
Premetto che questa è una storia vera.
Un conoscente di mio padre, molti anni fa, decise di fare un secondo lavoro. Si propose così a un’agenzia di pompe funebri, in caso di bisogno nei giorni festivi o al sabato.
Ebbene, come primo incarico gli capitò di dover trasportare una salma fino in Lombardia, in un paesino del lodigiano, nel quale avrebbe dovuto arrivare con il defunto alle 15 del pomeriggio, per la celebrazione del funerale.
Dopo essere partito dalla sua città in Emilia, questo signore a un certo punto si fermò a un autogrill per mangiare. Parcheggiò il carro funebre davanti al ristorante, ed entrò per rifocillarsi. Qui incontrò un suo vecchio conoscente, con cui si mise a mangiare e a parlare in allegria, incurante del tempo che passava. E la povera salma aspettava.
Intanto, il padrone del ristorante iniziò a notare che i clienti abituali non arrivavano e non si fermavano lì davanti, tanto che la sala da pranzo era quasi vuota. Fu così che si decise a uscire e, con estrema sorpresa, notò allora il carro funebre parcheggiato proprio in bella vista.
Appena rientrò, andò a chiedere spiegazioni a questo nostro conoscente, che confermò, senza alcuna vergogna, di dover trasportare la bara con il morto per un funerale. Evidentemente chi passava da quelle parti, vedendo il carro funebre, evitava di fermarsi. Per quel giorno, quindi, il ristoratore perse i suoi clienti.
Ma il fatto grave fu un altro. Il tempo era inesorabilmente trascorso, e questo signore non era ripartito perché aveva anche bevuto un po’, e non era più completamente in sé. Morale: si rimise in viaggio troppo tardi.
Nel frattempo, i parenti del morto avevano telefonato all’Agenzia di pompe funebri perché non avevano visto arrivare il loro congiunto alle 15, come era stato stabilito.
Si tenga presente che a quei tempi non c’era il cellulare, e quindi nessuno poteva telefonare all’uomo che si trovava in viaggio con la salma.
Ecco che allora qualcuno partì direttamente dall’Agenzia per rifare il percorso del nostro conoscente e per capire cosa fosse accaduto. Lo incontrarono in viaggio, sull’autostrada, in Lombardia e in ritardo di circa due ore.
Inutile aggiungere che quello fu il suo primo ed ultimo incarico.





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