
Ogni anno, il 17 gennaio, a Modena c’è la fiera di Sant’Antonio, protettore degli animali. Il centro storico della città si riempie di bancarelle, provenienti da ogni parte d’Italia, che vendono ogni genere di prodotto. Una tradizione antica che ogni anno si rinnova, e alla quale tutti i modenesi partecipano con interesse, sentendosi quasi in “dovere” di acquistare qualcosa. Nessuno vorrebbe mai rientrare a casa a mani vuote.
Ma gli effetti della crisi economica si fanno sentire in maniera molto più incisiva di quanto si possa pensare. Io stessa me ne sono accorta visitando tutta la fiera (per me è comodo, abito proprio in centro storico), e sono rimasta molto colpita da quello che ho visto: poche le persone che hanno acquistato qualcosa, nonostante molti siano stati i visitatori, perché si tratta di una tradizione estremamente radicata, cui nessuno vuole rinunciare.
Ebbene, gli ambulanti facevano a gara per chiamare il pubblico a comprare e ad avvicinarsi, cosa mai accaduta prima. Molti potenziali acquirenti apparivano pieni di dubbi: avrebbero voluto comprare, ma poi ci ripensavano, si giustificavano, tergiversavano, si allontanavano imbarazzati, anche di fronte a prodotti del costo di 5-10 euro. E non sto esagerando, perché sono scene che ho visto ripetersi ad ogni bancarella. Anzi, alcuni ambulanti “storici”, sempre presenti in quest’occasione, hanno visibilmente ridotto la quantità di merce sui loro banchi.
Molti, poi, ne hanno discusso pubblicamente, io stessa ne ho sentiti tanti lamentarsi e sostenere di aver venduto così poco da non potersi pagare neppure le spese del viaggio. Ho visto alcuni di costoro parlarne persino con i vigili urbani, oggi impegnati sulle strade per garantire il corretto svolgimento della manifestazione.
Ma il momento peggiore è stato di pomeriggio, in corso Canal Chiaro, quando alcuni ambulanti hanno detto a mio padre di non aver venduto nulla, e di avere intenzione di andarsene subito, mentre la fiera termina per tradizione alle ore 20. C’è addirittura chi ha lasciato la città alle 17 del pomeriggio, fatto davvero inedito.
Questo trend negativo, per essere sinceri, è già iniziato da anni, solo che ora la crisi è diventata più visibile, e quasi nessuno riesce più a mascherare le proprie difficoltà. In genere, in provincia, e specialmente in queste province, si tende a nascondere certe situazioni, anzi, ci si vuole spesso presentare per ciò che non si è: a sentir parlare parecchi, sembra sempre che siano tutti benestanti, salvo poi osservare queste scene che ormai si ripetono da tempo, e che svelano l’amara realtà.
Del resto, si può affermare la stessa cosa dei negozi del centro, sempre più tristemente vuoti, persino a Natale. Anche al mercato che si svolge a Modena ogni lunedì mattina, capita di vedere la medesima scena: le volte in cui riesco ad andarci, sento gli ambulanti lamentarsi ad alta voce, e fare frequenti battute del tipo: “Siete tutti in bolletta”. Anche qui, iniziano a chiamare gli acquirenti pur di farli avvicinare alle bancarelle.
Queste esperienze quotidiane e concrete sono, a mio avviso, molto più significative delle sciocchezze riportate dai vari media, televisioni e giornali, perché consentono di vedere la vera realtà delle cose, spesso ben diversa dalle cifre e dalle statistiche dispensate al popolo con lo scopo di coprire l’amara verità.





E’ vero, non si può negare che siamo in un momento di crisi. Una volta si chiamava congiuntura, e non serviva neppure dire se negativa o positiva. Bastava qualla parola per esemplificare una situazione di disagio.
Ci sono sempre stati coloro che si sono lamentati ed anche tu riporti ” … ne ho sentiti tanti lamentarsi e sostenere di aver venduto così poco da non potersi pagare neppure le spese del viaggio… “.
Attenzione a non farsi prendere in giro da commercianti, albergatori, agricoltori e liberi professionisti in genere! Piangono sempre il morto tanto che le loro lacrime andrebbero bene per riportare i fiumi a livello normale, visto che non piove da tempo.
Si ricordano solo del periodo delle “vacche magre” e non dei tanti periodi in cui le vacche le hanno ingrassate anche troppo.
Non affliggerti per questi “signori”! Hanno già avuto!
Mi affliggo soprattutto per gli acquirenti, le cui difficoltà sono chiaramente visibili ogni giorno di più. E ieri la fiera era davvero un pianto: tante persone guardavano, avrebbero voluto comprare, ma poi o si allontanavano o iniziavano a tergiversare.
Poi questa è una scena che si ripete anche al mercato settimanale, come ho detto nel post, e accade da tempo.
Troppe spese, prezzi altissimi e che continuano ad aumentare, indebitamenti delle famiglie, stipendi e pensioni fermi o quasi. E’ una situazione triste.
“… prezzi altissimi …”
Rattristati per te che devi acquistare, non per i venditori che, per i prezzi altissimi, non vendono.
S.Antonio Abate viene chiamato, in Friuli, “Sant’Antoni dal purcit” perché era usanza, in questo giorno, ammazzare il maiale del quale, come si sa, non viene buttato via nulla.
E infatti sono triste per me e per quelli come me: siamo noi gli acquirenti di cui parlo.
In passato, nel giorno di Sant’Antonio, si facevano benedire i propri animali, come mi è stato raccontato da mio padre, e nelle stalle c’era l’immagine del Santo protettore.

Comunque, l’anno scorso ho visto su una rete televisiva locale una bella manifestazione fatta a Zocca sempre il 17 gennaio, in cui il sacerdote della locale parrocchia ha benedetto gli animali che i paesani hanno condotto con loro.
Bellissima scena, c’erano mucche, capre, pecore, cani, gatti, galline…
Un contadino ha portato con sé mucche e capre che ha chiamato con i cognomi dei politici: però, come lui stesso ha riferito a chi l’intervistava, non ha portato la mucca Bindi perché incinta.
Sergio,
sono intristito dai tuoi commenti.
Allora tutti i commercianti sono ladri?
Non fare di tutta l’erba un fascio altrimenti si potrebbe dire che tutti gli insegnanti sono degli scansafatiche.
Lasciamo le generalizzazioni a quelli che ancora vivono nel secolo scorso, quello delle ideologie e della lotta di classe.
Ti voglio solo dare un piccolo dato: nel comune dove abito, estremo nord Italia, 18.000 abitanti circa, zona mediamente ricca, il 31/12/2006 hanno chiuso 54 (cinquantaquattro) attività, alcune con una storia di generazioni. Pensi che fossero tutti ladri?
Ti assicuro che dopo l’avvento dell’euro i piccoli commercianti si sono trovati nella stessa situazione dei consumatori: subire i soprusi di istituzioni, fornitori e supermercati.
Ci sarebbe da fare un discorso lunghissimo e qui non è la sede ma ti assicuro che c’è gente che lavora in proprio che è onesta, paga le tasse e quando si lamenta è perchè non arriva alla fine del mese, proprio come tanti pensionati e dipendenti che la sinistra (che io ho votato come tantissimi altri imprenditori) è sempre pronta a difendere senza se e senza ma.
La verità è che, quando ci si trova in queste situazioni, a rimetterci sono sempre i piccoli e i medi, cioè i lavoratori dipendenti e i piccoli-medi imprenditori. In questo momento, si salvano i ricchi e i ladroni di vario genere, che sono trasversali.
Ammetto che ieri, nel vedere la fiera e gli ambulanti che se ne andavano tre ore prima, sono rimasta male, e ho avuto la percezione di un netto peggioramento per noi tutti. E poi è una catena, e adesso semplifico al massimo: se il lavoratore non arriva a fine mese, non compra e i piccoli-medi commercianti ne risentono e s’impoveriscono, fino anche a fallire.
Posso assicurare che a Modena molti negozi “storici” hanno chiuso, ed è tristissimo per tutti. Poi si nota anche un’atmosfera diversa nelle strade, sembra di trovarsi in agonia, se mi si concede l’espressione.
Per quanto riguarda gli ambulanti, bisogna ammettere che fanno una vita faticosa, e se non riescono a pagarsi nemmeno il viaggio, è un dramma!
x Cuca.
Io non ho detto che tutti i commercianti sono ladri!
Ho semplicemente alluso al fatto che “piangono sempre il morto”. Infatti se un anno hanno un minor guadagno, non parlano mai di “minor guadagno” rispetto all’anno precedente, ma di “perdita”.
Basta leggere sui giornali, ad esempio, le dichiarazioni degli albergatori di Venezia (ma penso sia così ovunque) ad inizio stagione: sono “pianti greci”! E questo magari perché c’è una lievissima flessione. Predicono catastrofi, licenziamenti di personale (saranno costretti). Poi arrivano i bilanci di fine stagione e, come prevedo sempre io, la statistiche dicono tutto il contrario.
Mi sa che questo non sia il “blog” adatto a questi commenti.
Dovrebbe essere, penso, qualcosa di più “soft”, di più personale e, perchè no?, di più poetico!
Sì, questo è ,nelle mie intenzioni, un blog personale e anche poetico. Oggi abbiamo deviato dalla retta via (eheheh!), ma niente di male, può succedere.

Ho in serbo tanta poesia, attendete con fiducia!
Sergio,
approfitto dello spazio che ci dà Romina per chiarire meglio il mio pensiero.
Si è vero non hai detto che i commercianti sono ladri.
Il tuo ragionamento mi è parso però basato su questa premessa:
Frasi del tipo “Si ricordano solo del periodo delle “vacche magre” e non dei tanti periodi in cui le vacche le hanno ingrassate anche troppo. Non affliggerti per questi “signori”! Hanno già avuto!” mi ricordano solo certe uscite di quei nostalgici manichei che concepiscono solo il ricco padrone ed il povero dipendente.
Al giorno d’oggi ci vuole un coraggio eroico a lavorare in proprio, bada bene che non mi lamento, constato solo la realtà. Le vacche grasse sono finite da tempo, almeno da 18 anni. Ti assicuro che aprire un negozio la mattina senza sapere quanto si lavorerà ma avendo bene in mente quanto uno Stato sprecone ed assistenzialista ti chiederà non è una bella esperienza. Non voglio dilungarmi eccessivamente ma in Italia l’efficienza della pubblica amministrazione con cui gli imprenditori hanno a che fare continuamente è a livello di terzo mondo: Namibia, Belize, Slovenia sono più avanti di noi.
Parlo per i piccoli commercianti e per le piccole aziende. Se poi sei a capo della FIAT o della Parmalat, allora sono d’accordo con te.
La realtà è che oramai le tute blu ed i piccoli imprenditori e commercianti sono sulla stessa barca ma ancora non ce ne siamo accorti grazie al megafono mediatico delle TV, dei sindacati e di certi partiti della sinistra che ancora credono di vivere in un mondo antecedente alla caduta del muro di Berlino.
PS Ovviamente le limitazioni della rete non consentono uno scambio di vedute completo, sarebbe proprio bello poterne parlare davanti ad un’”ombra” all’osteria
Sì, Cuca, hai ragione. Comunque questo blog è un “giardino virtuale” (il titolo non è stato scelto a caso), e quindi un luogo in cui lasciarsi andare a chiacchierare esattamente come si farebbe seduti su una panchina, circondati dal verde e dalla pace.
Certo, sarebbe meglio sedersi in un vero bel giardino, e non avere preoccupazioni o stanchezze di sorta, ma per ora ci accontentiamo.
Comunque qui si possono trattare tanti argomenti diversi, seri e scherzosi, e ci si può divertire un po’.