Archivia per Febbraio 2008



Un professore timido

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Al liceo, il mio professore di latino e greco era un uomo abbastanza timido e piuttosto pio. Pur essendo, la nostra, una scuola statale, costui era molto cattolico e non era un ipocrita, perché tutta la sua condotta esistenziale era seriamente improntata alle sue convinzioni etiche. In tal senso era senza dubbio un uomo ammirevole e rispettabile.
Era anche molto bravo e particolarmente preparato nelle discipline che insegnava, un fatto riconosciuto da tutti, persino da coloro, ed erano molti, il cui profitto in greco e latino risultava assai scarso; inoltre era buono, serio nel dare i voti, nel senso che non li regalava, e privo di faziosità. L’unica sua caratteristica che a volte costituiva motivo di risate da parte di certi studenti era appunto una forma, se così la vogliamo definire, di timidezza, cioè la sua incapacità a sfiorare argomenti che avessero qualche lontana attinenza con la sfera erotica.

Una volta, ad esempio, durante una lezione di letteratura latina, dovette suo malgrado affrontare un discorso riguardante certi spettacoli degli antichi Romani, spettacoli di serie B, ossia destinati a un pubblico dai gusti rozzi e un po’ volgari. Ebbene, in quella circostanza il nostro amato professore impiegò almeno dieci lunghi minuti in giri di parole ed eufemismi vari solo per dire che in certi spettacoli si usava fare spogliarelli. :| In un’altra occasione mentì a proposito dei rapporti di Catullo con una donna, spacciandola per sua moglie quando invece era la sua amante. :? Naturalmente noi eravamo a conoscenza della verità, anche perché sui testi trovavamo le biografie degli autori, ma evidentemente questo particolare sfuggiva al nostro pudico insegnante.
Fu così che, una volta, i ragazzi della IIC decisero di metterlo in imbarazzo con una domanda. Un alunno alzò la mano e, fingendo molta ingenuità e approfittando di un testo greco che stava leggendo, gli chiese: “Professore, mi scusi, cos’è un eunuco?”. :P Un silenzio mortale scese in classe, un silenzio di tomba. Il professore cominciò a tergiversare, arrossì, attese un po’, poi ritenne di trovare la salvezza pronunciando queste parole: “L’eunuco è un individuo mancante di qualcosa”. :D

Un inno alla vita

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Non sono carini? :) Annunciano la primavera e la gioia del sole ritrovato; sono un inno alla vita che sboccia e che guarda al mondo con incantato stupore.
Cancellano i tetri pensieri di giornate troppo grigie, e invitano a sperare che il sole possa sorgere ogni giorno più luminoso.

Il principe azzurro…

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…che tutte le donne sognano.
:twisted: :mrgreen: :o :| :? :evil:

Un lupo fra le viole

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Uno splendido lupo in un prato di viole: quando la Natura ci colpisce per la sua straordinaria varietà e per quanto di bello può donarci, a patto di saperne cogliere tutte le sfumature. A patto di saper cogliere la bellezza di un animale che si aggira tra i fiori di primavera, come se questi non aspettassero altro che la sua compagnia.

Il cancello d’autunno

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Lungo il viale soltanto la voce del vento, e la malinconica compagnia dei pensieri. L’oscurità non mi travolge, ma protegge quest’incerto cammino. Mancano pochi passi per varcare quel cancello, poca fatica mi attende ancora.
Eppure non oso. Un’indescrivibile spossatezza e un atroce senso di disgusto mi pervadono interamente, senza darmi pace.
Vorrei non sentire, non vedere, non sapere. Vorrei non dover aprire quel cancello, vorrei che il cammino s’interrompesse. Solo le foglie morte, accarezzate dal vento autunnale, m’infondono un lieve senso di pace; solo le foglie morte comprendono questo dolore.
In fondo al viale, oltre l’oscurità degli alberi, filtra una luce. Per conoscerne il caldo splendore o il possibile squallore, occorre varcare quel cancello e camminare senza indugio. Ma le forze sono scomparse, mentre spossatezza e disgusto non vogliono andarsene.
Trascorrerà allora il tempo in questa vuota attesa e cadranno altre foglie, amaro pianto degli alberi, tristi e immobili, sotto l’ansioso cielo d’autunno.

Semplicità e serenità

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Ogni giorno siamo bombardati da notizie e immagini che non possono certo rasserenare il nostro spirito o i nostri pensieri: violenza, sangue, esibizioni volgari e altro.
Basta allora una foto come questa per donare, almeno ad alcuni di noi, un po’ di gioia o di tranquillità. Un’immagine semplice, perché solo la semplicità regala un profondo senso di pace all’anima: un tenero gattino, innocente, indifeso, dolcissimo, dorme placidamente con un orsetto di peluche accanto.
In fondo, la felicità è davvero una piccola cosa.

Un giardino di pace

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Credo che, per alcuni di noi, l’immagine di un giardino come questo possa costituire la fonte di numerosi sogni a occhi aperti, diversi a seconda della personalità di ciascuno.
Vivo ma calmo, luminoso e sereno, colorato ma elegante, evoca il pensiero di un Eden perduto, e forse magicamente ritrovato. Non vi sono angoli cupi in questo giardino, né fiori morenti: la sua serenità è perfetta, il suo equilibrio senza pari.
Non possono esistere giorni di tempesta in un simile paradiso, né raffiche di vento a spezzare i rami degli alberi; il verde resterà brillante perfino quando tornerà l’autunno, e i fiori continueranno a vivere nonostante il gelo dell’inverno. Nessuna incrinatura, nessun indicibile segreto, perché qui tutto è come appare.
Nessun timore, allora, di scoprire l’orrore sotto tanta sfolgorante bellezza. Si potrà camminare in questo giardino, fermarsi ad ammirarlo, passare ore a contemplarlo: non sarà mai fonte di delusione. Eternamente immobile, eternamente identico a se stesso, ha la solidità delle cose buone, quelle che sfidano la pericolosa mutevolezza del trascorrere del tempo.
Un rifugio sicuro dopo ogni uragano, una promessa di felicità. Una speranza che non vuole morire, nonostante tutto.

Ricordi di Carnevale

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Ricordo che quando frequentavo le scuole elementari, in classe, a Carnevale, non brillavamo per originalità. Le maschere e i vari travestimenti erano sempre gli stessi: i maschi, poverini, costantemente vestiti da Zorro, con mantello nero e spadino (o spiedo, fate voi), mentre per noi femmine s’imponeva una sorta di scelta obbligata fra il costume da dama del Settecento, con parrucca e boccoloni bianchi, o l’abito tutto pizzi da spagnola, quest’ultimo specialmente quando si avevano i capelli scuri.
Un modo per eludere questa scelta obbligata consisteva nell’armarsi di tanto coraggio e indossare i panni della contadinella, ma, a onor del vero, tale travestimento non ebbe mai un gran successo, attirando ben poco le nostre fantasie di bambine desiderose di agghindarsi con pizzi e trine. :P
Per quanto mi riguarda, a sette anni indossai un bellissimo abito da spagnola, mentre a otto mi misi sul capo ricciuto una parruccona bianca, molto detestata in verità, ma utile accessorio per completare il mio bell’abito azzurro da dama.
Ci fu poi una volta un mio compagno di classe che, in un inaspettato impeto di originalità, ci risparmiò l’ennesimo mantello di Zorro e si vestì da soldato, con tanto di tuta mimetica e finto fucile. Ma nessuno osò mai indossare gli abiti del principe azzurro, con cappello di velluto e pennacchio bianco in testa. :o Evito, a tal proposito, una facile battuta che sta affiorando nella mia mente maliziosa, e chiudo.

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OLTRE IL CANCELLO

di Romina
"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen

 

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"Di solito la gente crede di fare una cosa particolarmente originale sposandosi, senza pensare che un gran numero di persone si è sposato, a cominciare da Adamo ed Eva". (parole di Polly Ley, nel romanzo "La signora Craddock", di William Somerset Maugham)
"La democrazia può essere molto ingiusta, alle volte, Sabrina. E nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco". Frase tratta dal film "Sabrina" di Billy Wilder (1954)