Archivio per Novembre 2008

L’ereditiera

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Catherine Sloper è una ragazza timida, un po’ goffa, poco brillante, ingenua e insicura, tutte caratteristiche che non la rendono attraente. Alla festa di fidanzamento di una sua cugina, inaspettatamente incontra un giovane affascinante e gentile, Morris Townsend, che inizia a corteggiarla in maniera discreta ma molto insistente.
Il padre di Catherine, il dottor Sloper, un medico ricco e famoso, intelligente e acuto nei suoi impietosi e taglienti giudizi, disprezza la figlia a causa del suo carattere e della sua scarsa avvenenza, e osserva così con crescente preoccupazione le attenzioni del giovane Morris, che non ha né denaro né professione. Quando Morris chiede la mano di Catherine, il dottor Sloper si oppone considerandolo un volgare cacciatore di dote, e conduce la figlia in un lungo viaggio attraverso l’Europa. Al ritorno, resosi conto che la ragazza non ha intenzione di cedere e che desidera continuare a incontrare Morris, esplode e la umilia rivelandole ciò che pensa dei reali motivi che spingono il giovane verso di lei.
Catherine rimane sconvolta nel constatare la durezza e il disprezzo del padre, verso il quale aveva sempre provato profonda ammirazione e rispetto. Decide così di fuggire con Morris rompendo definitivamente con la casa paterna, e rinunciando anche ai benefici della futura eredità. Ma quando Morris verrà a conoscenza della volontà di Catherine di non avere più alcun rapporto con il padre, e quindi della probabile perdita della ricca eredità, la ragazza si troverà faccia a faccia con un’amarissima realtà, destinata a mutare radicalmente il suo carattere. E Catherine cambierà così tanto da vendicarsi con cinica freddezza sia nei confronti del padre sia, più tardi, nei confronti di Morris.

Ispirato a Washington Square, un noto romanzo di Henry James, L’ereditiera è un film del 1949, diretto da William Wyler. La parte della dolce e incolore Catherine è magistralmente interpretata dalla bravissima Olivia De Havilland, che vinse, per questo film, un meritatissimo Oscar.
Certe dolorose e inaspettate delusioni possono colpire un animo sensibile in maniera così profonda da determinarne un radicale mutamento. La fredda intelligenza non mitigata dal sentimento, tipica del dottor Sloper, è una medicina troppo amara e a tratti insopportabile; d’altra parte l’eccessiva ingenuità di Catherine può esporre a grandi rischi. Ma è senz’altro difficile, se non quasi impossibile, poter fondere in maniera armoniosa i due estremi, specialmente quando la vita ci pone di fronte a certe dolorose prove. Questo, in estrema sintesi, uno dei significati della vicenda.
Dopo aver compreso la verità sul dottor Sloper e su Morris, e resasi conto della propria ingenuità, Catherine è finalmente diventata una donna sicura di sé, ma a prezzo della perdita irreversibile della sua dolcezza e di quegli aspetti del suo carattere che la rendevano unica e preziosa. Adesso ha imparato talmente bene a essere crudele da vendicarsi di Morris, che torna da lei dopo anni, con sottigliezza e una visibile punta di autocompiacimento.
Strepitoso anche Ralph Richardson nella parte del dottor Sloper, algido e pungente al punto giusto: disincantato, arguto e malizioso, sa giudicare gli altri con un’acutezza rara, che però alla fine gli costerà l’affetto della figlia.
Qui sotto due foto tratte dal film.
lereditiera
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Un pensiero d’autunno

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Un paesaggio dolce e sereno all’inizio della stagione autunnale. Adesso che l’inverno è giunto in anticipo, avverto il desiderio di fermare, almeno attraverso un’immagine, la parte più bella dell’autunno, troppo breve ma ugualmente intensa.

Sta nevicando

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Adesso sta nevicando. Chissà se continuerà oppure smetterà presto! Tendo a pensare che si fermerà quanto prima. Dopo un ottobre decisamente mite se non caldo, e un novembre non troppo freddo, l’inverno ha fatto la sua prima, brusca comparsa.
L’inverno è così, prepotente e violento: a differenza dell’autunno, non s’insinua dolcemente ma s’impone con forza e arroganza reclamando a gran voce i suoi diritti. Ci aspettano giornate gelide e cupe, alternate a brevi momenti sereni.

Fronte della cultura

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Raduno d’intellettuali. Al centro il genio incompreso.

Passaggi

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Adesso siamo in bilico. Abbiamo oltrepassato la metà di novembre e fra non molto l’autunno lascerà il posto all’inverno. Ogni volta che si avvicina dicembre, mi assale un rimpianto forse infondato, forse frutto della mia fantasia: mi sembra di non aver vissuto in pieno la stagione autunnale, di aver trascurato le sue innumerevoli sfumature, di aver sprecato tempo prezioso in doveri e ripetitivi gesti quotidiani, lasciando scivolare via ottobre e novembre e tutto quello che di gradevole possono offrire.
Ma dicembre è anche un mese di festa e tutti i preparativi per il Natale, a volte piacevoli, altre volte decisamente stressanti, fanno dimenticare questi pensieri.

In fondo al sentiero

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Sono attratta dai sentieri solitari e un po’ tortuosi, in ogni stagione. Ma d’autunno, quando la dissoluzione della natura diventa un mosaico di colori e di ombre, quest’attrazione aumenta.
Un bosco d’autunno, un sentiero d’autunno, la montagna d’autunno: niente ha maggior fascino per me. Ma sempre, in qualsiasi stagione, l’idea del sentiero si accompagna in me a quella di una casa. Non riesco a immaginare un sentiero senza pensare che, alla fine di esso, debba trovarsi una casa. O meglio: il mio sentiero ideale, quello che vorrei davvero percorrere in un grigio pomeriggio d’autunno, per quanto tortuoso, lungo e misterioso dovrebbe condurmi a una casa. E non a una casa qualsiasi, come ne esistono tante, ma a una dimora solida, con mura molto spesse, in grado di resistere a tutte le intemperie mantenendosi intatta.

La pioggia d’autunno

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Oggi la pioggia è incessante. D’altra parte grigiore, umidità e vento freddo sono inevitabili a novembre. Qual è la vostra opinione in proposito?

Un incantevole aprile

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Per gli amanti del glicine e del sole. Piccolo castello medievale italiano sulle coste del Mediterraneo affittasi ammobiliato per il mese di aprile. Servitù inclusa.
Siamo nel 1922, e questo è l’annuncio che Lotty Wilkins legge sul Times in una fredda e piovosa mattinata londinese. Oppressa da un’esistenza monotona e da un marito tutt’altro che romantico, Lotty vede in quell’annuncio una luminosa possibilità d’evasione. Contatta così Rose Arbuthnot, una donna che conosce solo di vista, proponendole di prendere in affitto il castello e di partire insieme per una vacanza. Rose, a sua volta infelice e annoiata, vive un rapporto matrimoniale freddo e distaccato; così, dopo qualche iniziale perplessità e molti scrupoli, accetta la proposta di Lotty.
Per dividere le spese del costoso soggiorno italiano, Lotty e Rose pubblicano un annuncio e trovano altre due compagne di viaggio: Lady Dester, una ragazza ricchissima, viziata e desiderosa di abbandonare per un po’ la mondanità, e Mrs. Fisher, un’anziana vedova arcigna e devota ai ricordi del passato.
Sono dunque quattro donne diverse, per carattere ed estrazione sociale, quelle che si ritrovano a trascorrere il mese d’aprile nel castello italiano in riva al mare. A contatto con le bellezze naturali della Liguria, immerse nella gradevole serenità del clima mediterraneo e libere di trascorrere le giornate facendo ciò che desiderano, senza un marito o un uomo a controllarle, le quattro donne a poco a poco riscoprono il loro equilibrio interiore, acquistando sicurezza, audacia e ottimismo. Qualche temporaneo dissapore, poi, non rovina l’armonia dell’insieme, ma è anzi un’occasione per conoscere meglio se stesse e per superare certi rigidi formalismi. Inoltre non resteranno sole a lungo.

Per far sì che la nostra vita cambi, siamo noi a dover cambiare. Questo, in breve, il messaggio fondamentale del film, diretto da Mike Newell. Una maggiore apertura verso l’esistenza e verso le altre persone, favorita da una vacanza intesa come distacco dal proprio angusto microcosmo familiare e dai noiosi ritmi scanditi dalle solite abitudini, è la via che conduce queste donne a dare un nuovo senso alla loro vita.
Commedia delicata e raffinata, Un incantevole aprile (1991) si segnala per l’ottima recitazione degli attori, la bella fotografia, alcuni momenti comici e anche perché stimola qualche riflessione. Forse verso la fine risente un po’ del fatto di voler quasi forzatamente dimostrare una tesi, ma si tratta di un peccato veniale se si considera la bellezza dell’insieme.
Il film è tratto da un romanzo della scrittrice Elizabeth von Arnim.
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Lello, gatto viziato

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Questa foto mi è stata inviata da Giulia, mia compagna d’avventura in un forum che ci piace molto e al quale partecipiamo con entusiasmo. Siccome adoro i gatti, ho chiesto a Giulia di raccontarmi le caratteristiche principali di questo bel micione, e così copio/incollo ciò che mi ha scritto a riguardo.

Lello è un gatto da romanzo! La mia coinquilina lo ha adottato quando viveva a Berlino e poi se lo è portato dietro quando è tornata in Italia. Adesso Leon, detto Leo detto Lello detto Canapone detto Farinelli (ebbene sì è un ex maschietto!), è il gatto più viziato di Pisa e dintorni. Ci ruba la scena con gli ospiti, passeggia sui mobili ed è morbosamente attratto da borse e valigie. Quando ci vede cucinare non sta più nella pelle e vorrebbe mettersi ai fornelli anche lui, ma è solo un trucco per ottenere bocconcini, e di qualunque cosa. Tra l’altro, va matto per il pane dei toast: praticamente la mia amica ed io lo compriamo apposta per lui. Lello adora seminare peli bianconeri sui nostri libri e quaderni, e studia con noi, nel senso che quando ci vede impegnate occupa i tavoli, si stende panzallaria reclamando coccole o si sdraia direttamente sui libri, quasi dicesse: come fate a preferire ’sta roba a Lello??? :mrgreen: :mrgreen:
Grazie a lui sfoggio un paio di tatuaggi ungulari, alias cicatrici di graffi semipermanenti (ha unghie come rasoi), ma tutto sommato me ne sono fatta una ragione. In realtà è un placidone coccolone che si appollaia filosofo sul balcone per osservare l’umanità variegata, e non se l’è presa nemmeno durante il nostro rumorosissimo Cogne-Party ( :mrgreen: :mrgreen: ) di maggio. Se però gli agiti davanti un cotton-fioc, fa salti alti mezzo metro (ho misurato) per acchiapparlo.

Risotto con fiori di zucca e scampi

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Non so se questa ricetta sia buona o meno. Tuttavia la trascrivo pedissequamente, così come l’ho trovata su un anonimo giornalino della mia città, declinando ogni responsabilità in merito. :D
Ingredienti per 4 persone:
300 grammi di riso
100 grammi di fiori di zucca
300 grammi di scampi
1 cipolla di media grandezza
mezzo bicchiere di vino rosso
50 grammi di burro
3 o 4 cucchiai di olio extravergine di oliva
formaggio parmigiano reggiano grattugiato
brodo vegetale

Preparazione:
mondate e affettate finemente la cipolla, lavate i fiori di zucca, asciugateli e tagliateli a strisce, e infine sgusciate gli scampi.
In un tegame con 4 cucchiai d’olio fate soffriggere la cipolla; appena appassita aggiungete gli scampi e lasciateli insaporire per qualche minuto. Aggiungete poi, mescolando, i fiori di zucca, mettete il riso facendolo tostare, bagnate con il vino rosso e lasciatelo sfumare sempre mescolando. Ora unite poco alla volta il brodo, e continuando a mescolare portate il risotto a cottura. Togliete il riso dal fuoco, mantecate con burro e formaggio e servite subito.

Buon appetito! E tenete sempre un digestivo a portata di mano. :P

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OLTRE IL CANCELLO

Saggezza

"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen

Il tempo passa

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"Per essere felici bisognerebbe vivere. Ma vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla più". Oscar Wilde

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"La democrazia può essere molto ingiusta, alle volte, Sabrina. E nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco". Tratto dal film "Sabrina" di Billy Wilder (1954)

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Epoca moderna

"Viviamo in un'epoca in cui il superfluo è la nostra unica necessità". Oscar Wilde

Sfumature d’autunno (un mio post)

Il rosso dell’autunno scalda il cuore e i pensieri. Le sfumature della natura che declina percorrono monti, boschi, sentieri. Strane emozioni ci avvolgono: un vago senso di malinconia, prezioso nella sua dolcezza, un desiderio di abbandono, una sensazione di pace. Gli affanni sono scomparsi. Resta il suono del vento ad accompagnare i ricordi.

Rose