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Università di Bologna, esame di geografia, Facoltà di Lettere e Filosofia. Il docente, persona preparatissima, ineccepibile sotto questo punto di vista, ma con un carattere, per così dire, un poco stravagante e forse indescrivibile, con punte tendenti al sadismo, fa questa domanda a un ragazzo: “Cosa si coltiva vicino a casa sua?”.
Il giovanotto, fortemente impressionato dall’inaspettato quesito e dall’eminente studioso che gli sta di fronte, non riesce a rispondere. Il docente, con aria sorniona: “Lei dove abita?”. Lo studente farfuglia il nome di una località in Romagna. E il professore, lieto d’infierire: “Ma lei non guarda fuori del finestrino quando viaggia in treno?”
Un altro episodio, relativo al medesimo docente. Una ragazza non è proprio brillante, parla con lentezza, non è troppo preparata. Lui comincia a dare inequivocabili segni d’impazienza, ha l’aria annoiata e anche profondamente disgustata. Alla fine dice: “Guardi, io non posso darle più di ventisei”. La ragazza comincia a difendersi: “Io per quest’esame mi sono preparata molto, mi sono davvero impegnata”. E il professore: “Sì, infatti le assegno ventisei giusto per l’impegno, altrimenti…”.
Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Università di Bologna. Questa volta si tratta di una docente, nota a tutti per i suoi modi non proprio raffinati. Un ragazzo si reca nel suo studio per parlare della prova finale di laurea triennale, una tesina. La docente accetta il lavoro ma dice: “Io non capisco perché gente come lei dovrebbe laurearsi. C’è tanta richiesta di personale nei bar…”.





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