Archivia per Novembre 2007

Oltre l’apparenza

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Non so perché, ma talvolta mi capita di provare un improvviso moto di paura, quasi di terrore, di fronte a certi paesaggi.
Non sto scherzando, sono seria. Chi legge assiduamente questo blog sa che ho scritto numerosi post, spesso anche “poetici”, sulla bellezza dell’autunno, e che mi sono soffermata molte volte sulle stagioni in generale, lasciando emergere il mio amore nei confronti della natura.
Però talvolta reagisco in modo strano di fronte a certi spettacoli di essa: mi assale un improvviso sgomento, m’invade un inspiegabile senso di morte, avverto la mia inesorabile piccolezza nei confronti di quanto mi circonda. E ciò che è bello si trasforma allora, per me, in qualcosa di abnorme, minaccioso, nemico: il doppio volto della bellezza, la meraviglia che cela un pericoloso abisso.
Ecco, anche di fronte a quest’immagine mi assale il panico, mi sento persa, mi sembra di cogliere una minaccia nascosta dietro una superficie apparentemente quieta. E persino ora, mentre mi sforzo di guardarla serenamente, non posso allontanare da me un moto di profonda inquietudine.

Scorcio d’autunno

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Come pennellate date per caso in un cupo giorno di nebbia e di vento, e il pensiero fisso della fine che s’avvicina.
Come i ricordi remoti nel tempo. E la morte, l’abbandono, il gelo della terra scura.

Povero Babbo Natale!

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Disgraziatamente, e con mio sommo sconcerto, li ho già visti, in anticipo rispetto alle previsioni. Da alcuni anni, ormai, la loro inquietante presenza è diventata una costante, un appuntamento fisso, una scadenza come le tasse.
Di cosa sto parlando? Ma di quei brutti Babbi Natale “appesi” che si possono osservare un po’ ovunque, secchi e senza pancia, con uno strano torace rettangolare e “vuoto”, con scarpe modello-Frankestein e volti in perfetto stile lombrosiano. Alcuni, i più rassicuranti, hanno la fisionomia da ladri, altri hanno invece i ghigni da serial killers perversi, tanto che se, per caso, se ne vede uno all’improvviso, si rischia l’infarto al miocardio. :mrgreen:
Questi poveri, tristissimi Babbi sono sempre arrampicati a qualcosa, in genere a oscillanti scalette di corda penzolanti dall’alto, oppure alle inferriate dei balconi, tipo ladri che s’introducono furtivamente nelle abitazioni. Sembra che ce ne siano addirittura sui tetti delle case. :| Io, poi, ne ho visti pendere, non so come, all’alto delle vetrine di tanti negozi, messi in bilico, con una gambetta di qua e una di là, e in un equilibrio assai precario, tanto che, a vederli, mi sono chiesta se non fossero in procinto di sfracellarsi al suolo. :?
Il vero Babbo Natale, quello che fa sognare molti di noi, è bello, florido, con il volto dolcissimo, paffuto e sorridente, senza ghigni strani, e ha una rotonda panciona prominente che infonde il buon umore. Splendida immagine di allegria e simpatia, il vero Babbo Natale è un incantevole inno alla festa, un tesoruccio delizioso, come quello della foto. Non assomiglia a un ladro o a un serial killer.
Non me ne vogliano ora gli amanti di questi moderni Babbi-ladri-appesi: ognuno ha i propri gusti. E sul mio blog, ovviamente, io espongo i miei, del tutto soggettivi.
Povero Babbo Natale! :P

Un paese in appennino

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Questa bella foto ritrae Varco Sabino, un paesino dell’appennino in provincia di Rieti, nell’area geografica denominata “Cicolano“. Siccome ci stiamo avvicinando all’inverno, quest’immagine mi sembra un’ottima anticipazione della stagione.

Un bel corso d’acqua

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L’acqua del torrente riflette il colore delle foglie morenti, diventando il limpido e brillante specchio di un’intera stagione.

Una quiete fuori del tempo

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Un’altra immagine firmata Holly Hobbie. Un’immagine di quiete: il gatto acciambellato sul banchetto evoca l’idea di un lento scorrere del tempo, e così la bambina con il suo cestino da lavoro in mano.
Queste figure di Holly Hobbie spesso evocano l’idea di un “dentro” in contrasto con il “fuori”: l’intimità, il conforto e il calore della casa, intesi come rifugio e involucro protettivo, calmo e sereno, in contraddizione con il ritmo convulso e l’atmosfera fredda del mondo esterno. Una quiete astorica in contrasto con il caos della contemporaneità più deteriore. Il senso e la bellezza delle piccole cose, semplici e casalinghe, contro ogni eccesso e sfrenatezza.
A volte anche immagini come queste, apparentemente “inutili”, suscitano pensieri e riflessioni, o sentimenti che credevamo sopiti. Forse anche per tale motivo, nonostante il trascorrere degli anni, mantengono inalterato il loro fascino: sono fuori del tempo, fuori della storia, evocano l’antico, ma un antico pensato e immaginato, non storicamente realizzato. Sono il riflesso di certi nostri desideri, del nostro tendere verso qualcosa che non possiamo afferrare, costantemente sfuggente e perciò ammantato d’eternità.

Prima della fine

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Il tempo trascorre in fretta, travolge giorni, ore e minuti. L’autunno si sta rapidamente consumando, aggredito da un’ondata di freddo intenso, e certe tiepide e dolci giornate d’ottobre sembrano un ricordo ormai lontano.
Ci attendono settimane di gelo impietoso. E allora, prima che sia tutto finito, prima che l’inafferrabile bellezza dell’atmosfera autunnale ci abbandoni completamente, pubblico quest’immagine incantevole: un viale coperto di foglie, in un trionfo di caldi colori.

Esperienze anomale

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Siete mai entrati in negozi strani, magari eccessivamente “trendy”, se così si può dire? A me è capitato soprattutto durante l’adolescenza, quando, nella città in cui vivo, fiorivano come funghi negozi d’abbigliamento femminile che pretendevano di distinguersi per la particolarità delle loro improbabili (o improponibili) coreografie. :|
Ricordo ancora che, in un afoso pomeriggio d’estate, quando avevo diciannove anni, mi recai a fare shopping con una mia amica ed ebbi un’esperienza decisamente fuori del comune. Stavo cercando un abito, ma ero molto incerta e non riuscivo a scegliere perché non amavo l’abbigliamento trash di cui le vetrine erano colme.
A un certo punto, fiaccate dal troppo camminare e dal caldo, io e la mia amica decidemmo di entrare in un negozio aperto da poco, e che, proprio per questo, c’incuriosiva un po’. Varcata la soglia, i nostri poveri e fragili timpani furono investiti e devastati da una brutta musica a tutto volume, mentre una commessa ruminante, nel senso che masticava con ostentazione, a bocca spalancata, una gomma americana, ci guardò con l’aria stanca e il sorriso un po’ ebete. “Qui si mette male”, pensai io, pentita di essere entrata. :?
Tuttavia feci buon viso a cattivo gioco, e chiesi alla commessa di poter provare una specie di tubino di colore indefinito, del genere savana al tramonto (forse). Non che quell’abito mi piacesse particolarmente, ma mi ero accorta che era l’unico a non essere in stile simil-passeggiatrice-sulla-tangenziale, e quindi senz’altro più decoroso della media dei capi d’abbigliamento presenti nel negozio.
Una volta preso il vestito, e cercando di celare le mie numerose perplessità, io e la mia amica ci dirigemmo nei camerini. E qui scoppiò l’imprevisto:questi, infatti, non erano normali, ma assomigliavano ai classici bidoni della spazzatura. :mrgreen: Giuro, non sto scherzando: le stanze erano rivestite di un materiale grigio tipo latta e non c’erano tende per chiuderle, ma ante somiglianti ai bidoni della spazzatura, quelli a forma cilindrica e con le scanalature nel mezzo. :twisted:
Mentre la musica continuava a rimbombare a tutto volume, e mentre cercavo, nel finto bidone della spazzatura, di cambiarmi per provare l’abito color savana al tramonto, non resistetti e cominciai a ridere forte, suscitando l’ilarità della mia amica che, in attesa fuori del “bidone”, iniziò a piegarsi in due nell’osservare la latta grigia che ci circondava. A causa delle risate, poi, non riuscivo a infilare un braccio nell’abito elasticizzato, che quindi mi era entrato per metà, ed era rimasto aggrovigliato ai capelli e raggrinzito intorno al collo, tanto che stavo seriamente rischiando di soffocarmi. :D
Nonostante l’assordante rumore di quella musica infernale, le nostre risate, evidentemente molto forti, richiamarono la commessa ruminante, che accorse per scoprire i motivi di tanta ilarità. Sfacciate come non mai, continuammo a ridere, e io inventai che la causa di tutto era una barzelletta della mia amica. Fortunatamente la commessa non se la prese, ma sembrò addirittura un po’ divertita.
Come finì quest’inutile episodio? Semplice: non acquistai il tubino perché non mi piaceva, ma, uscendo da quello strano negozio, io e la mia amica ridemmo ancora a lungo. :P

Aforismi

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Trascrivo alcuni aforismi di Leo Longanesi (1905-1957). Chissà che non suscitino qualche riflessione! ;)
Eccoli:

La povertà è gratis.

Tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola.

Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica.

Se c’è una cosa in Italia che funziona è il disordine.

Tutto ciò che non so l’ho imparato a scuola.

Non datemi consigli! So sbagliare da solo.

Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo.

Sensazioni a novembre

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Di freddo e di nebbia il sapore del tempo, di aria bagnata e un colore più intenso. E monti impietriti a covare silenzi; e monti impietriti a dormire silenzi.

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OLTRE IL CANCELLO

Il blog di Romina
"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen
"Di solito la gente crede di fare una cosa particolarmente originale sposandosi, senza pensare che un gran numero di persone si è sposato, a cominciare da Adamo ed Eva". (parole di Polly Ley, nel romanzo "La signora Craddock", di William Somerset Maugham)

 

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"La democrazia può essere molto ingiusta, alle volte, Sabrina. E nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco". Frase tratta dal film "Sabrina" di Billy Wilder (1954)