella stagione. I capricci della primavera, che alterna giorni di allegro splendore a momenti cupi e persino gelidi, sono i capricci e le indimenticabili contraddizioni dell’adolescenza.
Capita poi che a primavera vi siano anche intere settimane di pioggia e di freddo, proprio come esistono adolescenze difficili, colme di sofferenze e di disagi. Eppure il ricordo della primavera della vita assume, con il trascorrere del tempo, un fascino sottile e inafferrabile: il fascino legato a ciò che è irripetibile nella sua fantastica, bizzarra e dolorosissima unicità.

L’uomo leopardo

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New Mexico, anni Quaranta del XX secolo. Una soubrette, Kiki, è convinta dal suo impresario a esibirsi portando in scena una pantera al guinzaglio. Purtroppo, però, durante la prima esibizione l’animale fugge, e poco dopo una povera ragazza viene trovata orrendamente sbranata.
Mentre in città comincia a diffondersi il panico, si verificano altre due inquietanti aggressioni. Ma l’impresario di Kiki comincia a pensare che non sia più colpa della pantera, e così indaga scoprendo un’altra verità.

The leopard man (1943) è un thriller diretto da Jacques Tourneur e prodotto da Val Newton per la RKO. Insieme a Il bacio della pantera e Ho camminato con uno zombie, forma una famosa trilogia entrata a buon diritto nella storia del cinema, nonostante il bassissimo budget impiegato per la sua realizzazione a causa delle gravissime difficoltà economiche della casa di produzione. Ne L’uomo leopardo, come negli altri due film, la violenza e l’orrore non sono mai mostrati ma soltanto evocati, grazie alla sapiente costruzione delle atmosfere e al bellissimo bianco e nero. Nonostante, a un certo punto, l’identità del vero colpevole sia evidente, tuttavia le tre sequenze in cui le donne vengono uccise sono realizzate in modo tale da infondere suspense alla narrazione, e da trasmettere angoscia pur senza mostrare nulla in maniera esplicita. Buona anche la caratterizzazione psicologica dei personaggi.
Pellicola adatta agli irriducibili cinefili desiderosi di approfondire la storia della settima arte, e a chi apprezza le atmosfere elegantemente allusive.
Voto: 7 e mezzo.
Sotto due immagini tratte dal film.
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Lontano dal paradiso

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Trama
Siamo nel 1957. Ad Hartford, nel Connecticut, l’autunno è un trionfo di magici colori che scaldano il cuore. Ma qui tutto è perfetto, non soltanto l’autunno, perché tutto è colorato proprio come nelle fiabe. Anche la casa dei benestanti coniugi Whitaker è un trionfo di colori e di agghiacciante perfezione: Frank è a capo di un’azienda che fabbrica televisori, mentre sua moglie Cathy è una casalinga esemplare, sempre disponibile, devota e attenta alle necessità del marito e dei due figli.
Eppure tanta perfezione non può essere vera e quei meravigliosi colori così finti, sebbene esteticamente ammalianti, costituiscono la metafora di una realtà altrettanto illusoria. Una sera, infatti, Cathy scopre suo marito in intimità con uomo e resta sconvolta. Dolce e sottomessa, spera di poter salvare il matrimonio e convince Frank a rivolgersi a un medico. Intanto, psicologicamente devastata in seguito alla scoperta dell’omosessualità del marito, Cathy s’innamora del giardiniere Raymond, un uomo di colore, suscitando così aspri pettegolezzi e maligni sospetti.
Nonostante l’infinita pazienza da cui è animata, Cathy non potrà salvare il suo matrimonio, e sarà costretta anche a scontrarsi con l’ipocrita e ferocissimo perbenismo di quanti la circondano.

Commento
Far from Heaven (2002) di Todd Haynes è un omaggio al cinema americano degli anni ‘50, in particolar modo ai famosi melodrammi di Douglas Sirk, e l’attenzione maniacale riservata alla ricostruzione delle atmosfere di quel tempo ne è una prova evidente: basti solo pensare alla splendida fotografia di Ed Lachman, che cattura l’interesse dello spettatore fin dall’inizio della pellicola. Tuttavia, a differenza dei film degli anni ‘50, qui vengono esplicitamente affrontati due tabù che il cinema di ieri non voleva mostrare: l’omosessualità e l’amore interrazziale.

A colpire è soprattutto la figura di Cathy, che assiste fragile e impotente alla violenta distruzione delle sue illusioni. Cathy, che non ha colpa di nulla, che tenta di essere comprensiva e paziente, che dimostra generosità e dignità in ogni occasione nonostante la sorte le sia avversa, è la grande vittima della storia, colei che deve subire ogni umiliazione e che tenta di farlo con la maggior compostezza possibile. Ad esempio, le tocca ascoltare la confessione di Frank, che ammette apertamente di non aver mai incontrato il vero amore prima di aver conosciuto il suo nuovo compagno; inoltre deve sopportare la decisione del giardiniere Raymond, che preferisce andarsene da Hartford per assicurare alla figlia un destino migliore.
Cathy è dunque costretta a restare sola e vittima dei pettegolezzi delle sue false amiche, vittima di un mondo ipocrita e bigotto, ottusamente chiuso nell’inamovibile rigidità delle sue assurde regole. La pacata e malinconica dignità con cui Cathy tollera il totale sfacelo della sua esistenza infonde, nello spettatore, un senso di tristezza maggiore di quello che si proverebbe di fronte a una reazione esteriormente più tragica o violenta.

Film insolito, lento, raffinato e a tratti molto struggente, non è adatto a chi desidera esclusivamente svagarsi o preferisce ritmi incalzanti e serrati; può essere invece apprezzato da chi considera il cinema anche un’occasione per riflettere, e non ha paura di scontrarsi con la durezza che la realtà spesso ci riserva, una durezza qui narrata con eleganza e con uno stile inconsueto, almeno rispetto ai canoni del cinema attuale.
Voto: 8
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Cantando sotto la pioggia

Per gli amanti della danza e non solo, il film Singing in the rain (Cantando sotto la pioggia) è senz’altro indimenticabile, un autentico cult che ci ha regalato belle canzoni e splendide scene di ballo.
Ecco allora due video tratti da tale gioiello: il primo è quello della canzone Good morning, danzata da Gene Kelly, Donald O’Connor e Debbie Reynolds, mentre il secondo è quello di Dream of you. Due inni alla gioia di vivere e alla spensieratezza, adatti a salutare il timido arrivo della primavera.
Per quanto riguarda il primo video, l’ho scelto con sottotitoli in spagnolo: può essere utile per chi desidera allenarsi con le lingue. :)

Emozioni a primavera

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Gioia di vivere, entusiasmo, speranze, sogni, illusioni: l’atmosfera primaverile ci regala tutto questo.
Percorrere un viale inondato dalla limpida luce del pomeriggio tiepido, lasciandosi inebriare dai profumi e dai colori che lo circondano, è un’emozione che ogni anno si rinnova con indescrivibile intensità.
Tempo di decisioni, di progetti, di divertimenti, la primavera invita a muoversi, ad agire, a camminare per cercare strade, soluzioni, alternative.
Come ogni stagione, è bellissima soprattutto all’inizio, quando ci sorprende con la novità dei suoi doni facendoci respirare nuove emozioni. Poi subentra l’abitudine e qualcosa cambia: certi colori non sembrano più tanto vivi, certe sfumature non sembrano più tanto brillanti. Ma la colpa è nostra, del nostro occhio annoiato, della nostra anima inquieta, della nostra insaziabile curiosità e del nostro irrefrenabile desiderio di cambiamento.

Armi in cucina

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Nel giorno dedicato alla festa della donna, mi è tornato in mente un articolo, che lessi qualche tempo fa, riguardante i maltrattamenti cui molti uomini del nord Europa sono soggetti ad opera delle proprie mogli.
Eh sì, perché mentre in Italia sono ancora troppe le donne vittime di violenze domestiche e abusi da parte dei compagni, in nazioni come la Danimarca e l’Olanda pare proprio che accada il contrario, e che i più esposti alle furie belluine, che frequentemente si scatenato nei nuclei familiari, siano i maschi. Non a caso a Copenhagen è stato addirittura fondato un centro di accoglienza per uomini malmenati. :o Si racconta infatti che certe donne danesi, in particolare quelle in carriera, amano picchiare i mariti con pentole e padelle, avendo probabilmente compreso che la cucina non è solo il magico luogo in cui preparare deliziosi manicaretti, ma anche un arsenale da sfruttare al momento opportuno. Così le valchirie sferrano padellate in faccia e in testa ai loro stupiti e sottomessi coniugi, e non si sottraggono neppure alla tentazione di graffiare, morsicare e dare vigorosi spintoni.
Un caso di maltrattamento molto famoso in Danimarca è quello di Hans V. Jensen che, in un’intervista pubblicata da un noto quotidiano della sua nazione, ha dichiarato di aver subito violenze di ogni tipo per ben otto anni: insulti, calci, graffi e addirittura una bella forchettata piantata nella mano da parte della dolcissima consorte. :?

A questo punto sorge spontanea una riflessione. Nel caso in cui qualche donna latina voglia ispirarsi alle più emancipate sorelle nordiche, si raccomanda di scegliere con fredda razionalità il tipo di pentole e padelle da usare per picchiare i coniugi: si evitino con estrema cura quelle troppo pesanti per non causare effetti definitivi e irreversibili sul partner, tipo ferite mortali, a cui purtroppo seguirebbe un penoso soggiorno nelle patrie galere.
In altri termini, se volete picchiare il vostro compagno, agite senza farvi prendere la mano, altrimenti poi, quando finirete su tutti i giornali per averlo massacrato, Bruno Vespa imbastirà cento puntate di Porta a Porta con il plastico della vostra cucina e un set di pentole rubate a una televendita di Giorgio Mastrota, e forse si offrirà spontaneamente, come vostro difensore d’ufficio, il vulcanico avvocato Taormina. Una disgrazia, questa, che non si augura neppure al proprio peggior nemico. :mrgreen:

(La foto è tratta da qui.)

Colori di primavera

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I colori delle stagioni intermedie sono uno spettacolo di cui non ci si può mai stancare. Se i caldi toni autunnali ci mostrano l’ultimo, generoso sussulto di vita di una natura prossima al congedo, la primavera ci regala i colori del ritorno all’esistenza, non più struggenti e malinconici ma allegri, spensierati e talvolta perfino sensuali: i rosa e i viola al posto dei marroni e dei verdi, gli azzurri al posto dei grigi, un delicato e capriccioso splendore al posto di una lenta agonia.
Non ci sono più tappeti di foglie morte a ingombrare piacevolmente il cammino, ma prati inondati da fiori e alberi in festa a salutare il mattino.

(La foto è tratta dal sito Areagratis)

Favola

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Il bello e la bestia. :mrgreen:

(La foto è tratta da qui)


OLTRE IL CANCELLO

Saggezza

"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen

Il tempo passa

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Vivere

"Per essere felici bisognerebbe vivere. Ma vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla più". Oscar Wilde

La democrazia

"La democrazia può essere molto ingiusta, alle volte, Sabrina. E nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco". Tratto dal film "Sabrina" di Billy Wilder (1954)

L’amore

"L'amore non è cieco, è presbite: prova ne sia che comincia a scorgere i difetti man mano che s'allontana". Oscar Wilde

Epoca moderna

"Viviamo in un'epoca in cui il superfluo è la nostra unica necessità". Oscar Wilde

Sfumature d’autunno (un mio post)

Il rosso dell’autunno scalda il cuore e i pensieri. Le sfumature della natura che declina percorrono monti, boschi, sentieri. Strane emozioni ci avvolgono: un vago senso di malinconia, prezioso nella sua dolcezza, un desiderio di abbandono, una sensazione di pace. Gli affanni sono scomparsi. Resta il suono del vento ad accompagnare i ricordi.

Rose