
Oggi pubblico volentieri un bel video interamente dedicato all’autunno, la mia stagione favorita. Si tratta anche di un’ottima occasione per ascoltare il bellissimo Autunno di Antonio Vivaldi.
L’utente di youtube che ha creato il video è giulianopietra.
Archivio per Gennaio 2009
Un omaggio all’autunno
Pubblicato 31 Gennaio, 2009 video 8 CommentiTags: autunno, colori, musica, stagioni, Vivaldi
Il sole d’inverno
Pubblicato 29 Gennaio, 2009 stagioni 6 CommentiTags: grigio, inverno, nebbia, pioggia, sole

Anche la stagione più cupa dell’anno ci regala momenti di quieta serenità, di pallido sole sulle algide vette dei monti innevati e nelle anonime vie cittadine.
Il sole d’inverno è una pausa gentile tra un furore e l’altro; spezza la monotonia dell’oscurità e infonde ottimismo, fino al ritorno del grigio, della pioggia insistente, della nebbia fitta. Perché l’inverno non si rassegna a morire.

Mentre affrontiamo la tetra severità dell’inverno, può improvvisamente assalirci un desiderio di aria tiepida, di timido sole, di verde e di limpido azzurro. Le stagioni intermedie rappresentano la pace e la dolcezza dopo i furori dell’inverno e dell’estate, e sono particolarmente amate; così capita che il pensiero della primavera possa sfiorarci la mente alla fine di gennaio.
Ma l’incanto della natura che torna alla vita è ancora lontano, e allora cerchiamo di vivere al meglio questa magnifica e terribile stagione di freddo intenso e di colori scuri.
Che l’inverno sia una stagione poco amata, almeno in generale, è un dato noto. Eppure anch’essa, nonostante la pessima reputazione, ha i suoi pochi, strenui ammiratori.
Su youtube ho trovato un bel video, che dura poco meno di tre minuti, dedicato proprio all’inverno. Le immagini del video sono affascinanti e poetiche ed esaltano la bellezza particolare, gelida e inquietante, della stagione più fredda dell’anno. La musica che le accompagna è l’Inverno di Antonio Vivaldi. L’utente che ha creato il video è lelli8.
Una bellissima canzone degli anni Ottanta: Slave to love di Bryan Ferry.

Londra, 1938. Cluny Brown (Jennifer Jones) è una giovane orfana, nipote di un idraulico. Recatasi al posto dello zio ad aggiustare un lavandino nella casa di un gentiluomo, conosce un maturo e attraente profugo polacco antinazista (Charles Boyer), il professor Belinski, filosofo e scrittore. Costretta poi dallo zio ad andare a lavorare come cameriera nella casa di campagna degli aristocratici Carmel, Cluny Brown incontra di nuovo il professor Belinski, qui in veste di squattrinato ospite.
Stabilitasi dai Carmel, Cluny, che non accetta la propria condizione sociale, inizia a frequentare il farmacista del villaggio, un ragazzo sciocco e così pieno di sé da rasentare il ridicolo. Persa in ingenui sogni di riscatto, Cluny non si rende conto dell’interesse che l’intelligente e astuto professor Belinski prova per lei. Naturalmente il lieto fine è assicurato.
Cluny Brown (1946), in italiano ribattezzata Fra le tue braccia, è una spassosissima e raffinata satira sul rigido classismo della società inglese. Nonostante il tono costantemente lieve e l’atmosfera quasi fiabesca, i messaggi del film sono amari. Quasi tutti i personaggi, infatti, sono colmi di preconcetti, poco intelligenti e ottusamente conformisti. I nobili che ospitano lo squattrinato professore sono sciocchi e profondamente ignoranti, tanto da non conoscere neppure Shakespeare e Hitler; la promessa sposa del loro figlio, poi, è attraente, simpatica ma vuota. I domestici sono così felicemente sottomessi, e persino orgogliosi della propria posizione subalterna, da scandalizzarsi perché il professor Belinski si abbassa a parlare con loro. Non fa eccezione il vanesio farmacista, rappresentante della media borghesia, così superbo da umiliare persino la donna con cui vorrebbe fidanzarsi.
Soltanto Cluny e il professor Belinski si distinguono, l’una perché non è disposta ad accettare passivamente un destino da eterna proletaria, l’altro perché è intelligente e colto.
Eppure il regista, il grande Ernst Lubitsch, non lesina alcune sottilissime critiche anche ai due protagonisti, mostrandone qualche limite: il professor Belinski si fa prestare denaro dalla famiglia che lo ospita con una certa disinvoltura, e in più, una volta sposato, impiega le sue brillanti doti per guadagnare molto denaro pubblicando libri di scarsa qualità; dal canto suo, Cluny Brown è disposta a farsi umiliare dal farmacista pur di tentare la scalata a livello sociale. Non a caso, quando finalmente riuscirà davvero ad abbandonare lo stato di proletaria, e non certo grazie al farmacista, sarà felice d’indossare ed esibire con ostentazione abiti elegantissimi. In fondo, tutti mirano al denaro.
Jennifer Jones è brava a dar vita a una ragazza ingenua e sognatrice, e il francese Charles Boyer si conferma, anche in questa pellicola, uno dei migliori attori della storia del cinema.
Voto: 8
Sotto alcune scene tratte dal film.



Il fascino dei monti d’inverno. Il bianco della neve e l’azzurro del cielo non sembrano mai tanto puri come intorno a un lago alpino, in questi giorni di ghiaccio.
La purezza dei colori è un tratto distintivo dell’inverno. Che siano scuri, infinitamente malinconici, oppure chiari e abbaglianti: nessuna mezza misura, nessuna incertezza, nessuna timidezza. I colori dell’inverno s’impongono, superbi, persino a chi non desidera vederli.

Umida, gelida e fastidiosa, la consideriamo spesso soltanto fonte di cupa tristezza. Eppure ha un suo fascino particolare, almeno in certi momenti.
Nel tardo pomeriggio di un giorno d’inverno, la nebbia può rivelarsi una piacevole compagna per una passeggiata lungo le vie cittadine, perché sfuma e confonde ogni cosa, ammantando di mistero persino le strade più squallide e insignificanti.
Quando la nebbia è fitta e i lampioni sono accesi, la città diventa un’altra: un’entità sospesa senza spazio e senza tempo, dalla quale affiorano, come da un sogno improvviso, immagini e ricordi che credevamo sepolti per sempre.
Lode al “bombolone”
Pubblicato 13 Gennaio, 2009 frivolezze e trastulli 16 CommentiTags: bombolone, crema, dolci, piacere

Lo considero uno dei piaceri più grandi della mia vita. Quando lo mangio, cerco sempre di non affrettarmi a finirlo per assaporarlo lentamente. Persino guardarlo è per me fonte di gioia, perché m’infonde allegria. ![]()
Sarò molto banale, ma per me i momenti più felici sono legati alle cose più semplici. Fra queste, annovero senz’altro il mitico bombolone ripieno di morbida e dolcissima crema.

Il nuovo anno è iniziato nel migliore dei modi, perché ci ha regalato una splendida nevicata. Sì, lo so, la neve è causa di molti disagi per chi si deve spostare, eppure la bambina che è in me non può evitare di gioire per questo dono dell’inverno.
Ieri pomeriggio, potendo approfittare di un po’ di tempo libero, non ho indugiato: la neve stava cadendo già da alcune ore, e così ho sfidato con piacere le intemperie e alle 15 sono uscita da casa, munita di ombrello e di macchina fotografica. Che spettacolo! La città sembrava un’altra, silenziosa, ovattata e bianca. Dopo aver fotografato Via Emilia e Viale Veneto, mi sono recata al parco di Viale Rimembranza, quasi vergognandomi per la soddisfazione infantile provata di fronte a tanta algida bellezza. Non ricordavo più il piacere di affondare, camminando, in una grande, soffice e profonda coltre di neve ancora intatta. Un simpatico umarell-filosofo, che come me stava passando in mezzo al parco, deve aver letto sul mio volto i sentimenti che provavo, perché mi ha rivolto la parola così: “Ti piace camminare nella neve, vero?”.
Mentre continuavo a passeggiare beandomi dei fiocchi che cadevano copiosi, ho visto in lontananza due ragazzi che stavano fotografando il magnifico spettacolo, e così mi sono sentita meno sola e meno infantile nel mio ingenuo divertimento. A un certo punto, ho persino fatto una piccola corsa in mezzo al manto splendente, morbidissimo e invitante.
Se fossi stata bambina, ne avrei approfittato per produrmi in qualche capriola e ruzzolare un po’ diventando bella fradicia, ma un certo senso del decoro mi ha impedito di dedicarmi a simili, incauti trastulli. ![]()
Ecco ora le immagini scattate durante la nevicata. Non è stato facile farle reggendo l’ombrello e la borsa contemporaneamente, cercando di coprirmi e tentando di non bagnare troppo la macchina fotografica.
Le prime cinque sono state scattate all’inizio di Viale Veneto, mentre le altre nel parco. La foto all’inizio del post è stata invece scattata in Via Emilia.













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