Archivia per Marzo 2007
Un’altra storia vera. Erano gli anni Sessanta. Un uomo anziano, proveniente dall’appennino tosco-emiliano, era andato a Milano a trovare sua figlia, che là era emigrata per motivi di lavoro.
Per la prima volta nella sua vita quest’uomo, che non era mai uscito dalle sue montagne e che non sapeva nulla della città, si trovò così catapultato in una realtà completamente diversa da quella in cui aveva vissuto fino ad allora.
Una mattina, uscì per portare a passeggiare il nipotino mentre sua figlia era al lavoro. Ad un certo punto, si trovò a dover attraversare la strada. Le macchine sfrecciavano velocemente e il poveretto, impaurito, mise un piede a terra, oltre il marciapiede, nel timido tentativo di passare, ma poi lo ritirò. Tentò un’altra volta ancora, ma nuovamente ci ripensò. Cominciò così a ripetere la stessa azione molte volte, sempre allungando una gamba per passare e poi ritirandosi terrorizzato.
Così intento, l’uomo non si accorse che uno scafatissimo vigile urbano lo stava osservando con interesse. A un certo punto, gli si avvicinò rivolgendogli la parola: “Mi scusi, mi tolga una curiosità. Lei cosa vuole fare?”. E il poveretto, ulteriormente intimidito: “Dovrei attraversare…”.
Il vigile allora lo guardò e gli rispose: “Senta, non si preoccupi, la faccio attraversare io. Però mi tolga una curiosità: lei da dove viene?”. E l’uomo:”Dal Frignano”. Il vigile: “Si vede. Ma lei sa chi sono io?”. E il vecchietto, finalmente sicuro di sé, gridò felice: “Sì, lei è un semaforo!”.

La ditta tedesca Hermann, specializzata nella produzione di orsacchiotti di peluche, ha deciso di fabbricare, in serie limitata, alcuni orsetti “papali” in onore del pontefice tedesco. Ne sono stati creati in tre varianti, ottocento esemplari per ciascuna.
In foto si può vedere una di queste versioni. Gli orsi di peluche mi piacciono moltissimo perché, in alcuni casi, io sono peggio di una bambina di sei anni (mi vergogno, ma cosa posso farci?), e quindi l’idea di un orsetto dedicato al Papa mi sembra molto tenera e per nulla offensiva.
Se poi non ricordo male (se sbaglio, mi si corregga), il primo industriale a produrre orsacchiotti di peluche fu proprio un tedesco. A mio parere, ebbe un’ottima idea.
In queste giornate di marzo particolarmente grigie e piovose, nel tempo libero sono spesso alla ricerca d’immagini che possano completare il variegato mosaico della mia fantasia più ricorrente, cioè quella relativa al giardino dei miei sogni.
E così ho trovato questa foto, secondo me assai suggestiva.
Un sabato pomeriggio noioso
Pubblicato 25 Marzo, 2007 ricordi 6 CommentiTags: divertimento, immaturità, zucca vuota :D
A una certa età, moltissimi ragazzi sono straordinariamente immaturi, ma, secondo me, esistono anche alcuni casi disperati e insopportabili, la cui superficialità oltrepassa qualsiasi possibile immaginazione.
Avevo quindici anni quando mi capitò di uscire, un sabato pomeriggio, con una mia amica ed un suo ex compagno di classe, un ragazzino nostro coetaneo. Era molto carino e persino di aspetto distinto, ma quando iniziò a parlare fu un’autentica tragedia. ![]()
In quel periodo, ad alcuni chilometri dalla città, c’era una discoteca assai famosa, forse la più famosa della zona. Ebbene, del tutto casualmente, come si fa nel corso di una conversazione disimpegnata in un tipico sabato pomeriggio di provincia, io e la mia amica raccontammo di aver trascorso le domenica precedente in quella nota discoteca. Il nostro compagno, tutto eccitato, iniziò a chiedere come fosse stata la nostra esperienza; fin qui niente di male, una domanda del tutto lecita e ovvia.
Purtroppo, però, dopo aver sinteticamente spiegato ciò che avevamo fatto in discoteca (sì, non è che poi ci fosse molto da raccontare), costui rifece la domanda da capo. E dopo che lo spiegammo per la seconda volta, ce lo chiese ancora una terza, e poi ancora una quarta e così via, sempre la stessa identica domanda, senza variazioni, fino alla fine del nostro tetro pomeriggio insieme. Ogni tentativo, da parte nostra, di cambiare discorso, fu un completo insuccesso, visto l’accanimento dell’individuo in questione sul tema discoteca.
Questo ragazzo sembrava, pur ovviamente non essendolo, un malato di arteriosclerosi, incapace di ricordare quanto gli si era appena detto e quindi intento a rifare la medesima domanda un illimitato numero di volte. Ora, non si può certo pretendere che un quindicenne faccia discorsi troppo profondi, però a mio parere esiste un limite a tutto, anche all’immaturità.
(in foto, potete ammirare una bella zucca. Ogni riferimento è puramente voluto)

Tempo di primavera, tempo di fiori. Sebbene in molte parti del nostro Paese sia tornato il freddo, tuttavia è pur sempre primavera. E se le violette sono un simbolo di questa dolce stagione, altrettanto lo sono le primule.
La loro bellezza, proprio come quella delle viole, è pacata e poco appariscente. Sono anch’esse il trionfo della semplicità, di una bellezza che fatica ad imporsi ma che ha in sé il fascino della modestia e del riserbo, dello starsene appartate e silenziose in attesa di ammiratori sensibili e attenti.

Come si fa a resistere di fronte ad un simile “peluche” vivente? Secondo me quest’orsacchiotto è un vero tesoro. ![]()
Nato in cattività, Knut viene amorevolmente allevato allo zoo di Berlino. Si era persino parlato di abbatterlo, visto che sua madre lo ha rifiutato, ma sembra che il pericolo sia stato scongiurato.

Dovendo vivere per buona parte della giornata in un ambiente chiuso, la mia fantasia più ricorrente, come del resto si è compreso, è quella relativa al giardino dei miei desideri.
Ho avuto la fortuna di trovare quest’immagine raffigurante proprio un bellissimo scorcio di giardino. Inutile dire che mi piacerebbe, al di sopra di ogni cosa, trovarmi ora in un posto del genere.
Atmosfera particolare, un po’ fuori del tempo, sobrietà dell’insieme, eleganza, dignità. Sì, dà l’idea di un luogo dignitoso, al riparo dal chiasso molesto che sta prepotentemente invadendo le nostre vite.
Oggi piove. Il cielo grigio, l’asfalto lucido, il freddo e l’umidità fanno pensare ad un’atmosfera autunnale, e non certo all’imminente equinozio di primavera.
Una giornata malinconica. Ecco, in una giornata così grigia, e tanto per cambiare, mi piacerebbe trovarmi nella brughiera inglese, magari nel Devonshire, il luogo in cui Arthur Conan Doyle immaginò la vicenda de Il mastino dei Baskerville.
Mi piacerebbe immergermi totalmente in quell’atmosfera così fosca, sentire le emozioni che potrebbe suscitare in me. Sentire fino a che punto la malinconia potrebbe invadermi.
Dopo aver trascorso un po’ di tempo nella brughiera desolata, vorrei poi potermi rifugiare nel giardino dei miei sogni, in una bella giornata di primavera, placida, dolce e mite, e osservare lo splendore dei fiori, i loro colori confusi e la calma serenità del cielo azzurro.
Per assaporare così il contrasto fra due esperienze tanto diverse.
(in foto, un paesaggio del Dartmoor, Devonshire)

Sto per narrare un’altra storia vera, accaduta in un Paese della bassa emiliana.
Un signore, o meglio un autentico umarell, si trovava in campagna con la sua pecora. Nei pressi di un passaggio a livello, accanto alla ferrovia, incontrò un suo conoscente. In quel momento, le sbarre del passaggio a livello erano completamente abbassate. L’umarell in questione pensò bene di legare la pecorella ad una di queste sbarre, per essere libero di parlare con il suo amico. ![]()
Mentre era intento a conversare, senza accorgersene, le sbarre iniziarono ad alzarsi. La povera pecora, rimasta legata e impossibilitata a scappare, fu sollevata di peso e finì penzolante per aria.
Quando l’umarell se ne accorse era troppo tardi. La mite e innocente bestiola morì soffocata, e l’umarell, invece di biasimare se stesso per l’incauta scelta di legare l’animale alla sbarra, iniziò a imprecare e a bestemmiare contro le Ferrovie dello Stato, sbraitando di pretendere un risarcimento. ![]()





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