Mezzogiorno di fuoco

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Sono le 10 e 30 del 1865. Ad Hadleyville, il giudice di pace sta celebrando il matrimonio fra il maturo sceriffo Will Kane (Gary Cooper) e la giovane quacchera Amy (Grace Kelly). Durante la cerimonia giunge una notizia grave e inaspettata: il feroce bandito Frank Miller, catturato e mandato in prigione alcuni anni prima dallo sceriffo Kane, è stato graziato e arriverà in città con il treno di mezzogiorno per vendicarsi. Esortato dai suoi amici ad abbandonare subito Hadleyville, Kane parte con Amy; tuttavia, appena giunto fuori città, decide di tornare indietro sentendosi in dovere di affrontare il pericolo.
Ad Hadleyville Kane cerca di contattare più uomini possibili per formare una squadra in grado di fronteggiare Miller, ma ad uno ad uno tutti accampano scuse pur di tirarsi indietro, e lo sceriffo, a mano a mano che si avvicina mezzogiorno, resta solo.
Intanto anche sua moglie Amy, che a causa della religione detesta ogni tipo di violenza, lo lascia, decisa ad andarsene con il treno di mezzogiorno. Tuttavia in seguito cambia idea anche grazie all’incontro con la ex amante del marito (Katy Jurado), le cui parole la convincono a non abbandonarlo.
Kane affronta il duello con Miller ma alla fine di tutto, con un gesto rimasto memorabile, getta la stella di latta in terra davanti ai suoi concittadini, che escono in massa dalle loro case solo dopo la conclusione dello scontro.

High noon (1952), in Italia conosciuto come Mezzogiorno di fuoco, può essere a buon diritto considerato uno dei più bei western della storia del cinema. Si tratta di un’opera atipica perché il protagonista non è il classico eroe privo di timori, sicuro di sé e un po’ sbruffone, ma è un uomo vero, che ammette le sue paure di fronte al pericolo che lo minaccia, e che sceglie di affrontarlo non perché si consideri forte e invincibile, ma per puro senso del dovere e per rispetto nei confronti della legge in cui ha creduto.
Indimenticabile e di grandissimo effetto è l’immagine della cittadina assolata e vuota, in cui, a mano a mano che il film procede, il sempre più intimorito e sbalordito Kane si muove in maniera impacciata nell’attesa che il destino si compia. Gary Cooper, qui non più giovane, è straordinario nel dar vita a un personaggio fragile ma leale, visibilmente impaurito eppure dignitoso. Da segnalare anche, come celeberrima caratteristica del film, l’ottima suspense che accompagna il procedere dell’azione, efficacemente scandita dalle frequenti inquadrature all’orologio dell’ufficio di Kane.
Questo film non è però soltanto uno splendido western, perché ci rivela un’eterna e dura verità che trascende il genere cui l’opera appartiene, e con la quale ciascuno di noi può scontrarsi: la viltà e l’egoismo che gli esseri umani manifestano nei momenti difficili o di crisi, e la solitudine che quindi inevitabilmente ci colpisce ogni volta che ci troviamo in serie difficoltà e avremmo bisogno d’aiuto. Un messaggio amaro, dunque, ma certamente realistico. La scelta del bianco e nero, visti i contenuti, è perfetta perché dà risalto alla solitudine e al dramma del protagonista.
Voto: 9 e mezzo.

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