
Si sa che, da giovanissimi, spesso si tende a compiere certi atti in maniera disinvolta, un po’ perché istintivamente ci si ritiene immortali, un po’ perché vivacità di spirito e spensieratezza si fondono in un “unicum” senza uguali.
A dodici anni, quando trascorrevo le mie vacanze estive in montagna, avevo preso l’abitudine di guidare la Vespa di mia cugina. A onor del vero fu mia cugina, di quattro anni più anziana, che, con la scusa di volermi insegnare a guidare quel veicolo, trovò un modo per farmi scorrazzare in Vespa, nonostante i miei dodici anni, lungo le tortuose strade appenniniche: lei si sedeva dietro di me e cambiava le marce, mentre io, davanti, guidavo con disinvoltura e senza alcun timore il mezzo, affrontando con estrema sicurezza le curve e senza mai sbandare o finire a sinistra.
Devo ammettere che eravamo prudenti, perché non c’interessava correre come pazze o sfidare il codice della strada, anzi, rispettavamo tutte le regole: a noi importava soltanto allontanarci da casa, sentirci indipendenti, avere uno spazio tutto nostro, che non fosse invaso dagli adulti. Beata gioventù!
Naturalmente eravamo furbette, perché ogni volta che partivamo con la Vespa non avvertivamo nessuno, oppure i miei genitori non facevano in tempo a fermarci, in quanto se ne accorgevano troppo tardi, quando eravamo già sulla strada e correvamo via, felici di aver eluso il loro controllo. Però i miei genitori non si preoccupavano più di tanto di queste fughe, e non ho mai compreso perché, dal momento che per altri versi erano asfissianti e onnipresenti.
La madre di mia cugina, invece, che abitava a circa 500 metri dalla casa in cui io risiedevo e dalla quale partivamo con la Vespa, si era accorta di quello che bolliva in pentola, e così, ogni volta che udiva da lontano il caratteristico rumore del mezzo, si appostava in agguato dietro alle persiane della sua cucina, e quando passavamo si sbracciava fingendo di minacciarci, mentre noi, nel vederla in preda all’agitazione, ridevamo soddisfatte e ci allontanavamo in fretta, ancora più felici di prima, perché avevamo gabbato in blocco tutti i nostri familiari.











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