
Era l’agosto del 2002 e mi trovavo in vacanza in appennino. Ero solita trascorrere i pomeriggi tra le verdi fronde di un vasto parco, percorso sempre dalle stesse persone, della serie “w la varietà!”.
Tra i silenziosi e amabili turisti della montagna, vi era un pensionato molto particolare: accanito frequentatore di balere di liscio, raccontatore di frottole a profusione, fortemente incline a socializzare con tutti i turisti lì presenti, giovanissimi, giovani o meno giovani.
Questo “umarell” aveva anche un’altra insospettabile caratteristica: tentava in tutti i modi di fare qualche conquista femminile, principalmente fra le donne che incontrava ai balli o anche fra le anziane villeggianti del paese in cui mi trovavo. Era un autentico irriducibile, perché non gli importava nulla di essere respinto, accettava con filosofia i suoi fallimenti, ricominciando tutto da capo. Naturalmente, come da copione, era sposato.
Ciò che maggiormente colpiva di costui, e che lasciava interdetti, era il suo modo di camminare lungo le stradine del paese, sempre rasente i muri, come se stesse strisciando e fuggendo furtivo da chissà cosa. Aveva anche la strana abitudine di nascondersi dietro ai tronchi degli alberi, nel parco, per osservare le donne di passaggio. Sì, lo so, parlare di “nascondersi” è un’enormità, visto che un tronco d’albero non è certo un nascondiglio impenetrabile; non a caso, una volta lo vidi distintamente, appostato proprio dietro ad un tronco, tutto inchinato e con un piede in avanti, in posizione di scatto, mentre muoveva la testa da una parte e dall’altra per guardare una vecchia seduta su una panchina. In quel momento, mi pentii di non avere con me la macchina fotografica per immortalarlo.
Un giorno questo arzillo anziano trovò il modo di ingegnarsi ulteriormente. Mi trovavo beatamente seduta in un gazebo, nel parco: il cielo era limpidissimo, la pace assoluta e non si muoveva neppure una foglia intorno a me. Serena e tranquilla, avevo appena smesso di leggere un libro quando, non troppo lontano, vidi un cespuglio iniziare a muoversi e si udì un prolungato fruscio. Non soffiava un alito di vento, tutto intorno era immobile, tanto che la cosa mi sembrò anomala. Pensai che vi fosse un animale nascosto, quando, improvvisamente, dal cespuglio spuntò l’umarell di cui ho scritto qui sopra, con l’aria accigliata e i capelli spettinati. Aveva adocchiato un’anziana che passeggiava su un vialetto proprio sopra al luogo in cui mi trovavo, e si era appostato dietro al cespuglio per osservarne i movimenti.
Per chi non fosse emiliano, il termine “umarell” si riferisce ad un certo genere di pensionati over 60.





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