Durante l’infanzia e l’adolescenza, amavo l’estate perché era per me sinonimo di libertà: tre mesi in cui poter fare ciò che mi piaceva, uscire, andare in montagna, stare all’aperto il più possibile. Oltretutto tolleravo il caldo benissimo.
Adesso, invece, la mia stagione preferita è l’autunno, a causa della bellezza dolce e malinconica dei suoi colori, della sua atmosfera rarefatta, del suo segnare la fine di un caldo tropicale che fisicamente non sopporto più.
E ho rivalutato persino l’inverno, stagione che credo non piaccia a nessuno o quasi. Anzi, forse celebrare il fascino dell’inverno può apparire un atto un po’ folle, perché l’inverno è cupo, è scuro, è vita che si conclude, è gelo, tremore.
Eppure non mi dispiace più. Non mi dispiace, se ho una giornata di libertà, starmene chiusa, al caldo, e guardare da una finestra il grigio del cielo, le ombre della sera che scendono cupe sulla città, i passanti che camminano velocemente. Non mi dispiacciono i colori scuri, la nebbia che confonde le cose, gli alberi spogli. L’atmosfera che caratterizza l’inverno mi regala la capacità di concentrarmi, di non disperdermi, di essere sempre attiva.
Gusti personali, del tutto soggettivi, è ovvio.
Archivia per Gennaio 2007
Questo sarà un blog “personale”, a differenza dell’altro, chiamato Intersezioni e dedicato all’attualità politica, al costume e ad argomenti che riguardano la vita sociale.
Qui mi concentrerò su me stessa, proporrò idee, racconti di esperienze vissute, fantasie, emozioni, sentimenti più o meno reconditi. Insomma, questo sarà un diario.
Il titolo del blog, Oltre il cancello, è il titolo di una poesia che scrissi nel 1998, e l’ho scelto perché paradigmatico di quanto mi accingo a fare: il cancello racchiude uno spazio, lo protegge da sguardi indiscreti, separa dal resto dal mondo. Oltre significa però che ho intenzione di aprire questo cancello, di lasciare entrare qualcuno nel mio spazio, di svelare qualcosa del mio giardino segreto. Senza pretendere, ovviamente, che vi siano persone desiderose di entrare. In altri termini, senza pretendere di avere dei lettori.
Ma se un viandante curioso o stanco giungerà a varcare, per caso, la soglia del mio cancello, sarà senz’altro il benvenuto.






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