Archivio per Aprile 2008

Frammento di primavera


Due colori diversi, vivaci e contrastanti: eppure insieme sono perfetti. Hanno il radioso splendore della primavera, la solarità dell’estate che lentamente si avvicina e la gaiezza dei giorni spensierati.
Due colori diversi e indissolubilmente uniti: sono la vita che esibisce se stessa senza pudori, che stimola pensieri audaci e momenti di ozioso abbandono. Sono un regalo da conservare con appassionata devozione.

Il canguro albino


Milka è un piccolo canguro albino nato allo zoo di Tashkent, capitale dell’Uzbekistan. In questa foto possiamo ammirarlo mentre abbraccia affettuosamente sua madre. :)
Chi desidera guardare altre immagini di questo simpatico animale, può cliccare qui.

Un tango

Da appassionata di danza quale sono, vi propongo un video che dura meno di tre minuti e in cui Jennifer Lopez e Richard Gere ballano un tango. La scena è tratta dal film Shall we dance. Che altro aggiungere? Nulla, se non che io adoro ballare il tango. ;)
Buona visione!

Torta di Vianne


Si può portare scompiglio in una fin troppo quieta e conformista comunità soltanto aprendo una cioccolateria? Sì, è possibile. Chi ha visto il delizioso film Chocolat sa a cosa mi riferisco.
Vianne Rocher giunge a Lansquenet insieme a sua figlia, apre una cioccolateria nel periodo della quaresima, e suscita i sospetti e la riprovazione del diffidente e bigotto conte di Reynaud, sindaco e soffocante guida morale della piccola cittadina. Grazie alla comunicativa, alla simpatia e all’ottimismo, Vianne riesce a influenzare positivamente la vita di molte persone, tanto che alla fine persino il ferreo conte di Reynaud cede e diventa “umano”.
Nel film la cioccolateria di Vianne è bellissima e colma di splendidi dolci al cioccolato. Perché non prendere spunto da questa storia per soddisfare qualche piccolo peccato di gola? ;) Ecco la ricetta della torta al cioccolato di Vianne.

Ingredienti
Per 6 persone

125 g burro, a temperatura ambiente
150 g zucchero
2 uova
200 g cioccolato fondente
1 cucchiaio Cointreau
1 cucchiaio di buccia di arancia finemente grattugiata
220 g farina
2 cucchiai cacao amaro
1 busta lievito in polvere
250 ml latte
La ricopertura
250 g cioccolato fondente
375 ml panna

Procedimento
Riscaldate il forno a 180 gradi.
Montate con l’aiuto del frullino elettrico lo zucchero con il burro fino a quando è diventato bello cremoso. Aggiungete poi le uova, una alla volta, il cioccolato fuso e intiepidito, il Cointreau e la buccia di arancia grattugiata.
Settacciate la farina col cacao ed il lievito e poco alla volta, in alternanza col latte, incorporatelo all’impasto di cioccolato. Versate il tutto in una tortiera imburrata dal diametro di circa 25 cm ed infornate per 40 minuti. Sarà pronta quando infilando al suo centro uno stecchino, ne uscirà pulito. Sformatela e rovesciatela su di una gratella in modo che si raffreddi bene.
Nel frattempo preparate la ganache (ricopertura) mettendo la cioccolata in un recipiente metallico e versandoci sopra la panna che avete portato a leggera ebollizione. Lasciate che il calore sciolga la cioccolata per circa 3 minuti e poi mescolate bene fino ad ottenere una crema morbida. Fate raffreddare il tutto in frigorifero per circa 20 minuti in modo che solidifichi un po’ ma non troppo. Passato questo tempo, toglietela dal frigorifero e, aiutandovi col frullino elettrico, mescolate bene fino a quando otterrete una crema che verserete al centro della torta e che spalmerete tutto intorno, con l’aiuto di una spatola di metallo, in modo da ricoprirla tutta.

E mi raccomando: mangiate a sazietà! :)

(la ricetta è tratta dal sito: http://www.mangiarebene.com)

Lo stile gustaviano


Può forse sembrare impossibile riuscire a coniugare l’eleganza con la sobrietà e la semplicità. Invece non è così. Nella seconda metà del Settecento, il re di Svezia Gustavo III, colto, raffinato e amante dell’arte, crea uno stile d’arredamento che è ancora conosciuto con il suo nome. Lo stile gustaviano fonde il Rococò e il Neoclassicismo in maniera originale, ma i modelli francesi vengono rielaborati, sfrondati da ogni eccesso e adattati così alla minor disponibilità finanziaria della corte svedese e al più sobrio gusto nordico.
Nasce allora uno stile inconfondibile, semplice fino a sfiorare tavolta il minimalismo, ma fresco, armonioso ed elegante. La grande novità di questo stile rispetto all’originale modello francese è costituita dai colori chiari, luminosi e delicatissimi, utili a catturare la poca luce del freddo clima del Nord. Prevalgono così il bianco e l’azzurro, ma sono presenti anche altri colori pastello, come il verde salvia e il rosa. I mobili sono semplicissimi, dal momento che i legni usati in Svezia sono meno pregiati di quelli francesi, inglesi e italiani: pino, faggio, betulla e abete che, essendo teneri, sono adatti a essere dipinti e intagliati, tanto che l’effetto delle venature viene dato con il pennello.
In quest’immagine potete osservare due sedie in stile gustaviano, con i caratteristici colori delicati e le semplici stoffe a quadretti:

Da un museo svedese è tratta poi la foto di questa camera da letto dall’atmosfera e dagli arredi tipicamente gustaviani:

Caratteristiche dello stile gustaviano sono le stufe a piastrelle. Qui sotto potete osservare la foto di una stufa proveniente dalla fabbrica di ceramiche di Marieberg, e costruita a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento per il palazzo di Sturehov. La stufa è affiancata da pannelli decorati e da sedie neoclassiche:

I mobili tipici dello stile gustaviano sono cassettoni, sedili, poltrone, divani, sofà alla turca e alti orologi, cui devono aggiungersi le stufe che soppiantano i tradizionali caminetti. La semplicità dei mobili è però bilanciata dalla ricchezza delle decorazioni delle pareti, dipinte a ghirlande, festoni, nastri e fiori a cui spesso si aggiungono urne, medaglioni, greche, rosette. A volte le pareti vengono addirittura ricoperte con tele dipinte a finti pannelli, e decorate con quadri appesi a nastri.
Ecco un esempio di pareti decorate secondo lo stile gustaviano: si tratta della cosiddetta stanza dei divani a Bernshammar.

Qui sotto potete poi osservare altri esempi di decorazioni da parete nel medesimo stile:

Finora ho mostrato foto che ritraggono autentici arredi d’epoca. Ma lo stile gustaviano può essere facilmente ricreato anche ai nostri giorni, senza alcun bisogno di andare alla ricerca di pezzi d’epoca. Basta utilizzare le copie povere dei pezzi “Luigi” che sono state riprodotte per circa un secolo (tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento), e che ora si possono trovare nei mercatini a prezzi non troppo alti o decisamente abbordabili. Si aggiungano la conoscenza dello stile, un po’ di fantasia, la volontà d’imparare a dipingere qualche mobile, la capacità di abbinare i colori giusti, e il gioco è fatto.
Qui potete vedere la camera di un albergo arredata e decorata in stile gustaviano, ovviamente ricreato ai nostri giorni:

Uno stile riposante, in grado d’infondere serenità e pace, uno stile che può essere reinventato anche spendendo pochissimo denaro, o al quale ci si può ispirare anche solo per arredare una stanza. Uno stile a volte freddo ma delicato, luminoso e al tempo stesso austero, probabilmente lontano dalla sensibilità e dai gusti latini, ma che io amo molto.

Un’isola incantevole


Forse non tutti conoscono Palmarola, una di quelle Isole Pontine che formano un arcipelago in provincia di Latina, di fronte al promontorio del Circeo e a Gaeta. Le Isole Pontine sono sei: Ponza, Gavi, Zannone, Palmarola, Ventotene e S.Stefano. Palmarola è la seconda isola dell’arcipelago per grandezza, ed è un luogo davvero speciale. Qualcuno ha scritto che, quando Dio la creò, doveva essere di buon umore.
Osservare un’immagine simile in una giornata d’aprile come questa, grigia e piovosa, forse non è una scelta felicissima. Sì, perché inevitabilmente sorge il desiderio di vacanze, di spazi infiniti, di libertà, d’evasione.
Ma poi capita qualcosa di meraviglioso. Dopo aver sognato libertà e spazi infiniti, si torna volentieri in una stanza chiusa, accogliente, calda, intima. A pensare, a rilassarsi e a ritrovare se stessi. Lieti e sereni persino se piove e la strada è scura e vuota.

Aprile


Un giorno cupo. Un inverno inaspettato, nel pieno d’aprile, si è abbattuto oggi su questa città.
E sono uscita sotto il cielo scuro e triste per pensare. Per camminare sotto la pioggia leggera e osservare le strade non troppo affollate. A volte il sole accecante distrae, mentre quest’atmosfera grigia e spenta aiuta a riflettere, a concentrarsi, a leggere dentro di sé.
La pioggia ha rallentato i miei passi, ha dissipato certe ombre, ha cancellato alcuni ricordi. Aprile è un passaggio bizzarro, ombroso, forse insidioso. Aprile è il vento che conduce la mente lontano, verso strani orizzonti in cui splende l’arcobaleno.

Intermezzo


Un groviglio di rosa. Domani il sole brillerà più intenso, e dietro le siepi sarà il canto di primavera.

Ricordi di primavera


Un’immagine meravigliosa, con un accostamento di colori che è un autentico inno alla primavera, alla sua radiosità e alla sua gioiosa leggerezza. Un’immagine che mi riporta indietro nel tempo, improvvisamente, facendo rimergere un ricordo lontano.
Avevo quindici anni ed ero innamorata di un ragazzo che mi ricambiava ma con il quale, per ragioni troppo lunghe e monotone da spiegare, avevo interrotto i rapporti in maniera molto violenta e sofferta.
Essendo troppo giovani, e quindi ostinati, inesperti e incapaci di gestire il nostro rapporto, non trovammo mai più il modo di riconciliarci. Eppure, per un lungo periodo, riuscimmo a incontrarci, perché entrambi passavamo alla stessa ora del tardo pomeriggio in determinate vie del piccolo centro cittadino. Era una sorta di rito, di tacito accordo: passavamo, ci guardavamo senza pronunciare una parola, e ciascuno se ne andava per la propria strada.

Adesso arriva la parte comica. Sapendo d’incontrarlo, ovviamente curavo il mio abbigliamento. Fu così che una volta vidi, esposta nella vetrina di un negozio del centro, una bella camicetta a quadretti con un collo bianco piuttosto “importante”, come andava di moda all’epoca. Non mi dilungo a spiegare cosa provai quando vidi quella camicetta con il bavero bianco: la desiderai come un assetato desidera un bicchiere d’acqua in un torrido giorno d’estate. :D Entrando finalmente in quel negozio, mi sentii felice pensando al momento in cui l’avrei indossata, tutta impettita come un gallo cedrone.
Quando la commessa mi mostrò l’agognata camicetta e io stavo per afferrarla con malcelata avidità, quasi fosse l’ultima camicetta esistente sul globo terrestre, ebbi una terribile delusione perché la mia taglia non c’era più. Naturalmente, se fossi stata più razionale, avrei dovuto rinunciare all’acquisto. Invece no. La camicetta mi piaceva anche perché il colore mi stava bene, e così l’acquistai comunque, accettando d’indossare una taglia superiore alla mia.
E l’indossai, eccome se l’indossai! Sui jeans chiari era davvero carina e diventò il mio capo d’abbigliamento favorito. Ogni tanto, poi, la rimiravo con soddisfazione e partecipazione, quasi fosse una mia preziosa alleata soprattutto in certe occasioni. :D

Per quanto possa sembrare strano e anche buffo, il ricordo di quella camicetta è ancora particolarmente vivo in me, e non certo per una questione di moda, ma perché a essa sono legati momenti, sensazioni, pensieri e sentimenti irripetibili.
Adesso non solo non farei mai più nulla del genere – neppure se mi pagassero indosserei una camicetta di una taglia superiore alla mia, ancor meno per ragioni sentimentali – ma talvolta mi biasimo per averlo fatto. Poi, trascorso il momento critico, mi rendo conto di non poter giudicare le mie azioni di quindicenne in base a ciò che sono ora.
E forse la bellezza di essere tanto giovani, pieni di sogni e di speranze anche mal riposte, consiste proprio nel compiere azioni così ingenue e nel camminare con passi incerti e malfermi lungo le strade della vita.

L’orsetta Flocke


Tempo fa pubblicai un post a proposito di una bellissima orsetta nata allo zoo di Norimberga. Adesso Flocke – questo il nome che ora le è stato dato – ha compiuto quattro mesi e ha fatto una prima uscita pubblica. Come si può notare dall’immagine, è cresciuta in fretta ed è un tesoro. :)
Chi vuole ammirare altre foto di questo splendido cucciolo, pubblicate su La Stampa, può cliccare qui.

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Saggezza

"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen

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Sfumature d’autunno (un mio post)

Il rosso dell’autunno scalda il cuore e i pensieri. Le sfumature della natura che declina percorrono monti, boschi, sentieri. Strane emozioni ci avvolgono: un vago senso di malinconia, prezioso nella sua dolcezza, un desiderio di abbandono, una sensazione di pace. Gli affanni sono scomparsi. Resta il suono del vento ad accompagnare i ricordi.

Rose