
Ci stiamo avvicinando alla fine di febbraio, dopo un inverno nell’insieme non troppo freddo, o comunque meno freddo di altri. Ecco che allora, in attesa del mitico equinozio di marzo, sorge spontaneo pensare alla primavera, evocando così immagini di soffusa bellezza: il cielo azzurro, il sole più tiepido, fiori, ciliegi e mandorli che sbocciano. Un tripudio di vita e di colori delicati, che fanno da sfondo a giornate più lunghe e più allegre.
Molte pubblicità televisive alludono alla primavera in maniera assai poetica, specialmente quando si avvicina la Pasqua e dunque per motivi puramente economici: ci vengono presentate splendide immagini con prati verdissimi e fioriti, bambini ben vestiti e sorridenti che corrono sull’erbetta fresca, picnic all’aperto con tavoli perfettamente apparecchiati e piatti di porcellana, come se ci si trovasse nel salone di un ristorante alla moda; in più, caprette belanti e saltellanti tutt’intorno, anch’esse sorridenti e liete.
L’atmosfera primaverile evocata da pubblicità del genere, di solito tese a reclamizzare il dolce-colomba considerato obbligatorio per le festività pasquali, a parte le inevitabili forzature è davvero magnifica, degna di una fiaba, e può suscitare nei più romantici o nei sognatori, come me, bei pensieri e languide fantasie.
Peccato però che, per noi residenti in città piene di traffico, di foschia e maleodoranti, quelle immagini, già illusorie in se stesse, siano molto più che un miraggio. Per assistere al risveglio della natura in una grigia città, soffocata dal cemento e da fumi inquinanti di qualsiasi provenienza, bisogna andare in qualche brutto parco e mentre si cammina nella non tenera erbetta, illudendosi di trovarsi a contatto con il rigoglioso mondo della natura, si ha una grande probabilità di pestare elementi di dubbia e varia provenienza, anche umana, tanto che è bene evitare di raccogliere margherite e altri anemici fiori.
Respirare poi a pieni polmoni la brezza che sfiora gli alberi non è consigliabile, visto che a qualche metro di distanza dai parchi cittadini lunghe file di automobili, ad ogni ora del giorno e della sera compresi i festivi, emanano i loro potenti scarichi senza interruzioni.
E la nostra frustrazione raggiunge vette impensate.





Ti sei dimenticata di sottolineare che le “sorridenti caprette” delle pubblicità televisive non fanno neppure … la cacca!!!
Mmh…grave dimenticanza da parte mia!


Mettiamola così: quelle sono caprette speciali, che non si abbassano a svolgere i loro bisognini fisiologici per non rovinare la poesia dell’insieme: