
Siete mai entrati in negozi strani, magari eccessivamente “trendy”, se così si può dire? A me è capitato soprattutto durante l’adolescenza, quando, nella città in cui vivo, fiorivano come funghi negozi d’abbigliamento femminile che pretendevano di distinguersi per la particolarità delle loro improbabili (o improponibili) coreografie. ![]()
Ricordo ancora che, in un afoso pomeriggio d’estate, quando avevo diciannove anni, mi recai a fare shopping con una mia amica ed ebbi un’esperienza decisamente fuori del comune. Stavo cercando un abito, ma ero molto incerta e non riuscivo a scegliere perché non amavo l’abbigliamento trash di cui le vetrine erano colme.
A un certo punto, fiaccate dal troppo camminare e dal caldo, io e la mia amica decidemmo di entrare in un negozio aperto da poco, e che, proprio per questo, c’incuriosiva un po’. Varcata la soglia, i nostri poveri e fragili timpani furono investiti e devastati da una brutta musica a tutto volume, mentre una commessa ruminante, nel senso che masticava con ostentazione, a bocca spalancata, una gomma americana, ci guardò con l’aria stanca e il sorriso un po’ ebete. “Qui si mette male”, pensai io, pentita di essere entrata. ![]()
Tuttavia feci buon viso a cattivo gioco, e chiesi alla commessa di poter provare una specie di tubino di colore indefinito, del genere savana al tramonto (forse). Non che quell’abito mi piacesse particolarmente, ma mi ero accorta che era l’unico a non essere in stile simil-passeggiatrice-sulla-tangenziale, e quindi senz’altro più decoroso della media dei capi d’abbigliamento presenti nel negozio.
Una volta preso il vestito, e cercando di celare le mie numerose perplessità, io e la mia amica ci dirigemmo nei camerini. E qui scoppiò l’imprevisto:questi, infatti, non erano normali, ma assomigliavano ai classici bidoni della spazzatura.
Giuro, non sto scherzando: le stanze erano rivestite di un materiale grigio tipo latta e non c’erano tende per chiuderle, ma ante somiglianti ai bidoni della spazzatura, quelli a forma cilindrica e con le scanalature nel mezzo. ![]()
Mentre la musica continuava a rimbombare a tutto volume, e mentre cercavo, nel finto bidone della spazzatura, di cambiarmi per provare l’abito color savana al tramonto, non resistetti e cominciai a ridere forte, suscitando l’ilarità della mia amica che, in attesa fuori del “bidone”, iniziò a piegarsi in due nell’osservare la latta grigia che ci circondava. A causa delle risate, poi, non riuscivo a infilare un braccio nell’abito elasticizzato, che quindi mi era entrato per metà, ed era rimasto aggrovigliato ai capelli e raggrinzito intorno al collo, tanto che stavo seriamente rischiando di soffocarmi. ![]()
Nonostante l’assordante rumore di quella musica infernale, le nostre risate, evidentemente molto forti, richiamarono la commessa ruminante, che accorse per scoprire i motivi di tanta ilarità. Sfacciate come non mai, continuammo a ridere, e io inventai che la causa di tutto era una barzelletta della mia amica. Fortunatamente la commessa non se la prese, ma sembrò addirittura un po’ divertita.
Come finì quest’inutile episodio? Semplice: non acquistai il tubino perché non mi piaceva, ma, uscendo da quello strano negozio, io e la mia amica ridemmo ancora a lungo. ![]()
Esperienze anomale
Pubblicato 20 Novembre, 2007 discorsi frivoliTags: abiti, divertimento, moda, sciocchezze, trash





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