Fronte della cultura
24 Novembre, 2008 di Romina
Pubblicato in frivolezze e trastulli | Contrassegnato da tag amenità, divertimento, sciocchezze | 7 Commenti
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OLTRE IL CANCELLO
di Romina-

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"Viviamo in un'epoca in cui il superfluo è la nostra unica necessità". Oscar WildePagine
Sfumature d’autunno (un mio post)
Il rosso dell’autunno scalda il cuore e i pensieri. Le sfumature della natura che declina percorrono monti, boschi, sentieri. Strane emozioni ci avvolgono: un vago senso di malinconia, prezioso nella sua dolcezza, un desiderio di abbandono, una sensazione di pace. Gli affanni sono scomparsi. Resta il suono del vento ad accompagnare i ricordi.Rose




STAMPA E PORTA NELLA TUA SCUOLA.
“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’eterno dolor
per me si va tra la perduta gente……….
Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate..
Viaggio nell’Inferno dantesco di un grigio precario.
Lo accompagnano in tre: il prof. Tremonti, che cerca di proteggere le sue parti molli, per evitare che qualcuno, a forza di sentir parlare di “tagli”, sia tentato di troncargli “i cabbassisi” di camilleriana memoria.
A mezza altezza lo affianca il prof. Brunetta, le cui infelici sembianze, ci ricordano il grande Leopardi. Solo che, quest’ultimo, ha tradotto il suo astio contro “la natura maligna”, in poesie, le più belle della nostra letteratura. Il suo invece , contro l’avara vita, si è trasformato in feroce accanimento verso gli elfi, i puffi, Eta Beta e TrillyCampanellino.
Segue, sul groppone di un nero asino, timida ed insicura, sotto “l’egìda” dei due che la precedono, il ministro della distruzione, Maria Stella Gelmini, novella Parca, pronta a tagliare il filo della vita scolastica, a tanti ormai grigi e stanchi precari. Reca in mano un paio di forbici di pregiato argento, dono del Sommo Giullare, noto al mondo per la sua grande peculiarità: far ridere tutti con battute, frizzi e lazzi carnascialeschi. E i tre, stanno accompagnando, sulla soglia dell’Inferno, uno di questi grigioni ormai 40enni, dalle tempie brizzolate, con famiglia a carico. Giunti che sono sulla sponda, va loro incontro Caronte traghettatore, come sempre urlante verso l’ennesimo precario che i tre gli stanno portando: “Guai a voi, anime prave. Non sperate mai veder lo cielo. I’ vegno per menarvi all’altra riva ne le tenebre eterne” Poi, di nuovo rivolgendosi al precario che i tre hanno accompagnato, dandosi come media, il numero di 1000 al giorno:
“ O tu che sì costì anima viva, pàrtiti da cotesti che son morti!”
A questo punto il grigio precario, come rappresentante di coloro che l’hanno preceduto e di tutti quelli che seguiranno la sua sorte, in un moto d’orgoglio, si erge e parla:
“Caro Caronte, prima di salire
Permetti che io dica due parole
A questi tre che m’obbligan a partire.
Dico a Tremonti, dalla moscia ERRE,
che moscia non avrà soltanto quella,
di andare dai suoi amici in Parlamento
a farsi consegnar oro ed argento.
A fare a loro in tasca i conti e i tagli
E non a noi che abbiamo mogli e figli.
Dico a Brunetta, per quel tuo tornello
Mi va di farti il gesto dell’ombrello.
Non so chi stai prendendo per il…..ruoto,
visto che il Parlamento è sempre vuoto.
E infine a te, Gelmini Maria Stella
Che brilli nell’intero firmamento.
Speriamo che si apra un buco nero
Mentre tu stai seduta in Parlamento.
Infine voglio dir l’ultima cosa
Al Cavalier che tutti vi comanda.
Se lo incontriamo noi, destino o fato,
vedrai come sarà anche lui abbronzato.”
Finito di parlare, il 50enne,
Calò il suo piede in barca e vi sostò.
Caronte mosse il suo/ remo perenne
E lungo l’Acheronte lo portò.
Portollo dove c’è “stridor di denti”
ma non per la paura od il terrore.
Bensì perché, se in bocca non c’è pane
E la tua pancia urla per la fame,
i denti, avendo niente da tritare,
l’un contro l’altro fanno quel rumore.
Adesso i tre ritornano alla luce,
anzi la Stella “a riveder le stelle”.
Li aspetta un altro gruppo, lì alla foce,
Mentre nel fiume l’acqua stride e bolle.
Sembrano rassegnati, l’occhio è spento.
Eppure se li guardi in modo attento
vi leggerai, tra i drammi e tra le pene:
“ Stavolta non andrà a finire bene!”
E allora su, precari bistrattati,
con gli studenti fieri ed ostinati,
levate il capo, con ostinazione.
In fondo, in Francia, nell’89
così fu fatta la Rivoluzione.
CATELLO D’AMORA E CLARA RENZO
Grazie Romina! Mi mancavano!
L’immaginavo!
La Banda Bassotti?
Tizio, Caio e Sempronio?
Tre personaggi in cerca d’autore?
Tre sarchiaponi?
Tutte e quattro le cose.
E aggiungo: le tre Grazie.
hahaha!!! hai proprio ragione…
Ispirato a “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere”.
Il Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere è un racconto datato 1832, contenuto all’interno delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Intervengono qui due personaggi, un venditore di almanacchi e lunari e un passeggere.
Mentre il primo è carico di speranze per l’anno futuro, il secondo è più pessimista.
Dialogo di una venditrice di fumo e un eterno maturando.
Mentre la prima è carica di speranze per gli anni a venire, il secondo è più pessimista.
Renzo Bossi: Che fai tu Stella in ciel, dimmi , che fai?
T’alzi al mattino e vai contemplando il deserto.
Che da tre mesi ormai è intorno a te,
povera stella, e tu non sai il perché.
T’hanno tirata in mezzo a ‘sti casini
E tu non sai che far, cara Gelmini.
Gelmini: Perché non pensi in poco ad i tuoi guai,
alla maturità, terza oramai,
che anche stavolta non hai superato,
causa del genio avito ereditato .
R.B. Ma parli proprio tu, mia cara Stella,
che, per l’esame di procuratore,
ti sei fiondata a sud in quel di Reggio.
E adesso sei seduta sul tuo seggio.
M.S.G.: Si dice che del Boss sarai il delfino,
e che ce l’hai eternamente duro.
Perciò ,se ti consigli anche col nano,
avrai diritto almeno a un ministero.
R.B. Ma intanto a giugno ancora son costretto
a fare il quarto esame maledetto.
E tu, che siedi in alto sullo scanno
permetti che io studi ancora un anno?
M.S.G.: Ma tu che vuoi da me, ho fatto tutto!!
Che posso farci io se hai fatto il botto.
E’ grazie a me che hai fatto il terzo esame.
Della ragione tu hai perso il lume.
Io parlo sai di mèritocrazia:
Né io né tu sappiamo che vuol dire.
Questa maturità te la darìa
se fosse in me, tu non lo vuoi capire.
Ma sai che c’è Brunetta che mi spia,
mi osserva e scruta ogni movimento
Per lui non sei che un bieco fannullone
che andrebbe messo in una classe ponte
per imparare almeno l’addizione.
R.B. Basta !! Devi trovar la soluzione!
Io sto pensando a un lodo e lo puoi fare.
Un lodo ad hoc che possa garantire
Ai figli dei ministri promozione
E dopo una rà/gionevol pausa
anche la laurea, però honoris causa.
Cosa ne pensi, cara la mia stella?
Vedi che se mi spremo la cervella
Mi vengon fuori idee che anche il Boss
direbbe “Ma che bella cap’e cass!”
M.S.G. Mi spiace veramente, caro Renzo.
Ma non è colpa mia se nasci stronzo.
Forse la colpa è sol del tuo papà
Te l’ha lasciata in eredità.
Del resto ormai la cosa è assodata:
“L’art’ d’o pate, ‘o ssaje, meza è ‘mparata.”
Penso, però, che c’è la soluzione:
Fa’ come ho fatto io, da fannullone,
scendi nel Sud profondo ed arretrato
e ti maturerai: è assodato.
Oggi io sono un procuratore
ed una grande “P” ho sul blasone.
La “P” che dice a tutti cose belle.
Ed io che son la Stella tra le stelle,
ripeto a te, mio caro fannullone,
va’ dove ti porta questa rima,
prendi la moto e scendi lungo il mare,
parti stasera proprio dopo cena
e va’, e va’, Lorenzo, va ‘ a cag….. CLARA RENZO