Rebecca, inesorabile ossessione

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Il film Rebecca risale al 1940. La regia è di Alfred Hitchcock e il cast annovera ottimi attori e caratteristi: Laurence Olivier, Joan Fontaine, George Sanders, Judith Anderson, Nigel Bruce, Sir C. Aubry Smith.
Il film è tratto dall’omonimo e celebre romanzo di Daphne Du Maurier, che nella sua carriera ha scritto anche altri libri di notevole successo, come, ad esempio, Mia cugina Rachele.

Nel romanzo della Du Maurier, è la stessa protagonista a raccontare la sua incredibile vicenda, ed è una protagonista della quale non sarà mai rivelato il nome: sarà chiamata soltanto, dopo sposata, signora De Winter.
Dama di compagnia di una donna ricca e molto volgare, incontra in un albergo di Montecarlo l’affascinante vedovo Maxim De Winter, di vent’anni circa più anziano di lei. Timida, riservata, spesso impacciata e palesemente ingenua, la ragazza frequenta per breve tempo De Winter e poi accetta di sposarlo.
Maxim è un ricchissimo proprietario che vive in una splendida dimora, nota in tutta l’Inghilterra: Manderley. La giovanissima sposa fa quindi il suo ingresso in un ambiente nuovo e molto sofisticato, e fin dall’inizio incontra parecchie difficoltà a causa della sua eccessiva timidezza.
La governante del castello, Miss Danvers, è una figura a dir poco inquietante. Accoglie la nuova signora De Winter in maniera gelida e particolarmente ostile, e cerca in ogni modo di metterla in difficoltà accorgendosi della sua remissività.
La protagonista scopre, grazie alla sua simpatica e schietta cognata, che Miss Danvers adorava la defunta Rebecca, prima moglie di Maxim. E così, a poco a poco, tormentata dalla curiosità, ossessionata dal pensiero di Rebecca e da ciò che sente dire sul suo conto, la giovane sposa inizia ad indulgere in pensieri cupi. Immagina che il marito sia ancora innamorato della sua prima moglie, e che tutti facciano un confronto tra lei, che si considera scialba ed incolore, e Rebecca, così bella, intelligente e piena di spirito.
Attraverso una serie di eventi, la ragazza giunge però a scoprire una verità stupefacente. Ufficialmente Rebecca era morta annegata sul suo panfilo, in una notte tempestosa: l’imbarcazione si era ribaltata e il corpo di Rebecca era stato ritrovato mesi dopo lontano dal luogo dell’incidente. Quello stesso corpo era stato identificato da Maxim e sepolto nella cripta di familia.
Ma il panfilo della donna, che in precedenza non era stato recuperato, viene ritrovato, dopo più di un anno, proprio all’indomani di una festa in maschera, data a Manderley in onore della nuova moglie. Dentro al panfilo, chiuso in una cabina, viene scoperto il cadavere di Rebecca.
Maxim non può più tacere e quindi confessa la verità alla protagonista. Un anno prima egli aveva identificato il corpo di una sconosciuta, ben sapendo che non era quello di Rebecca. E ciò perché Rebecca non era morta annegata, ma era stato lui ad ucciderla. Maxim ammette anche di non avere alcun rimorso per ciò che fece.
Emerge così il vero ed inaspettato ritratto di Rebecca, un ritratto che lascia stupefatta la giovane sposa: Rebecca era stata una donna viziosa, fredda e talmente incline a sedurre gli uomini da sfiorare la ninfomania.
Maxim dichiara di aver scoperto questa triste verità cinque giorni dopo il matrimonio, quando la stessa Rebecca non ebbe remore a raccontargli sgradevoli particolari sul proprio conto. Terrorizzato dallo scandalo che un divorzio avrebbe potuto causare e dal disonore che ne sarebbe derivato, pur di non far sapere all’opinione pubblica che genere di donna aveva sposato, Maxim accettò di stringere un patto con Rebecca: avrebbero finto di essere una coppia regolare, ma Rebecca sarebbe stata libera di vivere come desiderava.
Però, come racconta lo stesso Maxim alla sua nuova moglie, a un certo punto Rebecca cominciò ad essere imprudente. Se nei primi anni di matrimonio era stata solita incontrare i suoi numerosi amanti a Londra, in seguito iniziò a portarli anche a Manderley. Spesso trascorreva la notte in una casetta vicino alla spiaggia, nella tenuta del marito, con gli amici di turno. Ultimamente, poi, aveva intrecciato una relazione con suo cugino di primo grado, un certo Favell, un uomo viscido e di pochi scrupoli.
Maxim racconta così che, stanco di quella vita piena di bugie e di vizi, una notte andò nella casetta sulla spiaggia e, provocato da Rebecca che gli raccontò di essere incinta, le sparò. Per occultare il delitto, trasportò il cadavere sul panfilo, lo condusse al largo, e praticò dei fori nell’imbarcazione per farla colare a picco. Questo il racconto di De Winter alla nuova moglie.
Ma la vicenda prosegue. Scoperto il panfilo con il cadavere, le autorità devono dare corso ad un’indagine, nella quale emerge la verità, ossia che sul panfilo erano stati praticati dei buchi per farlo affondare. Ecco che allora Maxim si trova in difficoltà davanti al magistrato, anche se inspiegabilmente l’inchiesta viene chiusa con il verdetto di suicidio. Secondo le autorità Rebecca, per qualche ragione non ben precisata, si sarebbe uccisa.
Favell, cugino e amante della defunta, non accetta l’idea che l’inchiesta si sia conclusa in questo modo, anche perché sospetta di Maxim, e così va a Manderley per ricattarlo: mostra un biglietto scrittogli da Rebecca il giorno della sua morte, e in cui lo invitava a raggiungerlo nella casetta quella notte stessa. Un biglietto, dunque, che non faceva certo pensare ad un imminente suicidio della donna.
Maxim, che non accetta il ricatto, chiama il colonnello Julyan, giudice conciliatore della contea, per farlo intervenire. In seguito ad un’accesa discussione, per mezzo della Danvers si scopre che Rebecca, il giorno stesso della morte, era stata da un medico. Maxim, sua moglie, Julyan e Favell vanno a trovare quel medico e vengono così a conoscenza di una terribile verità: Rebecca era gravemente malata di cancro e consapevole di dover morire nell’arco di poco tempo.
Ecco che allora il verdetto di suicidio dell’inchiesta trova così un’inaspettata conferma, e la vicenda sembra chiudersi nel miglior modo possibile. Ma la signora Danvers, dopo aver saputo le ultime novità, abbandona inaspettatamente Manderley, e quest’ultima viene distrutta in un incendio.
I due sposi vanno a vivere in una sorta di opaco esilio in qualche località del sud dell’Europa, un particolare, questo, che in realtà scopriamo proprio al principio del romanzo, quando la protagonista inizia a raccontare la storia.
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Il film di Hitchcock è in buona parte fedele al libro, eccetto alcuni particolari rilevanti. Se nel romanzo Maxim è un assassino lucido e consapevole, deciso ad uccidere sua moglie, tanto da portare con sé una pistola mentre si reca nella casetta sul mare, nel film si racconta invece che la morte di Rebecca è stata accidentale: Maxim, al colmo della rabbia dopo aver appreso della gravidanza, l’ha colpita e lei è caduta in terra sbattendo violentemente la testa contro degli oggetti pesanti e acuminati. A quel punto Maxim, consapevole che nessuno potrebbe credere alla morte accidentale, ha fatto il resto trasportando il corpo sul panfilo.
Inoltre nel romanzo la Danvers, dopo aver bruciato Manderley, se ne va lontano, mentre nel film muore nel rogo da lei stessa provocato, e non c’è alcun accenno all’esilio dei due sposi lontano dall’Inghilterra.

Il film è ben fatto. Joan Fontaine recita a perfezione il personaggio della ragazza fragile e complessata, vittima predestinata della sciagurata governante, che cerca in tutti i modi di umiliarla attraverso un impietoso confronto con la sua defunta rivale.
Lo stesso Hitchcock raccontò che, per rendere al meglio l’inquietante figura della Danvers, quasi fosse una sorta di fantasma, decise di farla camminare pochissimo. Nella maggior parte delle scene in cui essa è presente, infatti, non la vediamo entrare fisicamente nelle stanze, ma la troviamo ferma, rigida e compunta nel suo lungo abito nero, quasi come se si fosse materializzata d’improvviso.
Perfetta l’atmosfera gotica che si respira a Manderley.

Per quanto riguarda il romanzo, ma anche il film, occorre sottolineare come tutte le paure della giovane moglie svaniscano per incanto quando Maxim, mentre le confida di essere un assassino, dichiara di non aver mai amato Rebecca e di non essere mai stato felice con lei.
In altre parole, la protagonista non resta impressionata dopo aver scoperto di aver sposato un omicida, perché l’unica cosa che per lei conta è sapere che Maxim ha detestato Rebecca. Inoltre è proprio in questa scena che Maxim, per la prima volta, dichiara apertamente il suo amore alla giovane moglie.
Felice nell’apprendere di essere l’unico, vero amore di Maxim, questa ragazza così insicura si trasforma improvvisamente in una donna più consapevole di sé, tanto da affrontare la Danvers con decisione, e da saper assistere il marito nelle difficoltà dell’inchiesta e di ciò che ad essa segue.

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"La democrazia può essere molto ingiusta, alle volte, Sabrina. E nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco". Frase tratta dal film "Sabrina" di Billy Wilder (1954)