
Avevo dodici anni quando a scuola ci condussero in visita ad un cantiere edile, alla periferia della città.
Qui un geometra ci spiegò le varie fasi di lavorazione per la costruzione di una casa. A un certo punto ci mostrò un garage e, guardandoci con un’aria estremamente seria, disse:”Non bisogna mai mettere uno scalino davanti al garage, altrimenti la macchina non riesce a passare”. ![]()
I miei compagni rimasero tutti concentrati ad ascoltarlo, come se avessero appreso qualcosa di nuovo o di importante, mentre io dovetti frenarmi per non scoppiare a ridere. Ma il colmo fu che il geometra in questione s’impegnò a ripetere per ben due volte questo imprescindibile insegnamento.
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Un insegnamento importante
Pubblicato 31 Gennaio, 2007 ricordi 4 CommentiTags: assurdità, stravaganze
Desidero raccontare una storia vera, a mio parere molto simpatica, che ha come protagonisti tre giovani ragazzi emiliani emigrati, per ragioni di lavoro, nel capoluogo lombardo. Era il lontano 1963, e per chi nasceva in Appennino, come gli “eroi” di questa storia provenienti dal Frignano, a quei tempi emigrare era quasi un obbligo, un’autentica necessità. Due di loro lavoravano a Milano come camerieri, mentre un altro faceva il muratore.
Non era facile la vita per queste persone, che in genere, nei momenti di libertà, si ritrovavano tra loro, senza riuscire a fare amicizia con qualche milanese doc. Bene o male erano forestieri e come tali considerati, anche se provenivano dal nord Italia.
Un giorno, durante una pausa dal lavoro, si incontrarono in Via Manzoni, davanti ad un bellissimo ristorante di lusso, una sorta di miraggio per loro che non avevano mai visto prima nulla del genere.
Il muratore, che era davvero un bel ragazzo ma decisamente “in bolletta”, cominciò a lamentarsi delle sue condizioni economiche, sostenendo di non avere neppure i soldi per tornare a Como, nel cantiere in cui lavorava. Uno del gruppo, G., dal carattere particolarmente estroverso e giocherellone, molto incline a fare scherzi (ne combinò davvero molti durante il suo soggiorno a Milano), cominciò così, rivolgendosi al muratore lamentoso: “Tu sei bello, alto, giovane, tu sei uno che piace alle donne, e sei messo in queste condizioni! Non ti vergogni? Ecco, guarda là dentro!”, e indicò un tavolo del ristorante attraverso la vetrina. Dentro videro un uomo vecchio e pelato, decisamente brutto ma vestito benissimo, seduto insieme ad una bella ragazza molto giovane.
A quella vista il muratore rimase male, mentre G. gongolò per quanto stava per fare. Per attuare il suo piano, cercò di infondere maggiore sdegno al muratore avvilito: “Che schifo!, quel brutto vecchio insieme ad una ragazza giovane, e tu che sei bello devi stare così, non riesci neanche a trovare una donna. Guarda, ti dò 1500 lire se vai dentro al ristorante e dai uno schiaffo a quel vecchio barbagianni pelato!”. G. estrasse realmente 1500 lire e le infilò nel taschino del muratore, sempre più umiliato a causa della sua inferiorità.
A quel punto non ebbe esitazioni: il muratore entrò come un fulmine nel ristorante, diede un forte schiaffo al signore anziano e poi uscì correndo. Tutti e tre i baldi giovani iniziarono a scappare, anche se il terzo, il più timido, che si era limitato a guardare senza dire neppure una parola, fu spinto con la forza perché era letteralmente terrorizzato.
La polizia giunse velocemente sul luogo del misfatto, ma costoro riuscirono ad infilarsi in un portone lì vicino, di cui G. conosceva appunto il portiere, emiliano anche lui. Il più timido dei tre, quello che in genere si trovava coinvolto suo malgrado, quella sera si sentì male ed ebbe la febbre.
Una storia vera, come ho scritto all’inizio, una storia di un’epoca che non esiste più, ma forse interessante proprio perché, nel suo piccolo, ci racconta un’altra Italia.
G., il giocherellone d’assalto, rimase poi in Lombardia, si sposò e ora vive in Brianza. Gli altri due tornarono in Emilia.





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