
Questa è una foto, molto bella e suggestiva, di Fara Sabina.
L’autore della foto, tratta dal sito www.gosabina.com, è Giorgio Pace.
Archivia per Ottobre 2007
Qualche risata
Pubblicato 10 Ottobre, 2007 discorsi frivoli 0 CommentiTags: divertimento, sciocchezze
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Dopo tanti post seri sull’autunno, spezzo l’atmosfera e riporto due barzellette che mi sono state raccontate oggi.
Berlusconi e Tremonti insieme al campeggio
Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti sono insieme al campeggio.
Giunta la sera si coricano, uno vicino all’altro, e Berlusconi chiede: «Giulio, guarda il cielo sopra di noi e dimmi cosa ne deduci.»
Giulio osserva il firmamento con attenzione e, tutto concentrato, replica: «Da un punto di vista astvonomico, deduco che ci sono milioni di galassie e miliavdi di pianeti. Da un punto di vista astvologico che Satuvno è nel Leone. Da un punto di vista meteovologico, che domani savà una bella giovnata…».
Berlusconi: «TREMONTI, IDIOTA! CI HANNO RUBATO LA TENDA!».
Tra moglie e marito…
Un uomo dice a un amico:
- Sai, mi sono morte due mogli…
E l’altro:
- Ah! La prima com’è morta?
- Con i funghi avvelenati.
- Mi dispiace. E la seconda?
- Con una padellata in testa.
- Come sarebbe con una padellata?!
- Eh! Non li voleva mangiare, i funghi !!! ![]()
Paesaggio d’autunno
Pubblicato 10 Ottobre, 2007 frammenti , stagioni 1 CommentoTags: autunno, paesaggi
Nessuno intorno, nessuna casa, nessuna voce umana. Soltanto il silenzio, e una distesa di foglie morenti ad accompagnare il cammino.
Soltanto il silenzio, e il vento autunnale, e pensieri che sanno di terra e di cielo, confusi nella nebbia del primo mattino. Soltanto il silenzio, e un’oscura sensazione di freddo e di morte, ma senza timori, ma senza tremori.
Soltanto il silenzio, e il desiderio che questi colori restino ad incatenare il pensiero.

Ammetto di non averla mai amata troppo, neppure durante l’infanzia. Sì, mi piaceva, ma le mie favole preferite erano Il Gatto con gli stivali, >La bella addormentata nel bosco e La bella e la bestia. Forse quest’ultima è la fiaba che ho amato al di sopra di ogni altra, quella che mi ha commosso e che mi è entrata nel cuore.
Però Cappuccetto Rosso è assai nota e quindi trascrivo volentieri la sua morale, tratta dal mio solito libro di favole, quello che cito spesso. Una morale interessante, non c’è che dire.
La novella dimostra chiaramente:
che i fanciulli, e in specie le bambine,
belle, vispe e carine,
hanno torto a dar retta a ogni sorta di gente.
Così accade tuttora
che il lupo tante e tante ne divora.
State attente, ragazze,
ci son dei lupi di tutte le razze.
Ne conosco di quelli sì discreti,
docili, compiacenti, mansueti,
che senza esprimer nulla,
sperando pur di farla persuasa,
danno la caccia a una bella fanciulla.
In piazza, alla finestra, in chiesa, in casa.
Garbati in vista, onesti e graziosi
son quelli i lupi più pericolosi.
Non male come morale, vero?
(la foto di Cappuccetto Rosso è tratta dal sito:
http://www.paroledautore.net/fiabe/classiche/grimm/cappuccettorosso.htm

Fra i tanti bei libri di fiabe che possiedo, ne ho uno in cui vengono descritte le caratteristiche principali delle fate e dei folletti, queste creature fantastiche che tanto ci hanno fatto sognare durante l’infanzia, e che forse continuano a farci sognare nonostante l’età adulta.
Pertanto, dal momento che un po’ di sano svago e d’evasione sono necessari, riporto qui quanto si legge nel mio libro (Fiabe e leggende d’Irlanda, Demetra, 1998):
secondo la tradizione popolare irlandese le fate o “piccolo popolo” sono angeli caduti in peccato, non buoni abbastanza per essere salvati, né cattivi al punto di essere dannati.
Sono creature molto estrose, suscettibili, di cui è meglio addirittura non parlare, ma che si lasciano conquistare, e, ad esempio, proteggeranno la vostra casa dalla sfortuna se di notte avrete l’accortezza di lasciare un po’ di latte sul davanzale di una finestra.
Molti poeti e scrittori, anche di altre culture, sono stati concordi nel ritenere che dietro il mondo visibile ci siano esseri coscienti, che non sono del cielo ma della terra, e che normalmente non vediamo, tranne nei sogni, quando giochiamo e parliamo con loro. Le loro attività principali sono far festa, lottare e suonare le musiche più belle. Tra loro c’è una sola persona che fa un mestiere, il leprecano, cioè il calzolaio fatato: probabilmente i folletti ne hanno bisogno, perché a furia di ballare consumano tante scarpe.
I folletti hanno tre grandi feste: la Vigilia di Maggio, la Festa di Mezza Estate e la Viglia di Novembre. Alla Vigilia di Maggio, ogni sette anni, vanno in giro a combattere, soprattutto nei grandi spiazzi circolari racchiusi da un muro di pietre a secco, molto diffusi nel paesaggio irlandese.
Alla Vigilia di Mezza Estate, in occasione della festa di S. Giovanni (24 giugno), quando nelle campagne si accendono i fuochi, il popolo delle fate è al massimo della sua allegria ed è in questo periodo che talvolta vengono rapite le belle fanciulle mortali.
Invece, la Vigilia di Novembre i folletti sono piuttosto tristi: infatti, secondo il calendario gaelico, questa è la prima notte d’inverno ed essi danzano con gli spettri, mentre il pooka s’aggira e le streghe lanciano i loro incantesimi.
I folletti sono sempre molto gelosi delle loro melodie e non amano sentirle sulle labbra degli umani. Alla domanda se questi angeli caduti conoscano la morte, gli irlandesi rispondono che essi sono immortali.
Un simbolo dell’autunno
Pubblicato 5 Ottobre, 2007 stagioni 2 CommentiTags: autunno, colori, frutto

Il frutto autunnale per antonomasia, il simbolo del mese d’ottobre è il cachi. Con i suoi colori caldi e vivi, ma nel contempo dolci, ci parla dell’autunno, del sole pallido che declina lentamente, delle campagne quiete, del verde e del marrone che si confondono prima di morire nel gelo dell’inverno. E la sua debole consistenza, di frutto che si sfalda facilmente, tenero e molle, prelude allo sfacelo della natura, alla sua lenta ma inesorabile corruzione.

Sono sempre stata molto affascinata dai sentieri e dai viali un po’ tortuosi.
Lunghi viali solitari, confinati ai margini del mondo; viali con curve strette e misteriose, riparate da alberi fitti, viali che conducono non si sa dove, che si snodano lenti, ricoperti da foglie ingiallite.
Viali dove il tempo non è più tale, dove la vita sfuma in una precaria sospensione. Viali accarezzati dal vento d’autunno, grigi di nebbia e di pioggia, oscuri ma calmi.
Viali colmi d’inconfessabili segreti; viali colmi di noi, avvolti dal silenzio dell’esistere invano.






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