
In base alle statistiche del blog, con un po’ di sorpresa ho constatato che il mio post più letto, almeno da chi proviene dai motori di ricerca, è stato e continua ad essere Il mondo incantato di Holly Hobbie.
Mi fa piacere che, a distanza di anni, queste belle immagini siano ancora ricordate con tanto affetto.
Archivia per Febbraio 2007

Ho un piccolo libro che raccoglie pensieri e frasi sulle rose. Molte persone amano le rose, fiori bellissimi e inconfondibili segni dello splendore della primavera.
Desidero riportare, dal libretto citato, una riflessione di S. Reynolds Hole: “In un roseto, non dovrebbero prevalere formalismo, uniformità, monotonia. Qui la Rosa dovrebbe essere ammirata in tutte le sfumature della sua bellezza. Dovrebbero esserci letti di Rose, tumuli di Rose, pergolati di rose, siepi di Rose, frange di Rose, pilastri di Rose, archi di Rose, fontane di Rose, cesti di Rose, viali e sentieri di Rose. Ora sopra la testa, ora ai nostri piedi, dovrebbero strisciare e arrampicarsi. Nuovi colori, nuove forme, nuovi profumi, dovrebbero accoglierci ovunque ci volgiamo”.
Questo pensiero evoca l’immagine di un meraviglioso roseto in fiore, in un tripudio di sfolgoranti colori. Sarebbe bellissimo poter camminare davvero lungo viali e sentieri di sole rose, in un labirinto di sole rose.

Quando si inizia il ginnasio, si ha a che fare con il latino e il greco, che sono materie abbastanza impegnative. Ricordo che un mio compagno di classe, con il quale oltretutto avevo molta confidenza, aveva notevoli difficoltà con le traduzioni, come del resto molti, e per vari motivi, un po’ perché studiava poco, un po’ perché era distratto.
Una volta, dopo un compito in classe, venne a mostrarmi la sua versione dal latino, e nel leggere una frase restai interdetta. La frase in questione era facile da tradurre, perché costituita solo da soggetto, verbo e complemento oggetto, ed era anche intuitiva. Eccola: “Pompeius hastam iecit”. In italiano diventa: “Pompeo scagliò la lancia”. Il verbo iacio è transitivo, regge il complemento oggetto, e quindi bastava davvero aprire il dizionario per tradurla all’istante.
Invece questo mio amico tradusse così: “A Pompeo l’asta gli si avvinghiava intorno”. Scoppiai a ridere, senza riuscire a trattenermi, ma rise anche lui perché consapevole della mancanza di senso di questa traduzione. Infatti, a parte la totale violazione della lingua (il verbo iacio non c’entra proprio nulla con “avvinghiare”), come può una lancia rigida avvinghiarsi intorno a qualcuno?

Ci stiamo avvicinando alla fine di febbraio, dopo un inverno nell’insieme non troppo freddo, o comunque meno freddo di altri. Ecco che allora, in attesa del mitico equinozio di marzo, sorge spontaneo pensare alla primavera, evocando così immagini di soffusa bellezza: il cielo azzurro, il sole più tiepido, fiori, ciliegi e mandorli che sbocciano. Un tripudio di vita e di colori delicati, che fanno da sfondo a giornate più lunghe e più allegre.
Molte pubblicità televisive alludono alla primavera in maniera assai poetica, specialmente quando si avvicina la Pasqua e dunque per motivi puramente economici: ci vengono presentate splendide immagini con prati verdissimi e fioriti, bambini ben vestiti e sorridenti che corrono sull’erbetta fresca, picnic all’aperto con tavoli perfettamente apparecchiati e piatti di porcellana, come se ci si trovasse nel salone di un ristorante alla moda; in più, caprette belanti e saltellanti tutt’intorno, anch’esse sorridenti e liete.
L’atmosfera primaverile evocata da pubblicità del genere, di solito tese a reclamizzare il dolce-colomba considerato obbligatorio per le festività pasquali, a parte le inevitabili forzature è davvero magnifica, degna di una fiaba, e può suscitare nei più romantici o nei sognatori, come me, bei pensieri e languide fantasie.
Peccato però che, per noi residenti in città piene di traffico, di foschia e maleodoranti, quelle immagini, già illusorie in se stesse, siano molto più che un miraggio. Per assistere al risveglio della natura in una grigia città, soffocata dal cemento e da fumi inquinanti di qualsiasi provenienza, bisogna andare in qualche brutto parco e mentre si cammina nella non tenera erbetta, illudendosi di trovarsi a contatto con il rigoglioso mondo della natura, si ha una grande probabilità di pestare elementi di dubbia e varia provenienza, anche umana, tanto che è bene evitare di raccogliere margherite e altri anemici fiori.
Respirare poi a pieni polmoni la brezza che sfiora gli alberi non è consigliabile, visto che a qualche metro di distanza dai parchi cittadini lunghe file di automobili, ad ogni ora del giorno e della sera compresi i festivi, emanano i loro potenti scarichi senza interruzioni.
E la nostra frustrazione raggiunge vette impensate.
Poniamo che una persona sia stanca della sua esistenza quotidiana. Poniamo che non resista più a vivere nel suo ambiente, che la sua vita familiare sia disastrosa, che la sua vita lavorativa sia altrettanto triste, che non abbia un’ora di soddisfazione nelle sue grigie giornate. Poniamo che la sua esistenza sia quanto di peggio si possa immaginare.
A un certo punto, questa persona decide di andarsene, di lasciare tutto e tutti, e organizza nei dettagli la sua fuga, per liberarsi finalmente dalle catene che l’opprimono e per recuperare un po’ di serenità, alla quale ha certamente diritto. Nessuno, infatti, deve essere perennemente obbligato a sopportare l’intollerabile.
Mi chiedo allora: perché mai deve esistere una trasmissione come Chi l’ha visto?, fatta apposta per rompere le uova nel paniere al malcapitato di turno?

Una particolare e simpatica caratteristica del manga di Candy Candy consiste nell’abbondanza di linguacce di cui la protagonista e anche la sua antagonista Iriza fanno uso, per esprimere la propria rabbia o la propria ripulsa nei confronti di qualcuno.
Nella foto, si può vedere un esempio. Alla St. Paul School, Candy ha appena discusso con Terence, un ragazzo dal carattere chiuso e scontroso perché cresciuto senza l’affetto di nessuno, ma del quale è innamorata, e allora, arrabbiatissima a causa di questo atteggiamento, gli indirizza una bella linguaccia (2° immagine in alto) mentre lui, da vero nobile inglese qual è, si allontana flemmatico.
L’intero manga di Candy è disponibile qui.
(Per chi non lo sapesse, con il termine “manga” si indica il “fumetto”).






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