
C’è un sentiero che conduce verso una meta sconosciuta. Non importa il tempo che sarà necessario per percorrerlo: importano il cammino, e la pace, e i silenzi.
Importa proseguire senza cedere agli affanni, nella consapevolezza che, qualsiasi sia la destinazione finale, non avremmo potuto fare altrimenti. Perché non c’era altro sentiero.
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Su Verdi orizzonti una storia vera e molto simpatica a proposito della prima volta in cui il gelato fece la sua comparsa in un paese del Frignano: cliccare qui.
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Anni fa, un mio parente era solito aiutare un uomo che viveva in condizioni economiche non molto floride, portandogli assai spesso generi alimentari di prima necessità.
Quest’uomo, però, aveva una mentalità un po’ particolare, essendo fortemente intriso d’ideologia politica; insomma, il classico tipo che potremmo definire “inquadrato”, cioè il bigotto di partito, quello che segue il catechismo politico alla lettera.
Per questo motivo era solito imbastire lunghissime filippiche cercando di catechizzare il suo prossimo, compreso il mio parente, reo, a suo parere, di non odiare il clero, di entrare nelle chiese e di fare il presepe a Natale. Il mio parente sopportava i suoi lunghi sermoni e le sue frecciatine perché consapevole di trovarsi di fronte ad una persona in difficoltà.
Si tenga presente che quest’uomo non era neppure mai entrato nel Duomo romanico della nostra città, che può essere a buon diritto considerato un’opera d’arte: non aveva mai commesso l’errore di entrarvi, neppure per ammirarlo sotto il profilo artistico, in ossequio alla dottrina secondo cui i preti sono tutti delinquenti e ipocriti.
Si sa che una situazione del genere è potenzialmente esplosiva.
Un giorno in cui il mio parente gli si presentò per dargli la borsa della spesa, costui lo accolse con aria molto sprezzante, dicendogli:
“E adesso come fate voi cattolici, visto che la Chiesa sta venendo da noi, a sinistra?”.
Il mio parente lo guardò e gli rispose: “Facciamo bene. La prossima volta ti fai portare il pasto da un assessore dei DS”.
(la foto non c’entra con il post, però mi piaceva e così l’ho pubblicata ugualmente)
Su Verdi orizzonti è stata pubblicata una breve favola sugli gnomi. Chi desidera leggerla, può cliccare qui.

“L’estate come si deve è una sonnolenza di api e di rose”
Helen Thomson.
“Tutti coloro che fanno giardinaggio hanno particolari ricordi di giornate estive rese più luminose da una parata di rose che crescono su graticci o pergolati, lungo un muro o intrecciate ai rami degli alberi, offrendo fiori che appartengono a giornate calde e assolate e alle cose allegre”.
Geoffrey Smith

Vi piacciono le fate che rappresentano le stagioni? A sinistra potete ammirare la fata dell’autunno, a destra quella dell’inverno. Secondo me sono dolcissime.
Le foto sono tratte dal sito Avalon Celtic.

Trascrivo una poesia di Edmund Waller (1608-1687) in cui l’autore paragona la bellezza della rosa a quella di giovane donna:
Va’, adorabile Rosa,
dille che consuma il suo tempo e me,
che ora sa,
quando la paragono a te,
come m’appaia dolce e bella.
Dille ch’è giovane
e faccia sì di scoprire le sue Grazie,
ché fossi tu nata
nei deserti, ove nessun uomo resiste,
saresti malauguratamente morta.
Poi muori, ch’ella
il comune fato di tutte le cose rare
possa leggere in te,
che piccola parte di tempo sia data
alle cose così meravigliosamente dolci e belle.

Guardate che bella la bambola situata a sinistra. Si chiama Federica, è in porcellana biscuit e secondo me è deliziosa. Ha un volto dolcissimo, quasi sognante, ma nel contempo da bambina molto giudiziosa.
Mi piacerebbe tanto averla però è piuttosto cara, dato che costa più di 200 euro. Per adesso mi limito a guardarla. Fortunatamente l’atto del guardare non è soggetto al pagamento di denaro o di tasse. ![]()
(L’immagine è tratta dal sito Avalon Celtic).






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