Un’altra storia vera. Erano gli anni Sessanta. Un uomo anziano, proveniente dall’appennino tosco-emiliano, era andato a Milano a trovare sua figlia, che là era emigrata per motivi di lavoro.
Per la prima volta nella sua vita quest’uomo, che non era mai uscito dalle sue montagne e che non sapeva nulla della città, si trovò così catapultato in una realtà completamente diversa da quella in cui aveva vissuto fino ad allora.
Una mattina, uscì per portare a passeggiare il nipotino mentre sua figlia era al lavoro. Ad un certo punto, si trovò a dover attraversare la strada. Le macchine sfrecciavano velocemente e il poveretto, impaurito, mise un piede a terra, oltre il marciapiede, nel timido tentativo di passare, ma poi lo ritirò. Tentò un’altra volta ancora, ma nuovamente ci ripensò. Cominciò così a ripetere la stessa azione molte volte, sempre allungando una gamba per passare e poi ritirandosi terrorizzato.
Così intento, l’uomo non si accorse che uno scafatissimo vigile urbano lo stava osservando con interesse. A un certo punto, gli si avvicinò rivolgendogli la parola: “Mi scusi, mi tolga una curiosità. Lei cosa vuole fare?”. E il poveretto, ulteriormente intimidito: “Dovrei attraversare…”.
Il vigile allora lo guardò e gli rispose: “Senta, non si preoccupi, la faccio attraversare io. Però mi tolga una curiosità: lei da dove viene?”. E l’uomo:”Dal Frignano”. Il vigile: “Si vede. Ma lei sa chi sono io?”. E il vecchietto, finalmente sicuro di sé, gridò felice: “Sì, lei è un semaforo!”.



Sempre belli questi racconti d’altri tempi.