Archivia per Luglio 2007

Fughe estive

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Si sa che, quando si è giovanissimi, spesso si tende a compiere certi atti in maniera alquanto disinvolta, un po’ perché istintivamente ci si ritiene immortali, un po’ perché vivacità di spirito e spensieratezza si fondono in un “unicum” senza uguali.
A dodici anni, quando trascorrevo le mie vacanze estive in montagna, avevo preso l’abitudine di guidare la Vespa di mia cugina. A onor del vero fu mia cugina, di quattro anni più anziana, che, con la scusa di volermi insegnare a guidare quel veicolo, trovò un modo per farmi scorrazzare in Vespa, nonostante i miei dodici anni, lungo le tortuose strade appenniniche: lei si sedeva dietro di me e cambiava le marce, mentre io, davanti, guidavo con disinvoltura e senza alcun timore il mezzo, affrontando con estrema sicurezza le curve e senza mai sbandare o finire a sinistra. Devo ammettere che eravamo prudenti, perché non c’interessava correre come pazze o sfidare il codice della strada, anzi, rispettavamo tutte le regole: a noi importava soltanto allontanarci da casa, sentirci indipendenti, avere uno spazio tutto nostro, che non fosse invaso dagli adulti. Beata gioventù!
Naturalmente eravamo furbettine, perché ogni volta che partivamo con la Vespa non avvertivamo nessuno, oppure i miei genitori non facevano in tempo a fermarci, in quanto se ne accorgevano troppo tardi, quando eravamo già sulla strada e correvamo via, felici di aver eluso il loro controllo. Bisogna però ammettere che i miei non si preoccupavano più di tanto di queste fughe, e non ho mai compreso perché, dal momento che per altri versi erano davvero asfissianti e onnipresenti. :D
La madre di mia cugina, invece, che abitava a circa 500 metri dalla casa in cui io risiedevo e dalla quale partivamo con la Vespa, si era accorta di cosa bolliva in pentola, e così, ogni volta che udiva da lontano il caratteristico rumore del mezzo, si appostava in agguato dietro alle persiane della sua cucina, e quando passavamo si sbracciava fingendo di minacciarci, mentre noi, nel vederla in preda all’agitazione, ridevamo soddisfatte e ci allontanavamo in fretta, ancora più felici di prima, perché avevamo gabbato in blocco tutti i nostri familiari. :mrgreen:
Chissà cosa darei pur di poter rivivere, per una volta soltanto, quell’esperienza e quelle ingenue emozioni, quello straordinario senso di libertà e quegli attimi fugaci di autentica spensieratezza.

Una splendida gatta

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Si chiamava Bettina ed era tutta nera, con bellissimi ed enormi occhi gialli. I miei vicini di casa l’avevano scelta al gattile, fra moltissimi altri mici, perché sembrava la più sfortunata di tutti: era infatti un povero cucciolo in fin di vita a causa di maltrattamenti, timidissima ed impaurita viste le pessime esperienze fatte con la cosiddetta razza umana.
Una volta adottata, la sua vita cambiò radicalmente: coccolata, vezzeggiata, trattata come una regina, aveva persino una cameretta tutta per sé. Ma era e rimase una gatta speciale, forse anche a causa dei traumi subiti appena nata: dolcissima ed estremamente “femminile”, particolarmente aggraziata nel modo di muoversi, lenta e sinuosissima, curiosa, desiderosa d’affetto ma colma di ritrosia verso gli estranei.
Però si trattava di una ritrosia affascinante, priva di altezzosità perché soltanto frutto di paura. La sua caratteristica principale consisteva proprio, di fronte agli estranei, nella tendenza ad inchinare la testa e a rivolgere gli occhi verso il basso, esattamente come fanno gli esseri umani molto timidi.
Visti i miei numerosi ma infruttuosi tentativi di avvicinarla, aveva preso l’abitudine di venire a miagolare davanti alla porta di casa mia, quasi come se volesse chiamarmi. Ma ogni volta che, avendola udita miagolare, aprivo la porta, scappava via. Il timore era più forte della sua naturale curiosità.
Finalmente un giorno si lasciò avvicinare e accarezzare, guardandomi con i suoi occhioni languidi e tremando un po’ di paura. Naturalmente io fui felicissima di poter stabilire un contatto con lei. :)
Buonissima, bella e dolce all’inverosimile, si straziava di puro terrore ogni volta che i suoi padroni la mettevano nel trasportino per condurla dal veterinario: in tali occasioni, tutto il condominio poteva sentire le sue grida disperate, miagolii rauchi e strani, che non s’interrompevano finché non veniva ricondotta a casa e liberata. La povera Bettina temeva infatti, ogni volta che usciva, di non poter più fare ritorno a casa, cioè al suo rifugio, alla sua garanzia di sicurezza dopo la traumatica esperienza dei maltrattamenti e dell’abbandono.
Bettina è morta di vecchiaia a 14 anni. Può sembrare strano, può sembrare assurdo o forse esagerato, ma la considero indimenticabile perché non ho mai visto tanta grazia e tanta bontà in vita mia.

Candy e Terry: due video

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Alcuni video riguardanti la storia d’amore fra Candy e Terry, e creati da fans appassionati, sono particolarmente struggenti.
A mio parere è bellissimo, anche se malinconico, quello accompagnato dalla canzone If I could turn back the hands of time. Bella la musica, belle le immagini.
Indimenticabile è poi il breve video che costituisce lo sfondo del famosissimo e commovente >tema di Terence: qui le immagini sono assai colorate, tanto da evocare un’atmosfera da fiaba, mentre la malinconica dolcezza della musica è quanto di più struggente si possa immaginare.

(cliccare sulla foto per vederla nella sua interezza)

Petali di rose

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Ieri sera ho aperto un nuovo blog, il terzo, chiamato Petali di rose. Sarà dedicato esclusivamente alla pubblicazione di poesie, di brani e di critica letteraria. Il suo sottotitolo, infatti, è Frammenti letterari.
Segnalo un fatto curioso, che mi ha reso contenta e che mi ha stupita: ho subito ricevuto un bel commento a una poesia di Emily Bronte, la prima che ho pubblicato.
Intanto buona domenica a chiunque passi da queste parti.

Una collezione

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L’unica collezione che ho fatto in vita mia, e che continuo a fare, è quella di cartoline. Ho una bella scatola azzurra in cui ne conservo davvero tante, anche se non le ho mai contate.
Sono cartoline provenienti da ogni luogo, molte risalgono a parecchi anni fa, e ogni tanto mi piace tornare a guardarle. Ciò che però mi colpisce maggiormente, che mi emoziona e m’inquieta nel soffermarmi su di esse, è rivedere le grafie di persone che non ci sono più. Si tratta di un’esperienza indescrivibile, perché suscita in me l’impressione o l’illusione che la persona ormai defunta sia in realtà ancora viva; non so dove, non so come, non so perché, ma questo è ciò che provo.
Poche frasi scritte su una cartolina hanno il potere di farmi tornare indietro nel tempo, di risvegliare il ricordo di momenti perduti, e di restituirmi un’immagine nitida di coloro che purtroppo non potrò mai più rivedere. Ma soprattutto m’infondono la strana e commovente sensazione che fra me e queste persone non vi sia un’autentica separazione, che non esista un abisso incolmabile, e che esse non siano state travolte dal Nulla.
Un sentimento irrazionale, certo, inspiegabile, forse una fantasia, ma mi colpisce sempre d’improvviso con una forza alla quale non riesco a sottrarmi. E che mi lascia interdetta.

Un record

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Per questo piccolo blog si tratta di un record: ieri ha avuto addirittura 99 visite. Negli ultimi quattro giorni, poi, la media è stata di circa 60 visite quotidiane.
Con mia grande sorpresa, e anche con gioia, ho ricevuto ben due commenti da utenti messicane, commenti riguardanti alcuni miei post a proposito del manga di Candy. Ne sono soddisfatta, in quanto mai mi sarei aspettata nulla di simile su questo blog.
Un ringraziamento, quindi, a chi è passato da queste parti. :)

(in foto, potete ammirare un bel campo di papaveri, che nulla c’entra con il post)

Pensieri d’estate (3)

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Il calore è insopportabile. Ottunde la mente, rallenta i riflessi, impedisce di pensare in maniera coerente.
M’invade un malessere indescrivibile, mi afferra una spossatezza che a tratti mi fa sentire inutile e spenta; e intanto sogno che torni l’autunno, che giunga più in fretta del solito, a portar via questo calore, a cancellare il fuoco del sole, a spegnere quest’eccesso.
Desidero l’autunno con la sua malinconica dolcezza. L’estate è bella quando si abbandona la città per vivere una vacanza spensierata. Ma il sole a picco, qui sulla pianura, è insopportabile e deprimente.

(la foto è tratta dal sito http://www.hotelcadelbosco.it/selva_di_cadore/estate.asp)

Il mio desiderio più grande

sf8.jpg …consiste in una lunga, lunga vacanza in appennino, in mezzo al verde. Lunga, tranquilla e soprattutto spensierata.
Sedermi su un prato macchiato dai colori dei fiori, guardare l’orizzonte in lontanza e attendere che il tempo trascorra quietamente. Ascoltare il silenzio, lasciarmi accarezzare il volto dal vento leggero e tiepido, riposare all’ombra degli alberi. Questo è tutto ciò che ora desidero e che purtroppo non posso ottenere.
Vorrei poi attendere la sera in giardino per divertirmi, per danzare sotto le stelle e la luna, come facevo da ragazzina, per danzare e sentirmi libera, priva di costrizioni e di cupi pensieri. Priva di affanni e di preoccupazioni.
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(La foto in alto rappresenta il Parco dell’Uccellina; questa in basso, invece, è un’immagine dell’alta Badia)

Notti d’agosto

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Con l’inesorabile trascorrere del tempo, capita spesso di ripensare a quell’età magica ma anche terribile e sconvolgente che è l’adolescenza, un’età in grado di regalare gioie e immensi dispiaceri. E capita di ripensarci anche se fu un periodo orrendo, anche se è un bene che sia scivolato via per non tornare più.
La verità è, almeno dal mio punto di vista, che in quella fase della nostra esistenza sentiamo di avere ancora tutta la vita davanti a noi, e spesso, anche nei momenti peggiori, speriamo che il futuro possa giungere colmo di promesse e di doni. La luminosità della speranza, dei sogni e delle illusioni ci accompagna durante l’adolescenza, rendendola appunto un’età diversa dalle altre, per quanto triste possa eventualmente essere. E poi, come dimenticare la spensieratezza di certe lunghe giornate estive, nelle quali si può assaporare, a differenza della vita adulta, un meraviglioso senso di libertà?
Per quanto mi riguarda, non potrò mai dimenticare certe splendide serate d’agosto, trascorse nella mia casa in appennino, quando io e mia cugina restavamo sotto il cielo stellato a parlare per ore, mentre tutti gli altri erano già andati a dormire. Ore e ore a parlare di progetti, di desideri, di bei ragazzi :oops: e immaginando che tutto, o quasi, potesse realizzarsi.
In quelle dolci notti d’estate, sapevamo che il giorno dopo avremmo trascorso un’altra bella giornata a percorrere sentieri, a parlare, a sognare. In realtà, non eravamo soddisfatte di tante cose, ma ci confortava l’ingenua certezza di avere molti anni ancora davanti a noi.
Non vorrei tornare indietro; però rimpiango quei desideri, quelle sensazioni, quelle illusioni, e le notti d’agosto sotto il cielo stellato.

Sintomi da innamoramento

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A volte si compiono atti dei quali, con il trascorrere del tempo, ci si vergogna immensamente, o almeno a me capita così.
A tale proposito desidero raccontare un breve aneddoto. Nel 1999 m’innamorai follemente. Fu una vera cotta, con tutti i patetici sintomi del caso: cuore impazzito, del tipo tachicardia quasi continua, rossori improvvisi, momenti con lo sguardo fisso, perso nel vuoto ( genere malata di mente all’ultimo stadio), ansie notturne, e così via. :oops:
Ebbene, in una dolce mattina di primavera tutti questi sintomi toccarono l’apice, raggiungendo un punto di non ritorno. Mi trovavo infatti nella mia camera da letto e avevo appena finito di truccarmi, quando, pensando a “lui”, m’incamminai lentamente lungo il corridoio, come in trance, andai in cucina, aprii il frigorifero e, con molta calma, vi deposi il rossetto. :? :|

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"Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza vedere nulla, e non vede nulla che non le piaccia". Jane Austen
"Di solito la gente crede di fare una cosa particolarmente originale sposandosi, senza pensare che un gran numero di persone si è sposato, a cominciare da Adamo ed Eva". (parole di Polly Ley, nel romanzo "La signora Craddock", di William Somerset Maugham)

 

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"La democrazia può essere molto ingiusta, alle volte, Sabrina. E nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco". Frase tratta dal film "Sabrina" di Billy Wilder (1954)